TOSSICODIPENDENZA: UNA PIAGA SOCIALE SEMPRE PRESENTE E NEGLI ULTIMI ANNI IN CRESCITA

DI MARINA POMANTE

Venerdì 8 novembre al porto di Genova vengono sequestrati 270 chili di eroina pura,
nascosti in tre container provenienti dall’Iran da Bandar Abbas e diretti in Svizzera,
Francia, Belgio e Olanda. E questo è il più grosso sequestro di droga mai realizzato in
Italia dagli ultimi 20 anni.
L’operazione ha visto coinvolte oltre alla Polizia di Stato italiana e alla Direzione
Centrale dei Servizi Antidroga anche il personale internazionale dell’Agenzia delle
Dogane. Le indagini sono state disposte dalla Procura di Genova. In Olanda due turchi
sono stati arrestati nell’ambito dell’operazione.
La produzione della droga è probabilmente di origine afghana e poi dall’Afghanistan
spedita in Iran e infine arrivata in Italia.
L’eroina era nascosta in panetti disposti in un carico di 30 tonnellate di bentonite un
materiale argilloso destinato all’edilizia.

Il maxisequestro ha consentito di avere conferme non solo sugli itinerari della droga ma anche in
merito ai soggetti coinvolti. L’attività investigativa è iniziata oltre tre anni fa e
non ha mai registrato battute d’arresto. Tutto questo sottolinea il volume d’affari e
l’imponenza del sequestro e induce a valutare una frase dell’ultima inchiesta della
Direzione centrale servizi antidroga (Dcsa): “Crescono invertendo un trend decennale che
sembrava consolidato, le morti per overdose”. Nel 2017, complice verosimilmente
l’impennata nei consumi d’eroina, tornano a segnare un sensibile aumento (+9.7%)”.

Ormai è da molti anni che le tossicodipendenze fanno parte della nostra vita quotidiana.
Al di là dell’antitesi fra proibizionismo e antiproibizionismo, purtroppo anche nella
società i “tossici” sono parte integrante del panorama. Negli anni settanta c’è stata la
vera esplosione del consumo di droghe come eroina cocaina e droghe sintetiche, provocata
dall’inibizione al loro possesso o al commercio mentre l’allarme sociale è dato a fasi alterne.
Un consumo che si è proletarizzato e che ha sancito un cambiamento culturale radicale
che ha cambiato anche il modo di correlarsi in maniera superflua sull’uso di sostanze
psicotrope.

La tossicodipendenza è un fenomeno recente, perchè solo nell’ultimo paio di secoli si
sono create le giuste condizioni commerciali, tecnico-scientifiche, socioeconomiche e
culturali perchè anche se il numero di soggetti era limitato, l’assunzione stessa era
vista come un’esperienza edonistica tanto da creare una sorta di gratificazione
cerebrale orientandone il consumo in maniera compulsiva.
Le droghe come l’oppio, la morfina, la cocaina, l’etere, hanno sempre avuto un mercato
più elitario, costantemente ricercate e assunte da pochi hanno conosciuto una lenta e
progressiva repressione grazie a leggi via via più severe, la prima è del 1923.
Il loro uso, anche se non si può dire con certezza, ha avuto una crescita negli anni della
Grande guerra o in situazioni particolari come “l’impresa fiumana”.
Ma, in sostanza, si trattava di fenomeni pur sempre talmente nascosti e marginali da non
essere niente di paragonabile a quanto avvenuto decenni più tardi, con la scoperta
dell’eroina da parte di tanti, soprattutto giovani. Non che non ci fossero anche in
Italia forti interessi economici criminali legati al contrabbando di stupefacenti: in
particolare, l’Italia non è mai stata un luogo di produzione di stupefacenti, ma
sicuramente è stato un luogo di transito, specie verso il continente americano.
C’è stata una graduale scoperta, da parte delle autorità politiche e scientifiche, sulla
pericolosità (anzitutto sociale) delle droghe, per anni le sostanze come la morfina e
l’oppio sono state utilizzate senza nessuna cautela, come farmaci antidolorifici e
ansiolitici e soprattutto venivano somministrati anche ai bambini come tranquillanti. Il
morfinismo sicuramente più del cocainismo, è stato forse il primo che ha dimostrato
proprio la sua drammatica dipendenza.

La dipendenza dall’alcoolismo vede la sua ascesa in Italia, negli anni a cavallo fra
Ottocento e Novecento e dunque ben dopo che negli altri paesi europei. Sicuramente più
accessibile rispetto alle droghe, è diventato una vera emergenza sociale. L’alcoolismo
può essere considerato il risultato principale di fenomeni impetuosi come la prima
industrializzazione e l’urbanesimo. Addirittura il contrasto all’alcoolismo ha
incontrato molte più resistente, anzitutto per ragioni economiche, oltreché culturali,
rispetto a quello alle droghe. In Italia durante il fascismo si cercò di riportare gli
italiani verso una maggiore sobrietà, in nome della “difesa della stirpe” ma in realtà,
non ha mai davvero spinto per disincentivare l’uso degli alcolici. Quindi non è mai
stata presa seriamente in considerazione l’ipotesi del proibizionismo.

Non c’è una datazione certa dell’uso di sostanze che alterano lo stato psichico
dell’uomo, alcune popolazioni sono use masticare foglie di coca altre ancora arrivano
all’alterazione del proprio stato ingerendo funghi la cui tossicità ha caratteristiche
psicotrope. Esistono inoltre in natura varietà di piante in grado di produrre
allucinazioni alterazioni psichiche stati confusionali ma anche alterazioni benefiche
come ad esempio il Guaranà o il Ginseng, la stessa caffeina o la teina e naturalmente le
sostanze alcoliche agiscono a livello cerebrale in maniera più o meno importante a
seconda delle dosi assunte. Esistono poi le droghe ottenute dalla sintetizzazione in
laboratorio, presenti ad esempio sotto forma di acidi o pastiglie, ma anche in soluzioni
iniettabili o da assumere per aspirazione o disciolte sotto la lingua. Le droghe non
sono quindi circoscritte alle sostanze fumabili o iniettabili

Sostanze in grado di annullare la paura quasi fino all’incoscienza, di instillare un
senso di invulnerabilità, insomma di alterare la propria percezione, sono state
impiegate da sempre anche nelle guerre.

I soldati di Hitler fecero un largo uso di anfetamine. Il 14 maggio 1940, le truppe
dell’armata nazista conquistarono l’Olanda in soli quatro giorni. Fu determinante la
loro capacità di combattere senza fermarsi mai, nemmeno per dormire. In un saggio “Der
totale Rausch” (La totale euforia) di Norman Ohler, si racconta che questa resistenza
sarebbe stata garantita dal Pervitin, un “farmaco militarmente prezioso” usato
regolarmente dal generale Rommel e dallo stesso Hitler. La pillola dopante era stata
prodotta nel 1937 dal medico Fritz Hauschild, rimasto colpito dagli straordinari effetti
delle benzedrine sugli atleti americani che avevano partecipato alle Olimpiadi di
Berlino nel 1936. All’inizio della Seconda Guerra Mondiale veniva distribuita ai soldati
dai medici militari. Secondo Der Spiegel, più di 35 milioni di dosi di Pervitin da 3
milligrammi furono confezionate per le forze di terra e aeree tedesche tra l’aprile e il
luglio 1940. Per i loro uso massiccio sui tank tedeschi e austriaci le tavolette di
Pervitin furono soprannominate Panzerschokolade, “cioccolato per carri armati”.

Di metanfetamine anche l’esercito giapponese tra il 1939 e il 1945,  fece abuso e i
soldati ne pagarono con il tempo le conseguenze.

Nella guerra in Vietnam verrà usata una sostanza, un allucinogeno LSD-25, (acido
lizergico dietilammide) come arma “non letale” per incapacitare il nemico.
Una documentazione accerta che ci fu un esperimento nominato “Moneybags Trial”, a Porton
nel novembre del 1964 dalle forze armate britanniche.
Con questo esperimento si dimostrò che si sarebbe potuto agire facilmente nella cattura
di intere unità nemiche incapaci di reagire, inquinando le riserve d’acqua di una
guarnigione o rilasciando nell’aria sostanze omologhe.

Anche la Cia condusse esperimenti simili negli interrogatori delle spie.

Tutti gli esperimenti con armi psicochimiche furono interrotti nel ’73 per le polemiche
sollevate per la loro sperimentazione.

Il 20% dei militari che tra il ’65 e il ’67 furono impegnati nel conflitto del Vietnam,
arrivarono alla dipendenza. nel 2001 in Afghanistan, produttore del 90% del papavero da
oppio nel mondo, i soldati americani potevano reperire una dose giornaliera per meno di
un dollaro.

Invece i terroristi dell’Isis usano il Captagon quando devono compiere una strage. La
“droga della Jihad” come è stata soprannominata, è un cloridrato di fenetillina, un
composto di anfetamina e altre sostanze stimolanti da decenni diffuso nei Paesi del
Golfo, e ora diffusosi in modo capillare tra chi combatte la “Guerra Santa”.
Gli effetti del Captagon sono: perdita di giudizio, resistenza alla fatica, euforia e
abbandono di ogni inibizione. Inoltre tra gli effetti delle pasticche, vendute dai 5 ai
20 dollari a dose c’è l’inibizione alla fame e al sonno, chi le assume può non mangiare
o dormire per giorni, ed è pervaso da un senso di onnipotenza che fa sentire
invincibili. Siringhe con tracce di Captagon (si può anche iniettare) sono state trovate
nella casa di uno degli attentatori di Parigi e la stessa droga era nel sangue di uno
dei terroristi di Sousse, Tunisia. L’intreccio tra guerre e droghe è un’associazione
ricorsa più volte negli anni bui dell’ultimo secolo.

Il fenomeno della tossidipedenza negli ultimi anni è in aumento. Dai dati raccolti da
geoverdose.it, un progetto della Società italiana tossicodipendenze, ci sono stati
centoquarantotto morti per overdose nel 2017 mentre già per il 2018 i morti sono
arrivati a centotrentotto ai primi giorni di novembre. Questa piaga sociale non sembra
voglia fermarsi. negli ultimi tre anni c’è stato un aumento e si presuppone vada in
crescita ancora. Scene di tossicodipendenti che muoiono per strada stanno di nuovo
tornando nelle metropoli italiane, il 134esimo, dieci giorni fa accasciato a terra nella
stazione di Milano, un italiano di 43 anni. Sembrava quasi persa la memoria di scene del
genere, quasi come ferme in un’istantanea vecchia patinata dal fare del tempo, invece
tra le pieghe della nostra società nei meandri nascosti e bui dove tutto sembra lecito e
paradossale, dove tutto sembra senza alternativa ancora si muore di droga. A perdere la
vita il 3 ottobre una ragazza di 16 anni a Udine anche lei accasciata a terra nella
stazione, il suo nome Alice Bros. Da lei,  quasi come uno stop,  si deve compiere un
progetto che risvegli le coscienze di queste giovani vittime, sempre più
lasciati soli, senza ideologie e senza una conoscenza storica che possa aiutarli a
comprendere l’uso devastante che negli anni ottanta e novanta ha provocato l’uso di
sostanze psicotrope.
Il rischio che oggi si corre è sicuramente più alto, gli oppiodi sintetici sono duecento
volte più potenti dell’eroina.
Negli Stati Uniti queste sostanze provocano 30 mila morti l’anno. A Mestre, nel 2017,
con sostanze sintetiche i pusher nigeriani hanno fatto una strage. È questa la nuova
geopolitica dell’eroina: che rischia di uccidere una nuova generazione.

Turchi e albanesi spacciano e fanno arrivare la droga dalla rotta balcanica. La storia
dell’eroina in Europa passa da quella direttrice.
Per anni un carabiniere di Milano ha indagato sui trafficanti dall’est e ha raccontato
che negli anni ’80 e ’90 i carichi arrivavano tutti su gomma e i camion avevano la targa
che iniziava per 39 cioè provenienti da Instambul. Un chilo di eroina costava 90 milioni
di lire ed era purissima. C’era la ‘ndragheta a controllare tutto e ogni tanto spariva
qualche camionista e tenevano il carico, il carabiniere racconta che loro sequestravano
panetti avvolti in giornali albanesi e si supponeva che in quella catena logistica fosse
entrata una nuova mafia.
E prosegue: “Gli albanesi cominciarono a “smezzare” e portare in Italia eroina già
tagliata al 50%. Chi invece cercava la qualità superiore andava a comprare direttamente
dai turchi in Germania”.

Ancora oggi la struttura è intatta i traffici ancora funzionano così. In Italia i
grossisti sono soprattutto albanesi. Non vendono a grammo ma, vendono a chili. Al Sud
con i gruppi di camorra e con la criminalità pugliese hanno accordi fissi e ben
prestabiliti. L’operazione della Finanza denominata “smoke snake” ha stroncato nel 2017
un traffico di “kobret” uno scarto dell’eroina, nell’hinterland napoletano.
Al centro e nord Italia invece i fornitori delle piazze di spaccio, gestite

prevalentemente da marocchini, sono gli albanesi. A Rogoreto, uno dei maggiori punti di
spaccio d’eroina, i carabinieri di Milano e Monza negli ultimi mesi hanno intercettato e
sgominato due canali di fornitura albanese.

Nello scorso febbraio la polizia ha scoperto un laboratorio in un appartamento di
Ravenna dove un gruppo di albanesi era dedito al taglio e all’impacchettamento della
sostanza. Nell’operazione sono stati sequestrati quasi 50kg di eroina.

Secondo una stima delle Nazioni Unite del 2016 la produzione globale di oppio ha
registrato un aumento del 30% arrivando a sfiorare le 6500 tonnellate, da cui sarebbero
state ricavate circa 450 tonnellate di eroina. Il maggiore trafficante turco rifornisce
gli albanesi, ma li aggira via mare, ecco perchè il porto di Bandar Abbas, in Iran,
diventa oggi lo snodo cruciale.

I rifornimenti alimentano le piazze e gli spacciatori sono per lo più di nazionalità
straniera.

L’eroina sintetica è tagliata con un oppioide sintetico che ne aumenta la potenza.
La Dcsa richiede un approfondimento per la valutazione dell’aumento di morti per
overdose e si interroga se un ruolo determinate possa essere stato il taglio dell’eroina
con sostanze sintetiche come il famigerato fentanil. Al mercato nero cinese un chilo di
fentanil costa 5000 dollari. La sostanza è più potente della morfina di almeno 250
volte.
Sicuramente tagliare l’eroina con oppioidi sintetici fa incrementare molto i guadagni
dei trafficanti ma il rischio che si deve mettere in conto è la morte del consumatore.