NETFLIX E LE SALE. QUESTO MATRIMONIO NON S’HA DA FARE. O SÌ?

DI COSTANZA OGNIBENI

E anche stavolta si torna a discuterne: distribuzione parallela Netflix-sala sì, distribuzione parallela no. È su questa polemica che il ministro dei beni culturali Alberto Bonisoli si è da poco pronunciato con un videomessaggio inviato alla presentazione della ricerca Agis/Iulm: «Mi accingo a firmare oggi il decreto per regolare le finestre in base a cui i film dovranno essere prima distribuiti nelle sale e dopo di questo su tutte le piattaforme. Penso sia importante assicurare che chi gestisce una sala sia tranquillo nel poter programmare film senza che questi siano disponibili in contemporanea su altre piattaforme, per poter sfruttare appieno l’investimento che serve per migliorare le sale e renderle sempre e più in grado di dare un’esperienza unica».
Finestre di 105 giorni, per la precisione, che si riducono a 10 nel caso delle cosiddette proiezioni-evento, o “speciali” che dir si voglia, ovvero quegli spettacoli che vengono trasmessi in sala per soli tre giorni, dal martedì al giovedì. Niente più proiezioni in contemporanea, dunque, pena l’esclusione dai finanziamenti che la legge riconosce ai film italiani.
Un dibattito emerso lo scorso Agosto in Italia, quando la Mostra del Cinema di Venezia aveva presentato ben tre film targati Netflix, piegandosi alla volontà del gigante digitale, ovvero che le pellicole venissero proiettate al Festival e in contemporanea sulla piattaforma. Un dibattito emerso in quei mesi in Italia, ma che ha avuto origine in tempi non sospetti a Cannes quando, per lo stesso motivo, gli organizzatori d’Oltralpe, contrariamente ai “cugini italiani”, avevano eliminato dalla loro selezione i film prodotti dalla piattaforma statunitense. O meglio, avevano deciso che sarebbe stata applicata, in ogni caso, la legge che impone una finestra di ben tre anni tra la proiezione in sala e l’home video. Tempi molto più lunghi dei nostri, c’è da riconoscerlo, e soprattutto per uno spettro di film molto più ampio, poiché la norma è destinata non solo ai film nazionali ma a tutti i film in uscita.
Verrebbe da chiedersi, a questo punto, se effettivamente, grazie a una legge così blindata, le sale francesi pullulino di più di quelle italiane. E se così non fosse, bisognerebbe chiamare al cospetto i market analysts, che con una breve disamina delle tendenze del mercato saprebbero spiegarci dove vanno i gusti della gente, perché scelgono la sala – quando la scelgono – al posto dell’on demand e cosa rappresenta per loro l’andare al cinema. Finalizzata esclusivamente alla proiezione-fruizione del film, la sala, all’interno di questa analisi si presenta non solo come un mezzo di accesso a contenuti, ma come un vero e proprio luogo di condivisione, anche per il semplice fatto di avere vicino dei perfetti sconosciuti che in quel momento stanno vivendo le tue stesse emozioni. C’è la comodità della poltrona, c’è un sonoro certamente migliore di quello della propria televisione, ma c’è soprattutto quel senso di aggregazione che anche la miglior piattaforma non saprà mai dare.
Esiste, dunque, un futuro nel quale vedremo Netflix e i cinema in stretta collaborazione anziché in conflitto? Alla luce del decreto appena firmato non sembrerebbe, anche se il successo del film su Cucchi, proiettato parallelamente in sala e su Netflix, avrebbe dovuto far credere tutto il contrario.