IL CORAGGIO DELLE DONNE, LA VIOLENZA DEGLI UOMINI. E IL BISOGNO DI CAPIRSI

DI CLAUDIA PEPE

Fino a quando dovremmo ammirare una donna per il suo coraggio e la sua forza, solo quando fa vedere i segni che hanno devastato il suo corpo, la sua anima, da una violenza maschilista, che si traduce nella convinzione di una presunta superiorità dell’uomo sulla donna? Quante volte dovrò spiegare ai miei ragazzi che una delle condizioni più stressanti per l’essere umano è la gestione della propria impotenza. Gli uomini e le donne violente non riescono ad avere una risposta evoluta e costruttiva all’impotenza che provano quando sono rifiutati da chi credevano loro e rispondono con risposte istintive, arcaiche e distruttive per recuperare un senso di potere sulla realtà. Nella Scuola li vedi da subito i bulletti che pur di apparire vogliono la ragazza più bella, la più corteggiata. Li vedi che non provano nulla per lei e che vogliono solo essere considerati simboli di un vuoto che attecchisce nelle loro radici. Quegli stereotipi primitivi che marchiano la loro identità nei loro primi anni di vita. Quanti ragazzi e ragazze arrivano a Scuola portando lividi interiori procurati da maltrattamenti familiari, genitori alcolizzati, genitori piegati da una vita che non ha previsto sconti, condoni, e che riversano la loro miseria nella ferocia. Quella ferocia che fa esplodere l’impotenza in gesti contaminati dall’ignoranza, dall’arroganza del nulla. Devo far capire ai miei allievi che la violenza contro le donne è endemica, nei paesi industrializzati come in quelli in via di sviluppo. Le vittime e i loro aggressori appartengono a tutte le classi sociali o culturali, e a tutti i ceti economici. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, almeno una donna su cinque ha subito abusi fisici o sessuali da parte di un uomo nel corso della sua vita. E il rischio maggiore sono i familiari, mariti e padri, seguiti dagli amici: vicini di casa, conoscenti stretti e colleghi di lavoro o di studio. Voglio far conoscere che in molti paesi le ragazze giovani sono vittime di matrimoni coatti, matrimoni riparatori o costrette alla schiavitù sessuale, mentre altre vengono indotte alla prostituzione forzata e sono vittime di tratta. E’ necessario far conoscere che forme di violenza sono le mutilazioni genitali femminili o altri tipi di mutilazioni come in un recente passato le fasciature dei piedi, lo stiramento del seno, le morte a causa della dote, l’uso dell’acido per sfigurare, lo stupro di guerra ed etnico. È giusto far capire ai miei allievi che di fronte all’incapacità di gestire le proprie emozioni, non devono regredire in ambiti più familiari dove loro hanno vissuto anche chiudendo gli occhi, ma sentendo le urla, il fragore di mani che non trovavano visi, ma solo fantasmi mai affrontati, mai svelati, mai combattuti. Noi insegnanti dobbiamo amplificare le loro coscienze, far conoscere, devo far leggere quel genio di Goleman e la sua “L’intelligenza emotiva” per far riconoscere i propri sentimenti e quelli degli altri, motivare sé stessi e saper gestire positivamente le proprie emozioni, tanto interiormente, quanto nelle relazioni sociali. Ma in questa Scuola dove l’affettività non viene riconosciuta come competenza e capacità, rimangono solo pochi spazi per far capire che l’unica via d’uscita è sempre solo l’amore, quello consapevole, quel sentimento di alleanza che da valore all’esistenza. “Chi mi ha sfregiato voleva togliermi tutto, ma io non gliela darò vinta”, dicono le donne nella loro maestosa fierezza. Ma noi non dobbiamo vincere nulla e nemmeno sopravvivere alla follia che ci sta imprigionando. Ai miei studenti farò studiare che l’amore non può prevedere violenza psicologica, verbale e tantomeno fisico. Quello non è amore, non è affetto, non è nulla. Proprio quel nulla che ha cercato di saccheggiare l’immensità dagli occhi macchiati di sangue. Di noi donne