CASO DESIRÉE. NIENTE AGGRAVANTI PER MANCINI, SI RIMESCOLANO LE CARTE E LE RESPONSABILITÀ

DI CLAUDIA SABA

Marco Mancini resta in carcere ma cade l’aggravante di cessione di droga a minore.
Il pusher romano era stato arrestato nell’ambito delle indagini preliminari sulla morte di Desirée Mariottini, la giovane di Cisterna di Latina trovata senza vita nei giorni scorsi, in uno stabile abbandonato nel quartiere San Lorenzo a Roma.
Lo ha deciso il gip Maria Paola Tomaselli al termine dell’interrogatorio di convalida avvenuto ieri, nel carcere di Regina Coeli.
Mancini ha respinto ogni accusa negando la sua presenza nello stabile la notte in cui Desirée è morta.
Ieri, nel carcere di Foggia, è stato ascoltato anche Yusif Salia il ghanese fermato il 26 ottobre scorso a Borgo Mezzanone, in Puglia.
Salia avrebbe dichiarato di aver avuto con Desirée un rapporto consensuale il giorno prima del delitto e di non sapere che la ragazza avesse solo 16 anni.
Il Tribunale del Riesame si e’ invece riservato di decidere sull’istanza di scarcerazione del terzo arrestato, il senegalese Mamadou Gara accusato di omicidio, violenza sessuale e cessione di stupefacenti.
I giudici del tribunale della Libertà avevano già fatto cadere l’accusa di omicidio per gli altri due arrestati, il nigeriano Chima Alinno e il senegalese Brian Minteh.
Secondo gli investigatori sarebbero stati tutti consapevoli che la dose di droga ceduta a Desirée avrebbe potuto provocarne la morte.
Ma questa tesi non ha convinto i giudici del Riesame.
Per tutti gli indagati, cade quindi sia l’accusa di violenza sessuale che quella di gruppo e di omicidio volontario.
Restano le sole accuse di spaccio, cessione di stupefacenti e violenza sessuale ma non di gruppo perché Desirèe sarebbe stata abusata da uno alla volta.
Intanto nell’inchiesta è apparso un nuovo teste, sentito già in precedenza dagli investigatori.
Si tratta di un italiano di 53 anni che quella notte avrebbe provato a rianimare il corpo straziato di Desirée .
È palese che il tribunale del Riesame ha l’obbligo di fare chiarezza e che noi, molto probabilmente, non siamo ancora a conoscenza di tutti i particolari emersi sin qui dalle indagini.
Quello che invece sappiamo con certezza è che quella maledetta notte, a Via dei Lucani sono passati in tanti, ma nessuno si è sentito in dovere di salvare Desirèe.
Gli esami tossicologici effettuati sul suo corpo, rivelano che nelle ultime 12 ore Desirèe ha assunto metadone superiore alla norma, Diazepam, Oxazepam, Nordiazepam, eroina e morfina.
Un mix che non lascia scampo.
L’autopsia ha inoltre accertato che Desirée sarebbe stata violentata da più persone ripetutamente e che, al momento delle violenze non sarebbe stata cosciente. Nonostante ciò, almeno inizialmente, avrebbe provato anche a difendersi.
Ma è difficile per chiunque opporsi ad un abuso, soprattutto quando, questo, viene commesso da più uomini.
E Desirée non ce l’ha fatta a difendersi da sola.
Non l’ha difesa chi sapeva e non l’ha fatto chi alla sua richiesta di aiuto si è voltato dall’altra parte.
La decisione del Riesame di annullare l’accusa di omicidio volontario e stupro a carico di tutti gli indagati, lascia rabbia e sconcerto.
La Pm Maria Monteleone, che segue il caso sin dall’inizio, ha già depositato nuovi atti in procura per affermare la verità che per lei, sarebbe quella emersa dalle testimonianze, dalle analisi tossicologiche e dall’autopsia.
Perché Desirée merita verità e giustizia e noi adulti, le dobbiamo almeno questo.