NESSUNO HA UCCISO MAGHERINI. ASSOLTI IN CASSAZIONE I TRE CARABINIERI

DI CLAUDIA PEPE

 

Riccardo ti hanno detto che la tua morte non costituisce reato. Con questa formula la quarta sezione penale della Cassazione ha assolto i tre carabinieri accusati di omicidio colposo per la morte di Riccardo Magherini, avvenuta il 3 marzo 2014, dopo l’arresto in una strada del quartiere di San Frediano, a Firenze.

La decisione è arrivata nella tarda serata di giovedì 15 novembre. Il collegio ha disposto l’annullamento senza rinvio della sentenza d’appello. In primo e secondo grado i tre carabinieri che lo avevano immobilizzato e ammanettato mentre percorreva in preda a un delirio, sotto effetto della cocaina, una strada del centro storico, erano stati condannati per omicidio colposo per non averlo sollevato e messo in posizione eretta quando aveva smesso di agitarsi e di invocare aiuto.
Adesso Riccardo per il mondo sei morto cadendo dalle scale.

Quanti giovani sono morti di freddo come Federico Aldrovandi, Stefano Cucchi e chissà quanti altri. Ma tu Riccardo avevi urlato che stavi morendo, poi come una tempesta che smette per pochi minuti e dopo poco apre le finestre e il cielo sbraita i suoi fulmini, il tuo cuore ha detto addio alla tua speranza.

Tesoro mio tu imploravi mentre ti stavano mettendo le manette e ti tenevano prono. Come se tu in quelle condizioni potessi essere un criminale di bassa lega, un ladro. Imploravi: “Sto morendo”. Nessuno ha dato ascolto al tuo atto di dolore, alla tua preghiera umana, al tuo ultimo sussurro alle anime cieche e sorde che popolano questo mondo così impopolare, così inumano che con una spallata ti fa cadere dalle scale, ammanettato colpito da calci ripetuti riferiti da 14 testimoni. Ti hanno procurato una lesione al fegato.

Ma la tua morte non costituisce reato. Ma se non ti avessero tenuto prono meraviglioso amore mio, avresti avuto qualche possibilità di rimanere vivo. Invece inspiegabilmente sei morto di freddo, o caduto dalle scale, o semplicemente trattato come la feccia di una società che non allarga i suoi occhi e non porge le mani a chi la morte la interpreta da vivo. Tu assumevi droga, eri un brutto momento, ma cosa c’era dietro alla tua vita? Parlare al tuo cuore ora morto per desolazione e per afflizione, darebbe tante risposte.

La tua anima deve essere stata leggera come la pioggia autunnale che ti bagna la faccia e si confonde con il respiro. Un respiro che andava oltre le stelle ed il cielo, lo sguardo che andava a confondersi con le grandi cime, il sorriso fragile di una persona che sa che sta morendo, ma tenta l’ultima volta. Vorrei parlare al tuo cuore, vorrei illuminarti, vorrei raccontarti una musica, vorrei spezzarti le catene, vorrei raccogliere le tue parole e diventare la poesia che tu sei stato e mai capito.

La tua morte Riccardo non è reato, ma se tu figlio mio eri per terra stremato dall’amarezza della vita, perché quelle manette, perché quei calci, perché quella cattiveria che si è abbandonata sulla tua anima? Hanno detto che i colpi e i calci contestati non hanno avuto rilevanza nella tua morte. Come se una morte si potesse trattare in una notte di stelle cadenti e una supplica, un appello per la tua vita. Quelle persone hanno ritenuto che era necessario bloccarti perché eri un sognatore che viveva di memoria e di futuri che ti sfuggivano attimo per attimo. Ma anima bella, esiste un video terribile che documenta la tua morte. Eri stretto al suolo mentre urlavi invano chiedendo aiuto. La tua mamma e papà daranno la loro vita, i loro beni per dimostrare che non sei caduto dalle scale, o che sei morto dal freddo, o per stress.

Daranno la loro vita per te, perché tu l’hai restituita a loro. Hai restituito come in un diario mai scritto quegli inverni che facevano così male, e quelle estati avvinghiato a stelle cadenti a cui cantavi i tuoi desideri.

Le stelle non brillano se non sono stelle anche loro diceva qualcuno, e ora, tu sei un astro che ci apostrofa con tutti gli arcobaleni che conservavi nel tuo cuore morti in una serata dove faceva troppo freddo.