MAMMA A 62 ANNI: UN SALTO NEL VUOTO?

DI CLAUDIA PEPE

Diventare madre a 62 anni è un’esperienza assolutamente da rispettare e da non giudicare. Diventare madre a 62 anni vuol dire partorire, ma nello stesso tempo ri-partorirsi, ri-trovarsi, ri- inventarsi. Perché a 62 anni una donna anche se è attiva, giovanile, pronta a sfidare il mondo per assaporare la maternità sempre sognata, ma negata dalle circostanze della vita, è una sfida contro il tempo, contro una vecchiaia che avanza e una giovane vita che cresce. Una sfida che non è solo generazionale, ma soprattutto fatto di un’energia che poco alla volta viene a mancare. Il bisogno di avere un figlio è bellissimo, è fatto di desideri, di gioie, di sogni che si ripongono in quella felicità che solo le donne assaporano, gustano, sorseggiando momenti di felicità pura. Il bisogno di avere un figlio per certe donne, ha il senso dell’immortalità, della grandezza della vita. E hanno ragione. A 62 anni però, tu metti al mondo un figlio che ha bisogno di cure, di tutta la tua forza, del correre con lui al parco giochi, di trasmettergli la gioia della speranza. Bisogna ritrovare quella gioventù, l’ardore del coraggio, lo slancio di quegli anni dove nessuno ti faceva paura. Nessuno mai avrebbe posto ostacoli e difficoltà nella tua vita, nessuno mai avrebbe stroncato le tue passioni perché con un lancio nel vuoto li avresti sorpassati con la fantasia, con l’immaginazione e la creatività.
A Roma un’infermiera che evidentemente ha sofferto molto nella sua vita, ha voluto, nonostante tutto diventare madre. A 62 anni. La bimba è stata concepita con la fecondazione assistita in Albania, ed è nata ieri mattina nel reparto di Ostetricia del San Giovanni di Roma, dove la puerpera lavora come infermiera. Sul percorso che questa donna ha fatto per concepire la sua bimba non trapela nulla. “Una donna non è mai vecchia” stringendo a sé la piccola, otto ore di vita, che si è appena assopita dopo la poppata della sera. La neomamma ammette di dover ancora metabolizzare il «salto nel vuoto» che, a 62 anni, l’ha portata a diventare madre per la prima volta.” (Fonte La Repubblica) Una donna che è arrivata a 62 anni single deve aver affrontato molti problemi. Il lavoro di infermiera è uno dei lavori più massacranti che ci possano essere. Turni di giorno, notte, correre di continuo, il sorriso sempre stampato sulle labbra, dolcezza, straordinari per arrotondare uno stipendio da fame, assistere pazienti nelle ultime ore della loro vita e sorridere sempre. Questa donna aveva cercato di avere un figlio dalle sue relazioni, ma come in tutte le storie complicate c’è stata sempre per lei una frontiera invalicabile. Nessuno voleva un figlio da lei. Posso capire la delusione, la rabbia e la solitudine che si amplificavano nelle poche ore che nella sua casa rimaneva a guardare il suo passato, e non aver mai potuto stringere a sé qualcosa con il profumo dell’amore e della tenerezza. E adesso vicino a lei c’è una piccolina che dorme in una culla costruita con la giovinezza, con la freschezza di una giovane donna. Come dice il filosofo Galimberti: “Il tempo non esiste, il tempo è quello che siamo”. Questa donna è riuscita a tenere il fatto segreto a tutti, tranne a un nipote e alla sua mamma di 98 anni. E’ la mamme di 98 anni, che ha passato tutti i drammi di questo secolo, è stata naturalmente la più libera, la più emancipata. “Almeno quando io non ci sarò più non rimarrai da sola” le ha detto.

Ma come in tutte le cose belle ci sono tanti pro e tanti contro. Quando la sua piccola incomincerà la scuola lei avrà già 68 anni, gli acciacchi diverranno usuali, la torturerà la tristezza di avere dato una vita per lasciarla orfana dopo poco. Tutti i suoi pensieri, diverranno fantasmi che la tormenteranno la notte. La torturerà l’idea che la propria figlia possa diventare poco alla volta la sua badante, trascurando la gioia dei suoi anni, non avendo parenti, nonne, nulla. Lei dice: “L’importante è che io viva fino a quando lei compirà 18 anni. A quell’età i ragazzi hanno bisogno di costruirsi la loro vita… Oggi alcuni genitori tendono a essere iperprotettivi, soffocanti. Parola di una che a 13 anni, nella casa in campagna fuori Roma, già guidava la macchina e attraversava il fiume: Ma mio nonno mi raccomandava sempre di darmela a gambe se cominciava a ingrossarsi”. Marina non teme le difficoltà di crescere una figlia da madre single: non sono mai stata una grande risparmiatrice, se voglio lasciarle un piccolo capitale dovrò fare a meno di qualcosa e ridurre le spese”

Ora questa donna è ancora in ospedale ma quando si ritroverà da sola con la sua piccola vita, quando dovrà affrontare notti insonni, biberon, uscire, lavorare cosa farà questa figlia? Nella nuova vita che la aspetta si prepara ad affrontare anche un’altra prova, che ha il sapore della rivincita: “Al mio ex compagno, che ha già un figlio, non ho rivelato nulla… Ci frequentiamo ancora, quando andrò a trovarlo gli farò conoscere la piccola”. “Rimarrà senza parole, ma a quel punto sai che soddisfazione potergli dire: Tu un figlio con me non l’hai voluto? Beh, adesso arrangiati…”.

Un figlio non si fa per rivincita e nemmeno per orgoglio e neanche per solitudine. Prendere la decisione di avere un figlio è importante. È decidere di avere per sempre il tuo cuore in giro al di fuori del corpo. Un figlio ti cambia anche il ritmo del cuore e della vita. E ricordati, cara donna, che nessuno ha il diritto di metterti i piedi in testa.
Tranne tuo figlio nel tentativo di toccare le stelle. Ma tu in quel momento, devi esserci per supportarlo sulle tue spalle ed aiutarlo a sfiorarle.