IL DUBBIO DI HAFTAR: A PALERMO, PERCHE’ NO E PERCHE’ IL SI’ HA PREVALSO

Haftar verrà o non verrà a Palermo per il summit sulla Libia?
Ci farà un dispetto, per far piacere a Macron? Oppure prevarrà il desiderio di fare passerella, magari senza avere Serraj tra i piedi?

Difficile scrivere alle ore 19 rischiando di essere smentiti alle 20, visto che le voci si susseguono a corrente alternata.
Vediamo uno scenario possibile, anzi una sceneggiata che si svolge su due palcoscenici in contemporanea.

Palcoscenico numero 1: la Conferenza. Haftar, uomo forte della Cirenaica a Bengasi, ha ancora qualcosa da far pagare a un’Italia che da tempo è la principale sostenitrice del suo antagonista di Tripoli Serraj. Ne consegue che uno schiaffone o uno schiaffetto a chi ha organizzato la CONFERENZA muore dalla voglia di darlo, facendo così un piacere a quel Macron impegnato a cantare la Marsigliese e a inneggiare ai “bataillons” di un futuro esercito europeo da lui capitanato, prima di capire che una mediazione con l’Italia è inevitabile. Ma non è per questo che la presenza di Haftar alla Conferenza appare più che dubbia. Al di là della ragione ufficiale, la presenza del Qatar, nota da tempo, va riconosciuto che, assentandosi , non dovrebbe concedere nulla a un avversario debole come Serraj, come gli toccherebbe fare partecipando ad un tavolo in cui si deve raggiungere un compromesso.

Palcoscenico numero 2: Palermo. Se il primo palcoscenico era la Conferenza , il secondo è senza dubbio PALERMO. Parrebbe che le due cose coincidessero e invece, probabilmente, no. Secondo chi lo conosce, Haftar non vuole e non può rinunciare ad apparire. Se così facesse perderebbe consensi tra i suoi alleati, come l’Egitto (al Sisi parteciperà) e la Russia (presenza di Medvedev nella prima giornata). E soprattutto, pure svuotando di contenuti l’incontro, gli mancherebbe l’occasione per rendersi manifesto al mondo intero. Dunque, Haftar a Palermo, ma non alla Conferenza. Come? Non in una foto di gruppo con l’antagonista di Tripoli ma, probabilmente, in un gruppo di lavoro a parte. O magari in una Conferenza stampa tutta per lui. O magari in videoconferenza: l’importante è partecipare.

L’Italia a sperare in un gesto di benevolenza, ad evitare che vada tutto a rotoli.
Tanto domani ci sarà il confronto a Bruxelles sul nostro Def e di grane da risolvere ne abbiamo già abbastanza.