POVERO DIAVOLO, CHE PENA MI FAI

DI BORIS SOLLAZZO

Ti ho amato, tanto. Ti ho odiato, per poco. Ti ho disprezzato, perché sei un meschinello incapace di prenderti una responsabilità, in campo come nel non riuscire nemmeno a parlare ai tuoi tifosi a cui avevi promesso altro. Oggi ti compatisco. Stasera ti ho voluto bene. Perché noi a Napoli lo abbiamo sempre saputo che eri solo il migliore dei giocatori normali. Che campione non eri, che con la palla al piede eri un fenomeno, ma con le palle, quelle palle sì, non sapevi proprio che farci. Sempre pronto a nasconderti quando il gioco si faceva duro, sempre incapace di trattenere quella paura, quella tremarella che ti prende quando il campione invece si prende il mondo addosso. Un giocatore non si giudica dai calci di rigore, ma dal coraggio, l’altruismo e la fantasia. Avevi l’ultima, qualche volta. Ma per il resto… noi lo sapevamo ed eravamo disposti a tenerti con noi, così piccolo e fragile. A perdonare la tua inadeguatezza: lo facciamo sempre con chi piange per noi e con noi, con chi urla con noi e per noi, con chi si batte il cuore tenendo la nostra maglia addosso. Vincere non è l’unica cosa che conta, l’unica è essere uomini per noi. E tu non lo sei. Te ne sei fuggito a fare il soprammobile, decisivo come Zaza e Morata e meno, molto meno di Mario Mandzukic.
E come a Udine oggi esci urlando isterico contro il sistema. Allora ti amai: la rabbia era di chi si rendeva conto di quanto noi sapevamo da sempre e sembrava pronto a ribellarsi. Sembrava la furia impotente di chi non ci stava. Ora mi fai pena perché sapevi bene cosa stava succedendo, lo hai vissuto, da complice. Ci hai pure vinto uno scudetto, in una partita così. E hai fatto il coniglio bagnato ingrato e isterico. Quello che sei.
E ti immagino, ora, nello spogliatoio di San Siro, sotto la doccia, a dirti che forse, se fossi rimasto con noi saresti entrato nella storia.
O che forse era meglio rimanere al River. Anzi no, in quegli stadi, in questi due superclassici uno come te si sarebbe letteralmente squagliato.
Gonzalo mio, un caro saluto. Senza rancore e con tanta compassione. E lo sai vero che Patrick Cutrone sfondava la rete da quel dischetto, vero?

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