FEMMINICIDIO A SAVONA. IL SOGNO SOFFOCATO DI ROXANA

 

DI CLAUDIA PEPE

E un altro giorno, e un altro assassinio, e un’altra donna morta per mani macchiate di sangue innocente.

Lei si chiamava Roxana Karin Zenteno ed è stata uccisa a Savona. Ma la prossima posso essere io, voi, tutte le donne che credono nell’amore e non sanno che spartiscono il letto con un mostro dalle fattezze umane. Roxana è stata uccisa perché si era innamorata di un altro uomo, aveva scoperto delle emozioni che non aveva mai vissuto, delle sensazioni che aveva sempre sopito nell’allevare i suoi figli di 13 e 10 anni. Ma Roxana non era più contenta di essere una donna sepolta in un focolare domestico, voleva un lavoro, essere indipendente da un marito che aveva sposato 13 anni fa.

Era arrivata dal Perù, sola in un mondo che non la conosceva, inerme davanti alle difficoltà di inserimento sociale, di comunicazione e soprattutto di relazioni umane. Aveva 41 anni e ha finito di vivere, ha finito di sognare, ha finito di immaginare nel suo cuore una vita diversa. Una vita che l’avrebbe vista regina della sua isola, un’isola dalle coste frastagliate e da attracchi portati dal vento e dalla brezza del suo mare. Roxana aveva deciso di fare un corso di operatrice sanitaria che la portava a stare meno a casa, incominciando a staccarsi da un’immobilità che la teneva segregata nella sua isola sospesa tra le nuvole, ma con i piedi ben saldati per terra.

E come un tuono squarcia un cielo che sembra sereno, si è innamorata. Roxana è morta perché l’amore, quell’amor crudele di un marito che non può sopportare che una donna possa crescere, staccarsi come una foglia d’autunno dal vento e già innalzata in un cielo mai assaporato. Un cielo che poteva afferrare con le sue mani, un cielo che coronava una vita senza colori, un cielo che aveva sempre portato nella sua anima come la sua Sierra con vette che superano spesso i 6000 metri di altezza e le avevano fatto vedere il palcoscenico della vita.

Roxana quella mattina si era svegliata insieme al mostro che di lì a poco l’avrebbe soffocata insieme al profumo della sua terra, all’amore dei suoi figli, e sepolta nella sua isola che ormai non c’era più. Perché è morta lei, la regina. Quella mattina, il marito Marco Buscaglia, operaio di Savona 47enne, ha cominciato a farle delle domande. Forse si era accorto che negli occhi della sua giovane moglie la meraviglia incominciava a farsi largo al grigiore della sua vita. Roxana non ha mentito, voleva riprendersi la sua vita, la sua felicità, i suoi sorrisi, la bella stagione, il vento caldo di una carezza. Voleva riprendersi la speranza. “Sì mi sono innamorata”, e questa è stata la sua condanna a morte. Una morte per soffocamento. Soffocata per non sentire più la sua voce, per non sentire la sua felicità, la sua gioia, la vita.

L’ex marito che ha raccontato ai Carabinieri dei suoi problemi di depressione per motivi di lavoro (temeva di essere licenziato per aver perso dei documenti aziendali) e anche, a suo dire, per non aver elaborato la morte dei genitori, l’ha uccisa. “Quando lei mi ha detto di quella storia ho visto tutto nero, mi sono sentito fallito come marito e lavoratore”. Dopo aver soffocato la moglie ha tentato il suicidio tagliandosi le vene. (Fonte La Repubblica). Ma questi assassini non pensano di suicidarsi prima di uccidere la felicità. E stranamente rimangono sempre vivi, sempre con problemi mentali, sempre con la depressione. Ormai è un rituale che si ripete ogni giorno. Ma noi donne siamo condannate a subire, a chinare il capo, a essere violentate, ad essere andate a cercarcela, a indossare jeans troppo stretti, o capi che potrebbero farci diventare capri espiatori di uomini che non hanno più la ragione di essere chiamati uomini. Ora rimangono due figli, a cui è stata sottratta una mamma.

Una mamma che voleva solo essere la regina della sua isola sospesa in quelle nuvole così alte da vedere le meraviglie del mondo. Dove corrono lama e crescono orchidee.

Correndo in quei deserti dove poter disegnare il proprio futuro.