SE ARRIVASSE LA DITTATURA LA SCAMBIEREMMO PER IL VOLERE DEL POPOLO

DI EMILIANO RUBBI

A Roma, una casalinga di 59 anni vede passare Salvini (in visita all’Università LUMSA) e lo fischia, urlandogli “buffone”.

Immediatamente viene raggiunta da quattro (QUATTRO) poliziotti in borghese che la immobilizzano, impedendole di portare le mani alla bocca per fischiare di nuovo, dopo averla fatta cadere a terra.

Al casello autostradale, sempre a Roma, i pullman dei partecipanti alla manifestazione di sabato pomeriggio vengono fermati e perquisiti.
Diversi striscioni contro Salvini vengono confiscati.

I giornalisti contrari al governo gialloverde vengono definiti “sciacalli” da Di Maio, “pennivendoli” e “puttane” da uno che, attualmente, viene pagato da un giornale per farsi spedire i suoi pensierini pre-adolescenziali dal Nicaragua.

Evidentemente, a molti di voi, tutto questo sembra normale, forse persino “giusto”.
Ed è quella la cosa spaventosa.
Se oggi dovesse prendere il potere una dittatura, la maggioranza degli italiani non se ne renderebbe neanche conto.
Non la riconoscerebbe neanche.

Anzi, molto probabilmente andrebbe in piazza ad applaudire, convinta che sia il “volere del popolo”.