SECONDA PARTE. TUTTI I MISTERI DEL CASO KHASHOGGI

DI GUIDO  OLIMPIO

La procura saudita ha diffuso i risultati della sua inchiesta sul mistero Khashoggi ed ha indicato i presunti colpevoli: 11 persone incriminate, richiesta di pena di morte per 5. Responsabili il vice capo dell’intelligence, Ahmed al Assiri, e il consigliere per i media Saud al Qahtani. Scagionato il principe Mohammed bin Salman, anche se i due alti funzionari sono stati sempre stati i suoi uomini di fiducia.
La ricostruzione indica le tappe. Il 29 settembre si svolge la riunione per preparare la missione e selezionare un team di 15 elementi divisi in tre nuclei: negoziatori, intelligence e logistica. Del gruppo fa parte anche un medico legale che deve occuparsi di far sparire eventuali tracce se sarà necessario usare la forza. L’ordine per gli agenti è di convincere Jamal Khashoggi a rientrare in patria, se si oppone dovranno immobilizzarlo e portarlo via. Tutto si svolge con contatti diretti di al Assiri, al Qahtani e dell’ufficiale che dovrà guidare la missione.
Il 2 ottobre il giornalista oppositore entra nel consolato di Istanbul ed è affrontato dagli uomini dei servizi. Il colloquio degenera, c’è una colluttazione, la vittima è drogata in modo pesante e muore. Sono cinque – sostiene la procura – i responsabili dell’omicidio, tutti identificati. Il cadavere di Jamal è fatto a pezzi, quindi consegnato ad un complice locale, del quale Riad è pronta a fornire un identikit. Uno degli agenti indossa abiti identici all’esule ed esce per far credere che Khashoggi si sia allontanato di sua volontà. A Riad viene inviato un falso rapporto per sostenere proprio questa tesi. Le autorità giudiziarie aggiungono che le telecamere all’interno della sede diplomatica sono state manipolate per proteggere l’azione.
E’ chiaro il tentativo del regno di ribadire la versione – peraltro cambiata più volte – che il delitto è da attribuire a funzionari che hanno disobbedito alle disposizioni. Elementi che hanno diffuso un report che avrebbe ingannato Riad. Tesi difensiva poco credibile visti i ben noti legami tra il principe Mohammed e molti dei protagonisti dell’inchiesta: al Assiri, al Qahtani e uno degli “operatori”, apparso spesso al fianco del leader durante le visite all’estero. Per molti analisti il trio ha rappresentato in questi mesi una cellula riservata per contrastare oppositori e critici. Ora sarà interessante vedere la reazione turca. Ankara ha invocato un’indagine internazionale e continua chiedere dove siano stati nascosti i resti del giornalista.
Guido Olimpio