IL GIUDICE CONFERMA IL LICENZIAMENTO: ”FU INSUBORDINAZIONE”

DI CLAUDIA SABA

Confermato il licenziamento di Marica Ricutti, la mamma lavoratrice licenziata, perché non rispettava i turni di lavoro.
Il giudice del lavoro del Tribunale di Milano, ha ritenuto “giusto” il provvedimento intrapreso dall’azienda nei suoi confronti.
La storia di Marica, 39 anni e una laurea in scienze e tecnologie alimentari, inizia il 21 novembre.
Marica, mamma separata, con due figli di cui uno disabile.
Nel 2000 viene assunta nello stabilimento Ikea di Corsico, a tempo indeterminato, con un contratto part time.
Gira vari reparti, accettando di buon grado tutti gli spostamenti che le venivano proposti dall’azienda e sempre disponibile ai turni di lavoro e agli orari. Nel 2015 si laurea.
Non era ancora sposata, ma aveva già i bambini quando le viene offerta la possibilità di entrare a lavorare nell’area food, come coordinatrice nel reparto bistrot- bottega.

Il suo contratto da part time diventa full time e senza alcun problema, svolge tutte le sue ore lavorative. Si organizza e gestisce al meglio il suo tempo, stare con i suoi figli e portarli a scuola ogni mattina.
Il più piccolo a terapia quando doveva e poi, al lavoro.
All’inizio, pur abitando a quaranta chilometri dallo stabilimento, nessun problema.
Fino a fine 2016, quando le viene appunto offerta, la possibilità di spostarsi nell’area ristorante.
In quel reparto uno dei turni in cui è divisa la giornata lavorativa, inizia alle 7 del mattino è così Marica comunica tempestivamente ai responsabili che per lei sarebbe stato impossibile rispettare quell’orario.
Prendere servizio alle 7 del mattino l’avrebbe costretta ad uscire un’ora prima di e prendere in orario i bambini all’uscita della scuola, sarebbe stato impossibile.
L’azienda la rassicura rendendosi disponibile a una maggiore flessibilità nei turni .
Cosi Marica, accetta.
Quelle rassicurazioni però, sono soltanto verbali. Infatti dopo alcuni mesi le viene proposto un nuovo prospetto nel quale le viene modificato il turno del martedì, giorno in cui il bambino più piccolo fa terapia.
A fine settembre insieme ai rappresentanti sindacali della Filcams Cgil, chiede un colloquio con il responsabile delle risorse umane.
Ma non ricevendo alcuna risposta, su consiglio dei sindacati, Marica torna ai vecchi turni.
Il 3 ottobre, con una lettera, l’azienda contesta la sua presenza al lavoro, in orari non concordati.

Il 13 novembre insieme al suo rappresentante sindacale, Marica incontra la responsabile delle risorse umane dello stabilimento.
Spiega di non voler essere privilegiata, rendersi disponibile a lavorare in tutti gli altri turni, ma non in quello delle 7.
Il 21 novembre riceve la lettera di licenziamento. Si rivolge al sindacato della Filcams Cgil, è lo impugna.
Ad aprile di quest’anno un primo pronunciamento da parte del tribunale è già favorevole all’azienda e così Marica si rivolge nuovamente al tribunale.
Ma anche la nuova sentenza va nella stessa direzione di quella precedente e che “i fatti disciplinarmente rilevanti e contestati dalla datrice di lavoro a Ricutti sono pienamente confermati e la difesa della ricorrente non ha introdotto ulteriori elementi per modificare il giudizio”, riconoscendo che Ikea ha agito in modo corretto e nel rispetto della legge.
La Cgil di Milano, attraverso il segretario della Filcams, Marco Beretta, fa sapere che ricorreranno in appello perché “convinti che il licenziamento sia un atto sproporzionato ed ingiusto”.