NON È STUPRO SE LEI INDOSSAVA IL TANGA

DI CLAUDIA SABA

Accade in Irlanda.
Un uomo di 27 anni violenta una ragazza di 17 e durante l’atto “memorizza” il tanga da lei indossato in quel momento.
Sarà proprio su quel tanga che la difesa imbastirà tutto l’impianto difensivo.
La giovane “se l’è cercata” perché a suo dire, quando ha incontrato l’aggressore indossava un tanga di pizzo.
La notizia ha fatto subito il giro del web scatenando ogni sorta di polemiche.
Questa ragazza di soli 17 anni, non solo è stata stuprata, mostrato le mitiche mutande di pizzo al processo ma ha anche dovuto subire l’onta di vedere assolto il suo stupratore.
E così dopo il dolore, la ferita ancora aperta, la vergogna e il trauma di un atto così vile nei suoi confronti, la giovane donna torna di nuovo alla sua vita. Da perdente.
Sconfitta dopo aver trovato il coraggio di denunciare. Non è facile comprendere quanto coraggio occorra a una donna per denunciare.
È spogliare la propria anima, riporla tra le mani di un giudice e demandare a lui la certezza di una pena giusta che possa in parte ricoprirla.
Ma spesso, troppo spesso questo non accade. E allora succede che qualcuno, in questo caso la deputata Ruth Coppinger, faccia sua la battaglia e arrivi fino in Parlamento.
La deputata porta con se’ il tanga e lo mostra in aula per denunciare “la routine che incolpa le vittime”, quando il reato riguarda le donne molestate e abusate.
L’assoluzione del presunto stupratore risale al 6 novembre.
Il Centro di Dublino contro le violenze sulle donne pur non essendo intervenuta nel merito della sentenza, ha chiesto una riforma di tutto il sistema giuridico che ancora oggi, usa un certo tipo di pregiudizio contro le donne.
Con l’hashtag #ThisIsNotConsent, le irlandesi hanno postato sui social fotografie del loro abbigliamento intimo, di ogni tipo di forma e colore per protestare contro la superficialità e la mancanza di giustizia verso le donne.
Proteste che sono poi sfociate nelle piazze irlandesi.
A Cork, dove si è svolto il processo, 200 persone hanno marciato fino all’ingresso del tribunale e lanciato mutandine sulla scalinata.
La violenza contro le donne continua.
Non ha mai smesso di esistere, in realtà.

Può diventare violenza un gesto, un pensiero, una parola. Un giudizio se, quando una donna denuncia, si continua a processare la sua credibilità.