PUTTANA: QUELLA PAROLA CHE SI PRONUNCIA TROPPO FACILMENTE

DI ANNA LISA MINUTILLO

E’ tornata a popolare discussioni, confronti, chiarimenti la parola PUTTANA, sdoganata dalla rete, ma soprattutto accreditata alla stampa. Uno sguardo qualcuno lo ha dato a cosa voglia in realtà dire fare la PUTTANA, magari per disperazione, dopo essere state irretite da “giri loschi” che promettevano una vita formato Eden, a chi nel suo paese faceva fatica e spesso non riusciva neanche a mettere insieme il pranzo con la cena. Si è pensato a cosa voglia dire restare ore in strada, esposte a mille pericoli, alla mercè di chi quella sera ti sceglie per trascorrere qualche ora di piacere a pagamento. Alcune di loro fissano le auto che sfilano, da cui spesso emergono profili di uomini irreprensibili, non sapendo se augurarsi che si fermino per garantire loro la “retta pagata”, per l’iscrizione al circolo della vita, oppure se sperare che passino oltre, senza lasciare traccia di questo macabro scenario.

Ognuna per come può, ognuna con le sue storie di vita e con le sue contraddizioni, ognuna con la speranza che “questo lavoro” possa terminare presto. Altre indossano la rassegnazione di chi ha dovuto arrendersi a qualcosa che non si augurava di trovare. Molte volte una fuga verso la libertà che le fa terminare dritte tra le braccia di chi sulla loro pelle specula, si arricchisce senza considerarle mai persone, donne, ma solo manichini da esporre per riempire tasche con denari sporchi. Cosa voglia dire dover ricorrere a prostituirsi non lo si può sapere, si può immaginare, si può cercare di comprendere ma, a meno che, non si tratti di una scelta personale, diventa davvero complicato darsi una spiegazione. Ciò che realmente non si comprende è il bisogno di questi “uomini”, che molto spesso ed anche volentieri, a quanto pare, si ritrovano a cercare sesso a pagamento, senza fermarsi mai a pensare a fidanzate che ripongono fiducia in loro, a mogli che li attendono a casa ignare di tutto, a figlie che potrebbero avere proprio la stessa età di quei “bocconcini” che tanto prediligono. Allora se la parola PUTTANA, tanto pronunciata in questi ultimi giorni ci porta a fare qualche considerazione in più, quasi dobbiamo essere grati a chi l’ ha paragonata al lavoro svolto dai giornalisti, almeno possiamo tornare a guardarli “questi uomini” che tanto giudicano, che tanto pensano di sapere, che tanto parlano fino a rimbambirci di trasparenza ed onestà ma che tanto deludono per gli atteggiamenti che continuano a tenere cercando di vivere ed elevandosi su troni di effimero potere che nessuno gli ha concesso. Ciò che stiamo lasciando da parte forse è proprio questo: il fatto che continui ad esistere una domanda e che il mondo dà loro un’offerta. E qui, mi dispiace cari ometti ma il primato lo detenete voi.

Eh si perché sebbene esistano anche donne che decidono di trascorrere qualche serata in compagnia di accompagnatori o gigolò ( la notate da voi la differenza oppure dovete leggere il labiale? ) già perché chi si accompagna alle donne non viene ritenuto un PUTTANO ma preceduto da titoli che nulla o poco hanno a che fare con qualcosa di negativo. Appaiono quasi elogiativi, i termini che racchiudono questi “servizi” svolti all’indirizzo femminile. Oltretutto vi è enorme differenza tra lo stile di vita condotto da cotanta beltà maschile e quello che “riservate” alle PUTTANE di turno. Sì, perché loro non li trovi in strada, al freddo, vittime di racket e giri discutibili, loro prestano la loro “opera caritatevole”, retribuita e molto bene, a loro vengono anche riservate laute cene nei migliori ristoranti delle città e camere d’albergo che vanno dalle 4 stelle lusso in su. A loro è consentito scegliere se concedere il “dopo cena” o meno. A volte ci scappano anche week-end in spa, oppure viaggetti in luoghi d’incanto, mica pizza e fichi.

Ma torniamo seri: potrà anche esserci del pregiudizio, nei riguardi maschili ritenendo che siano solo loro ad “usufruire” di persone, ciò che va detto però è che il fenomeno è molto più diffuso tra maschietti, e questo è innegabile. In Italia il giro di affari generato dalla prostituzione viaggia tra i 2 e i 7,5 miliardi di euro (dati Centro interuniversitario sulla criminalità transnazionale), con Lombardia e Lazio al vertice della classifica. Le donne sfruttate sono tra le 60mila e le 120mila. Questo per non dimenticare che quando si lasciano i soldi sul cuscino, generalmente, si preferisce non pensare a come quella ragazza sia finita a vendersi. La domanda della vita è: perché gli uomini fanno sesso a pagamento? Sono molteplici le motivazioni che spingono un marito/fidanzato/single ad andare con una prostituta. Facciamo una” bella ” carrellata esplicativa: «Perché con loro possono provare cose che le mogli e le fidanzate non concedono quasi mai, per non essere considerate delle put****» – «Perché una donna per eccitarsi ha bisogno di sensualità, amore, passione… Un uomo ha bisogno solo di sesso e di una donna attraente davanti. È la natura» «Perché molte donne sono inibite e hanno ancora riserve stupide su determinate pratiche e/o posizioni e fanno accrescere nei propri uomini complessi incredibili sulla liceità di certi desideri» «Perché la donna che paghi subito è quella che ti costa meno». Una carrellata di risposte che nascondono ( e neanche troppo bene) lo scarica barile delle responsabilità : sì perché a leggere bene,  in nessuno dei casi viene rilevata un’assunzione di responsabilità all’indirizzo femminile. Nessuno che si interroghi o che interroghi la propria compagna su ciò che non funziona più nel loro rapporto.

Nessuno che si rimbocchi le maniche per cercare insieme una complicità persa o per ravvivare un rapporto deteriorato dal tempo, dalle preoccupazioni, dalla vita stessa. Nessuno che ammetta: beh sì, forse è anche un po’ colpa mia che continuo a dare per scontata la presenza della mia compagna e quando ho del tempo libero preferisco investirlo in altre distrazioni. Moltissimi quindi si ritrovano a fare con le prostitute quello che con le mogli non oserebbero mai fare. Spesso, perché sono loro stessi a pensare che certe pratiche non siano “da signora” ( come se dall’altra parte quando mettono in pratica i loro desideri repressi non vi fosse comunque una donna ), o a vergognarsi per quello che desiderano. Molti però ricorrono alle professioniste per trasgressione, per non avere coinvolgimenti sentimentali, per avvertire il potere del denaro, per provare la sensazione di poter chiedere e comprare qualunque cosa, per sentirsi liberi e completamente disinibiti. Il desiderio per l’amore mercenario quindi non diventa più solo mancanza oggettiva di qualcosa all’interno di un rapporto di coppia ma spesso diventa un’evasione, una ricerca di affermazione di quell’io nascosto che emerge a pagamento. Ad esserne coinvolti quindi sono tutte le tipologie di maschio. Il bello e il brutto, il ricco e il povero, il colto e l’ignorante, il giovane e il vecchio. Nessuna donna quindi si senta al riparo dalle “corna a pagamento”.

E le donne cosa pensano ma soprattutto come vedono questi “uomini”? Per qualcuna sono solo dei poveracci che cercano un quarto d’ora di evasione con una ragazza che gratis non avrebbero mai, per altre non vi è rispetto per il genere femminile, una cosa squallida soprattutto se si pensa che favorire lo sfruttamento della prostituzione è un reato. Per altre ancora non è solo colpa del magnaccia ma anche del cliente che ci va.. Poi c’è chi mette in rilievo il fatto che le prostitute sono anche loro delle donne, che a sua volta saranno mamme, sorelle, cugine, zie e alcune anche nonne di qualcuno. ma vi è anche chi ritiene che si sentano molto soli, o che si sentano rifiutati dalle donne nella vita. Insomma, una bella lotta tra la visione indubbiamente più rivolta verso le cause e quella risolutiva e rapida di alcuni “uomini” che vogliono una soluzione rapida e indolore (ma non per le tasche) a cui dovrebbe, secondo questo modo di pensare porre rimedio la prostituta. L’alternativa sarebbe quella di cercare di conquistare una donna, ma c’è un doppio rischio: per l’uomo, che può andare (e spesso ci va) in bianco; e per la donna, che, se ingenua, si fa sedurre, sc..re (perdonatemi per la brutalità della parola) e abbandonare.

Stranissimo perché non sono proprio i maschietti a giudicare chi asseconda le loro esigenze per una sera delle prostitute? Si cerca l’evasione per una sera, e poi alla fine si arriva a diventare giudici ed arbitri quando ad optare per la stessa scelta sono le donne? Si parla tanto di mondo libero e di uguali diritti, quando poi basta così poco per restare ben ancorati a vecchi retaggi culturali? La grande guerra delle contraddizioni, non avrà mai fine, se si continuerà a ragionare in questo modo. Andare a prostitute per alcuni uomini è stata una cosa alla quale sono ricorsi in momenti di stress, di insicurezza virile o anche per un semplice sfogo o voglia di sperimentazione sessuale. Considerata quindi come una soluzione semplice e per niente impegnativa dal punto di vista sentimentale. Questo la rendeva molto appetibile come opzione. Il problema è che i momenti di stress, di insicurezza virile o voglie per un semplice sfogo ci sono stati anche successivamente, quando, dopo aver trovato una compagna, in modo indefesso hanno deciso di proseguire con questo “sport nazionalpopolare”. Mai un attimo di ravvedimento, mai dieci minuti per dialogare o per ritagliarsi qualche giorno con la propria compagna, mai la volontà di tornare a vivere serenamente la loro relazione di coppia.

E’ questo a creare scompiglio, questo e il fatto di dover fare ogni giorno i conti con una società che pensa di essere evoluta, preparata, colta e che pur di arrivare a soddisfare i propri istinti non tiene mai conto di chi e del perché si ritrova a vivere la squallida realtà della prostituzione. Non ci sono sensi di colpa per regali ed attenzioni che non sono più indirizzate alle loro compagne ma soldi spesi per effimere ore di sesso a pagamento, non c’è ritegno quando si usa un lessico da “scaricatore di porto” per raccontare agli amici delle loro performance avvenute, guarda caso con altre donne. Non dobbiamo dimenticare che ad utilizzare questi servizi sono uomini giovani, insospettabili e con una vita sessuale del tutto appagante, ma che forse non hanno ancora trovato il modo di appagare il loro cervello. Siamo partiti da una parola, e siamo arrivati a vedere come venga utilizzata male e senza alcuna cognizione di causa, questo perché, ciò che si affibbia ad altri appartiene prima di tutto a loro. Spieghiamo meglio: si diventa PUTTANE quando si scrive, quando si lascia chi non ti merita, quando si cerca solo di vivere ed in molti casi di sopravvivere, ma chi esprime questo concetto dimentica di essere schiavo di modi obsoleti di pensare, e di essere a sua volta PUTTANA perché si è messo a disposizione di un “capo”, di altri “colleghi”, di chi dovrebbe rappresentare e riesce solo a screditare, e forse mai come in questo contesto il modo di dire : ” chi lo dice, sa di esserlo” potrebbe calzare meglio..