ASSEMBLEA PD, “DIVIDE ET IMPERA”, L’ULTIMA CARTA DI RENZI

DI LUCA SOLDI

 

 

 

Marco Minniti, il “cavallo” di Renzi se n’é andato avanti del tempo. Ha lasciato l’Assemblea anzitempo ma aveva già deciso di ritirarsi prima . “Ha impegni a Milano”, hanno cercato di spiegare fonti vicine a lui. Ma, a quanto riferisce l’Agi, alla base della decisione dell’ex ministro reso famoso per aver smantellato, più di Salvini, il sistema di soccorso a mare nel Mediterraneo, potrebbero esserci tensioni con i renziani sulle possibile discesa in campo come segretario e, soprattutto, l’eventuale ticket con Teresa Bellanova. Gli incontri fiorentini delle scorse ore, dove Minniti ha presentato il suo libro assieme a Renzi, non avrebbero sciolto i nodi. Del resto lo stesso fatto che Renzi abbia disertato l’Assemblea del partito è indicativo non certo di una “sufficienza” dell’ex leader ma piuttosto di una importante incapacità a gestire quel mondo che ormai pare avergli voltato le spalle.
Si perché ormai tutti guardano a lui, a Zingaretti che ormai sembra il volto del cambio di rotta. Ed il presidente della regione Lazio pare ormai lanciato nella guida del partito anche se gli scogli non mancano:
“Faccio un appello agli italiani: aiutatemi a cambiare questo partito e a rifondare il centrosinistra italiano. Si può fare se partecipiamo tutti, ora si può fare qualcosa, venite tutti ai gazebo”, ha detto il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti. “Finalmente andiamo nella direzione giusta: parte il Congresso. Farà bene al Pd e all’Italia. Facciamo partecipare tutti. Eliminiamo anche i 2 euro per votare alle primarie. Se voltiamo pagina gli italiani risponderanno, chi gridava onestà non voleva i condoni”.
Un processo che pare ancora lungo e faticoso. L’assemblea nazionale dei mille delegati Pd ha avviato una nuova fase nella delicata vita del partito post 4 marzo. Ci sono voluti otto mesi dal tracollo delle politiche per far partire l’iter del Congresso chiarificatore una volta per tutte e sono state anche formalizzate le dimissioni di Maurizio Martina che a questo punto potrebbe benissimo trasformarsi nel competitor di Zingaretti.
La direzione ha scelto i membri della commissione che dovrà disciplinare le varie fasi, fino all’elezione del nuovo segretario. Ma ci sono ancora molte incognite. Dai candidati alla data delle primarie, fino alle strategie, ed i nomi, per le Europee.
Ci ha pensato una giovane delegata Katia Tarasconi, consigliera regionale in Emilia-Romagna, a svegliare l’Assemblea nazionale del Pd scagliandosi contro i vertici del partito: “Ritiratevi tutti, ripartiamo dalle idee. A nessuno, là fuori, interessa delle vostre correnti e delle vostre liti”. Poi, alla fine del discorso, si è letteralmente infuriata: “Basta essere ostaggio di qualcuno. Noi dovremmo stare in mezzo alla gente, eppure vedo che anche qui c’è un cordone che divide i delegati più importanti a quelli ritenuti meno importanti”.
Ed a proposito di divisioni, riassumendo potrebbero essere in competizioni per le primarie in un lungo elenco di nomi oltre Nicola Zingaretti e Francesco Boccia, Cesare Damiano, Matteo Richetti, Dario Corallo, oltre Martina.
Se per caso Marco Minniti dovesse poi rivedere la posizione di queste ore si arriverebbe a ben sette candidati.
Una possibilità di scelta così ampia che farebbe il gioco del “grande assente” che starebbe tentando adesso la strategia del “divide et impera”, proprio mentre molti degli altri si trovano a ricucire i continui strappi.
“Mettiamo in campo insieme una nuova stagione di unità”: aveva lanciato l’appello all’assemblea del Pd il segretario uscente, Maurizio Martina, condannando ogni tatticismo e poi aveva proseguito: “Capita che in una forza come la nostra troppo spesso non riusciamo a fare prevalere gli elementi che ci uniscono e che sono tanti e prevalenti rispetto a quelli che ci dividono, mettiamo in campo un congresso in grado di stupire l’Italia per la sua concretezza, correttezza e capacità di creare unità vera”.
Anche perché, “il nemico è la destra”, non ha voluto fare a meno di ricordare a quanti erano un po’ distratti.