IN RICORDO DI VALERIA SOLESIN MORTA TRE ANNI FA NELL’INFERNO DEL BATACLAN

 

DI CLAUDIA PEPE

Ci sono dei momenti che rimangono indelebili nel nostro cuore, attimi interminabili in cui ti chiedi il perché della vita, della morte, degli istanti che ti hanno attraversato il destino. Ci sono visi, dei lampi dirompenti che non vorresti mai vivere, ma arrivano mentre ascolti un concerto al Bataclan a Parigi. Ci sono dei visi, dei sorrisi, ci sono degli occhi più dolci di lembi di mare che ti accarezzano nel tramonto, che li tieni nel cuore e li riponi nel tuo dolore
Tre anni fa, verso sera tutto si è interrotto, tutto è crollato nel teatro Bataclan di Parigi, dove furie assassine armate di odio e morte sono entrate e hanno spezzato oltre ogni desiderio, con un colpo di boia, il destino di 90 persone innocenti. Tra queste c’era Valeria Solesin. Una ragazza con il viso più bello del mondo, con un sorriso che emanava poesia, con lo sguardo che guardava l’ampio scenario della vita. Una ragazza che ogni volta che la guardo piango. Piango perché l’immenso che c’era in lei, traspariva nella soavità della sua serenità e spensieratezza. Nei suoi giochi con il suo futuro, con spiagge immense dove tuffarsi insieme ai suoi desideri, alle sue lune chiare come il suo volto, e una canzone che l’avvolgeva nel suo riemergere. I suoi falò e le sue poesie, i suoi fuochi di passione e i suoi canti dedicati all’alta marea. I suoi capelli incorniciavano un quadro dipinto da Dio e i suoi sguardi erano delicati come le farfalle che si posavano da fiore a fiore, lasciando i loro colori e la loro libertà.
Tre anni fa a 28 anni Valeria Solesin è morta unica vittima italiana, unica figlia di un’Italia che l’aveva fatta emigrare a Parigi per cercare quella fortuna che nel nostro Paese, molte volte è negata a giovani talentuosi e desiderosi di trasformarsi da ragazzi in uomini. Ma quel 13 novembre 2015, è sceso quel buio che rifuggivi perché amavi il sole, amavi la luce che rifletteva la tua dolcezza, il chiarore di un’aurora che illuminava i tuoi capelli. Quel giorno che doveva essere un giorno di festa con il tuo fidanzato, è diventato il giorno in cui mani armate da una morte stupida e assassina hanno coperto i tuoi occhi per mostrare al mondo come muore una ragazza che amava la vita. Che sperava in una vita, che adorava la vita. Veneravi la vita in tutti i suoi contorni, eri volontaria di Emergency e eri impegnata nel sociale per aiutare i clochard. Quelle anime che piacciono agli Dei, quegli Dei che mandano sulla terra anime figlie di una brezza mattutina per far conoscere cos’è una persona. Ma poi, improvvisamente la rivogliono perché una figlia di una stella, una figlia di un’alba che sfiora il mondo con la leggiadria di un’ode riferita all’assoluto, non può essere di questo mondo. Valeria Solesin è stata colpita da una delle prime raffiche sparate dai terroristi al Bataclan, mentre era assieme al fidanzato, Andrea Ravagnani, ed è morta tra le braccia del ragazzo che la proteggeva. Secondo quanto scritto dalla Tribuna di Treviso, Valeria è stata colpita da un unico proiettile di kalashnikov che le ha devastato parte del bel volto e l’ha fatta morire per dissanguamento. Un colpo che non è stato subito letale: la ragazza è morta lentamente mentre veniva stretta fra le braccia del fidanzato il quale, fingendosi morto, tentava di salvare, oltre a sé stesso, la sua ragazza. È stata una morte lenta, una morte che le avrà fatto riecheggiare le risate fatte pochi momenti prima, il viso dei suoi genitori, l’amore per quell’uomo che amava e l’ha difesa dalla morte fino all’ultimo suo respiro. Sei morta tra le braccia dell’uomo che ti avrebbe reso possibile l’impossibile, il sogno e la realtà. Il vostro tango d’amore non finirà mai, non finirà mai quell’intreccio di sensi e speranza, la delicatezza dei vostri sorrisi che guardano con l’innocenza delle anime pure il giorno che verrà, un divenire che vi è stato tolto, ma non finirà mai.
Valeria era laureata in sociologia e stava compiendo studi di ricerca presso l’università di Parigi “La Sorbona”. La sua mamma porta avanti il suo ricordo con una nobile missione: incentivare ogni giovane a lottare per inseguire i propri sogni, come aveva fatto Valeria, prima che quella follia omicida ce la portasse via. Dopo tre anni dalla tua morte Valeria, io madre e insegnante mi commuovo incontrando i tuoi occhi, le tue mani, la tua grandezza. Grazie Valeria di essere scesa tra noi per insegnarci come vola un angelo. Sto guardando dalla finestra, mi sembra ci sia una farfalla che si sia posata al riparo dei miei fiori.