MIGRAZIONE: UNIONE EUROPEA UNA FORTEZZA DI QUASI MILLE KILOMETRI DI MURI

DI CARLO PATRIGNANI

L’Europa, ancor meglio i 28 Stati membri dell’Unione europea e dell’Area Shengen sono una ormai in una possente Fortezza di quasi mille kilometri di muri costruiti per difendersi dall’invasione dei barbari e per evitare la migrazione degli sfollati in Europa, i naufraghi del pianeta.

Lo rivela il report, per European Altenatives, dell’International Institute (Tnt) – un istituto internazionale di ricerca e di advocacy impegnato, da quarant’anni, a costruire un mondo giusto, democratico e sostenibile – pubblicato dalla rivista inglese Red Pepper (https://www.redpepper.org.uk/european-union-building-walls-fear-and-securitization-in-the-european-union/) dal chiarissimo titolo costruire muri: paura e cartolarizzazione nell’Unione europea.

Viviamo, dunque, attorniati da quasi mille kilometri di muri: l’equivalente di oltre sei volte le Mura di Berlino. Ad essi vanno aggiunti i muri marittimi che sono ancora più lunghi; le operazioni navali di pattugliamento del Mediterraneo; i muri virtuali, ossia i sistemi di controllo delle frontiere che cercano di impedire alle persone di entrare o addirittura di viaggiare all’interno dell’Europa e, infine, per controllare i movimenti della popolazione.

Insomma, il Vecchio Continente, negli ultimi trent’anni da quando è entrato in vigore lo spazio di Shengen, si è trasformato in una Fortezza che – chiarisce il report – esclude le persone all’esterno e, nel processo, ha anche aumentato l’uso di tecnologie di sorveglianza e di tecnologie militarizzate che hanno implicazioni per i suoi cittadini all’interno delle mura.

La ricerca analizza quindi la portata della fortificazione e le idee su cui è stata costruita: che c’è dietro la costruzione dei quasi mille kilometri di muri? La paura del migrante sconosciuto e diverso per colore della pelle, degli occhi, cultura e abitudini.

Questa paura alimentata quotidianamente da partiti e movimenti populisti, a partire dalla tragedia dell’11 settembre, si è nel tempo saldata alla sicurezza, fino a considerare le migrazioni e i movimenti delle persone un pericolo, una minaccia alla sicurezza dello Stato e dello status quo: gli strumenti utizzati per affrontare il fenomeno? Militarismo, sorveglianza e controllo.

Questa tendenza alla fortificazione partita con Shengen nel 1985, è stata ulteriormente potenziata – evidenzia il report – con le successive strategie di sicurezza europea dopo il 2003, basate sul modello americano Homeland Security, che hanno trasformato la frontiera in un elemento che collega la sicurezza locale e globale e  di conseguenza, la politica estera e di sicurezza comune dell’Ue è diventata sempre più militarizzata e la migrazione è stata sempre più considerata una minaccia.

Inoltre la Fortezza Ue è stata anche ampliata, prosegue il report, da una politica di esternalizzazione della gestione delle frontiere verso paesi terzi [Turchia e Libia] in cui sono stati firmati accordi con i paesi vicini per aumentare il controllo delle frontiere e accettare i migranti espulsi. Il confine è stato così trasformato in un concetto geografico più grande e più ampio.

Un ruolo certamente importante hanno avuto i partiti e i movimenti populisti, in particolare di destra e destra estrema, abili a soffiare e alimentare quotidianamente la minaccia di Hannibal ad portas, del barbaro invasore, usurpatore di lavoro, di alloggio, di cibarie: ma se ciò è stato possibile, una dose ragguardevole di responsabilità l’hanno avuta le forze progressiste e di sinistra che si sono messe a inseguire non solo il neoliberismo ma le campagne devastanti delle destre invece di far muro con idee, pensieri, strategie mirate a governare un fenomeno oggi, diversamente dal passato, dovuto al colonialismo predatore delle multinazionali.

Le conclusioni del report non lasciano scampo: i muri mentali della paura sono inestricabilmente collegati ai muri fisici. Il razzismo e la xenofobia legittimano la violenza nell’area di confine Europa. Queste idee rafforzano l’immaginario collettivo di un  interno sicuro e di un fuori insicuro, risalendo al concetto medievale della fortezza.