DOVE FINIRANNO, SIGNOR CONTE, I RIFIUTI DI PADOVA?

DI LUCA SOLDI

 

 

In in queste ore, il premier Conte, sarà nella Terra dei Fuochi a raccontare nuove storie.
Ma in queste stesse ore emerge una nuova esigenza quella di “sistemare” da qualche parte circa cinquantamila tonnellate di rifiuti pericolosi ammassati da 14 anni in due capannoni vicino a Padova.
Due dei tanti fatiscenti, giganteschi e vergognosi magazzini che sono nascosti nei macrolotti industriali del tanto decantato nord del Paese.
Peccato che questo deposito sia a ridosso delle case e vicino a un canale, quasi fosse la Terra dei Fuochi.
Ed allora cosa fare se non finire di fare il giro e portare tutto giù in Campania, dove verrà risolto il problema. È già successo tante volte che i rifiuti pericolosi del ricco nord siano finiti ad accumularsi in qualche discarica o al lato di qualche strada nella Terra dei Fuochi.

È stato già documentato e quindi non sarebbe un nuovo scandalo se per l’ultima volta si portassero anche questi.
Si perché nel Veneto non li vogliono più e poi ci sono le conseguenze sulla salute e sull’ambiente. Poi a Padova ci sono stati in questi anni un inizio di incendio sedato in tempo e una tromba d’aria a 100 metri di distanza, mentre il vicino canale, le cui acque arrivano al fiume Brenta e da lì al mare, ha rischiato più volte di esondare.
Presto grazie a fondi regionali 4500 tonnellate di monnezza dovrebbero essere portate via dal capannone non si sa bene dove, altre 45mila rimarranno.
Le proteste infinite che da anni, da mesi hanno coinvolto abitanti e ambientalisti sembra che abbiano raggiunto l’obiettivo di rendere evidente una vera bomba ma il destino dei rifiuti a questo punto dove porterà ?
Ripercorrendo la storia tutto parte dal “sogno” di mettere in piedi la C&C, un’azienda che avrebbe dovuto produrre conglomerati cementizi dai rifiuti in due stabilimenti, uno nel Padovano e l’altro in provincia di Venezia.
L’azienda però, come porteranno alla luce le indagini del Corpo forestale di Treviso con l’inchiesta “Il mercante di rifiuti”, si rivelerà un grosso centro di smistamento illecito per rifiuti industriali pericolosi.
Nello stabilimento, infatti, secondo le indagini della magistratura arriveranno rifiuti di ogni tipo, compresi scarti pericolosi e contaminati da idrocarburi e metalli pesanti, ben oltre ogni limite.
Prodotti del tutto inadatti a finire nei sottofondi stradali, vengono impastati con sabbia e cemento in miscele e inviati in cantiere, mettendo in piedi, scrive il giudice nella sentenza di primo grado indulgendo a una citazione letteraria, un “enorme e immondo commercio di anime morte”. Così, con l’aiuto di complici e ditte conniventi pagate per ricevere l’impasto, il “Conglogem” inventato dall’azienda finisce sotto la linea dell’Alta Velocità Padova-Venezia, e viene usato nella costruzione di uno svincolo stradale a Padova, così come in altri cantieri pubblici e privati in Veneto, Emilia Romagna e Lazio. “Il composto era così tossico da aver inquinato l’ambiente nei cantieri dove è stato usato. In teoria i siti noti sono già stati bonificati, ma di fatto è impossibile sapere tutti i luoghi dove è stato usato, perché nessuno degli imputati ha mai fatto dichiarazioni in merito”, spiega a ilfattoquotidiano.it Francesco Miazzi del comitato Lasciateci respirare, che insieme all’associazione la Vespa e al comitato Sos C&C porta avanti la protesta da anni