CHE DIO LI AIUTI

DI ANGELA CAPONNETTO

Una tra i più piccoli aveva il vestito della festa, quelli che spesso le mamme mettono ai bimbi che mandano da soli sui barconi dei trafficanti. Loro per per fortuna sono arrivati in aereo: sono i primi 51 richiedenti asilo arrivati dal campo profughi dell’ Unhcr in Niger. I primi a scendere, i 19 minori e i bambini. Nazionalità: Eritrea, Etiopia, Sudan, Senegal e Camerun. Non tutti provengono da paesi considerati in guerra: ma provengono dalla Libia e già solo per questo provati da condizioni di vita da prigionieri di guerra. “Sono gli ultimi degli ultimi” dice Carlotta Sami di Unhcr che da anni raccoglie le storie di questa gente cercando di sopportare il peso di quel dolore .
Ad attenderli all’aeroporto di Pratica di Mare, il ministro dell’Interno. Dice che ora i migranti arriveranno tutti così: e io chiedo se chi non è riuscito ad arrivare così e sta facendo un buon percorso, qui in Italia non debba avere lo stesso diritto che ora rischia di perdere per effetto del decreto sicurezza da lui voluto. La risposta sto cercando ancora di capirla …
Ma il vulnus non è solo qui in Italia: se 51 sono salvi, accolti nelle strutture dell’associazione Papa Giovanni XXIII, nel campo di Niamey restano ancora 1.200 da ricollocare che i paesi europei non vogliono. Bloccando loro si bloccano anche i trasferimenti dei 5.000 (solo quelli registrati) ancora prigionieri, sotto stenti e torture, in Libia. UNHCR – che ne ha trasferiti in un anno 2.400 di cui 839 accolti in nord Europa – lancia un appello: aiutateci a trovare una collocazione oppure dalla Libia non si potrà poi far uscire nessuno. Di quelli non registrati? Che Dio li aiuti…