SE LA SINISTRA RINASCERA’ AVRA’ I NOMI DI YANIS, JEREMY E BERNIE

DI CARLO PATRIGNANI

Se la sinistra rinascerà dalle ceneri di un centro-sinistra colluso e sottomesso all’ideologia neoliberista dominante del capitalismo finanziario, avrà i nomi di Yanis Varoufakis, Jeremy Corbyn e Bernie Sanders il cui progetto di una International Progressive (Internazionale Progressista) punta a contrapporsi alla International Nationalist (Internazionale Nazionalista), al nuovo asse autoritario globale il cui Commender-Chief è il presidente Usa, Donald Trump.

Progetto certamente ambizioso, utopico, complicato, difficilissimo, ma potenzialmente in grado quanto meno di poter contrastare l’implementazione del nuovo asse autoriatario globale: come sosteneva la sociologa inglese Barbara Wootton: è dai campioni dell’impossibile piuttosto che dagli schiavi del possibile che l’evoluzione trae la sua forza creativa.

La sfida culturale e politica in atto è dunque una sfida globale e, come tale, non può essere circoscritta ad un paese o a una nazione: dovrebbe essere chiaro che Donald Trump e il movimento di destra che lo sostiene – ha lucidamente spiegato Sanders, che con il movimento Our revolution ha riportato in auge negli Usa la parola socialismo un tempo considerata una bestemmia – non è un fenomeno unico negli Stati Uniti. In tutto il mondo, in Europa, in Russia, in Medio Oriente, in Asia e altrove, stiamo vedendo movimenti guidati da demagoghi che sfruttano paure, pregiudizi e lamentele della gente allo scopo di raggiungere e di mantenere il potere.

A winning combination – la combinazione vincente ha, così, i nomi dei riformatori Yanis, Jeremy, Bernie, il cui trait d’union, non è il ritorno a un passato fallito, il centro-sinistra adottato dalle sinistre riformiste, la terza via blairiana, a partire dai primi anni Duemila fino alla recente débâcle che ha segnato il trionfo ovunque di partiti e/o movimenti populisti di destra, sovranisti, xenofobi, euroscettici che ipotizzano la fine, la disintegrazione dell’Unione europea, quanto l’utopia di un nuovo Socialismo democratico del XXI°, anticapitalista, libertario, partecipativo, aperto al riconoscimento e all’integrazione dei naufraghi del pianeta.

Penso che i partiti di sinistra che propongono un’alternativa coerente contro l’austerità otterranno un sostegno enorme, ha messo in chiaro Corbyn la cui idea per l’Europa è quella di un’Europa sociale con società inclusive che operano per tutti e non solo per pochi. E quanto a Sanders ha una ottima linea: l’America può permettersi tutto tranne la disuguaglianza che ha.

La speranza di una International Progressive, che raggruppi partiti e movimenti progressisti ancorati ai valori dell’uguaglianza, della libertà e della giustizia sociale e politica, è – a differenza di immaginarie alleanze da Macron a Tsipras – la risposta nuova e all’altezza della imponente sfida culturale globale, che ha nelle prossime elezioni europee di fine maggio un appuntamento epocale, decisamente importante e delicato.

Per le menomate frammentate sinistre europee rinchiudersi nella propria Fortezza Nazionale – come la France Insoumise di Jean-Luc Melenchon – equivale a togliersi da questa sfida imposta dal nuovo asse autoritario globale che, al contrario, Diem25, il movimento di europeisti antisistema fondato da Varoufakis, vuole affrontare in una dimensione più ampia dello Stato-Nazione, ossia paneuropea con l’obiettivo di un’Europa terza forza mondiale autonoma e libera.