BAGLIONI IN CONCERTO, TUTTO MOLTO BELLO MA… IL PARERE DI UNA FAN

DI CHIARA GUZZONATO

Premetto che ho ventisette anni. E i miei coetanei il sabato sera normalmente stanno a bere con gli amici o, se devono andare a un concerto, scelgono i Maneskin o Cremonini.

Ma io ieri sera sono andata a vedere Claudio Baglioni, in mezzo a un’orda di signore urlanti e invasate che erano pronte a lanciare reggiseni eccetera sul palco. Ascolto Baglioni da quando ero piccola. Per un compleanno, non ricordo se dei dieci o undici anni, ho chiesto il cd di “Questo piccolo grande amore”. So tutte le canzoni a memoria.

Fatta questa premessa, vorrei raccontare un po’ il concerto cui ho assistito ieri sera a Padova. Ero seduta in terza fila, in teoria ottimo posto, ma in pratica il palco era troppo alto e il pavimento non in salita, e davanti a me avevo una signora toscana alta due metri e mezzo. In ogni caso la visione non era malaccio.

Puntuale come un orologio, alle 21 inizia lo spettacolo. Luci pazzesche, migliaia di euro appesi sopra le nostre teste. A ogni angolo c’è un musicista, vicino a noi ce n’è uno che cambia strumento ogni tre secondi spaziando dalla tastiera, alla fisarmonica, alla chitarra, al violino. Notevole.

Neanche il tempo di capire che si inizia, che parte “Questo piccolo grande amore”. Mi sarebbe piaciuta gustarmela verso la fine, secondo la logica dei concerti per cui si finisce con i brani più amati, ma comunque me la godo. All’inizio Claudio mi pare un po’ sottotono, canta benissimo, come sempre, ma non ci mette molta passione, sembra di ascoltare un disco, ma non mi emoziona. Si passa a “Porta Portese”, e qui inizio ad assaporare la genialità di un grande coreografo come Peparini, che già conoscevo. Costumi e scenografia pazzeschi, ballerini bravissimi, ognuno con la propria personalità e il proprio movimento. La cosa che li accomuna è avere tutti la stessa grinta ed energia.

In un’ora Baglioni infila una dietro l’altra (senza un secondo di pausa) tutte le canzoni più belle: Amore bello, E tu, Poster…

Con “Un po’ di più” storco un pochino il naso. Nella coreografia, le ballerine stanno sedute su delle sedie, ognuna in coppia con un uomo seduto per terra davanti a loro, che le guarda (vestito). Loro si contorcono in modo molto sensuale, tanto che il signore di fianco a me, che fino a quel momento stava guardandosi le e-mail sul telefono, ritrova subito la concentrazione, ha un attimo di mancamento, tira fuori con un guizzo il cellulare e inizia a scattare forsennatamente foto alla ballerina zoomando a più non posso. A un certo punto le ragazze si tolgono i pantaloni e penso che il tizio salti sul palco mollando la moglie lì, ma fortunatamente si trattiene. Non ho apprezzato particolarmente il fatto che la donna venisse ritratta come un oggetto, messa lì affinché l’uomo la guardi mentre si spoglia e balla per lui.

C’è da dire però che con “Via” anche a noi signore è dato rifarci gli occhi. Dopo un’intensissima coreografia, in cui notiamo la bravura dell’ex marito di Veronica Peparini, Fabrizio Prolli, tutti i ballerini si strappano la maglietta e la lanciano in platea, fra urla di signore invasate che, pare, vorrebbero strappare il resto dei vestiti dei ballerini a morsi.

Noto come le canzoni più conosciute e amate vengano rappresentate solo con Baglioni in scena con la sua chitarra, mentre gira avvicinandosi al pubblico di ogni lato. Un appunto: non ho molto apprezzato l’arrangiamento moderno delle canzoni vecchie, che a mio parere andavano lasciate così. Spesso troppa batteria, che ha rotto l’incantesimo di quei brani che andavano bene così com’erano nati.

Nella seconda parte ormai si va in “calando”: tranne qualche brano qui e lì, come “Mille giorni di te e di me” o “La vita è adesso”, gli altri sono pezzi minori o comunque meno popolari. Su “Notte di note” una bellissima coreografia di Peparini dedicata al circo, con un funambolo che incanta in mezzo al palco.

Dopo due ore e quarantacinque di concerto senza pause, ci si avvia alla conclusione della serata: Baglioni ringrazia il pubblico che lo segue da tutti questi anni (dietro di noi una coppia di signori gira con lui tutti i concerti di questo tour, “Ce ne mancano solo due”, dicevano tristi). Sostiene di non aver mai creduto di poter arrivare al successo, e quando l’ha raggiunto di non pensare che durasse. E invece, eccoci qui, 50 anni dopo e con un seguito straordinario.

L’ultimo brano è “Con voi”, un ringraziamento a tutte le persone che da anni lo seguono, eseguito al piano.

Nel complesso uno spettacolo molto bello, valorizzato sicuramente dalle coreografie. Nel 2009 lo vidi all’Arena di Verona cantare per tre ore solo sul palco. Fu molto emozionante, e non c’erano ballerini ad “aiutarlo”. Se avesse tolto i balletti da questo spettacolo, credo non sarebbe stato ugualmente bello. In ogni caso, tanto di cappello a quest’uomo che a 67 anni canta ancora come in un cd, regge concerti di tre ore senza pause, e riesce a tenere note per tre minuti senza prendere fiato. Chapeau, Claudio.