QUANDO L’AMORE DI UNA MADRE VA OLTRE LA MALATTIA

DI ANNA LISA MINUTILLO

Una donna,  Silvia Pozzan, 36 anni e la vita che la attende, la sua e quella che ha deciso di donare alla creatura che porta in grembo, aldilà della paura, aldilà della sofferenza, aldilà della morte.
Un “braccio di ferro” tra un destino segnato e quello del dono della vita, quella che lei ha deciso di smettere di riempire di farmaci per donare a suo figlio una vita sana, senza problemi.
Tre anni di lotte, di attese per sconfiggere il “mostro” che le abitava dentro, cicli di chemioterapia a cui ha rinunciato per non danneggiare quel bambino che ha scelto di amare fin dai primi attimi in cui è venuta a conoscenza della sua esistenza.
E’ così che il suo bimbo nasce, è sano e Silvia torna a lottare, perché quel “mostro” inclemente che pareva averle regalato qualche giorno di tregua, ha invece invertito la rotta ed ha deciso di ripresentarsi più incattivito che mai.
Questa volta non è bastata la voglia di sconfiggerlo nuovamente, il “mostro” ha avuto la meglio aggredendo il fegato della giovane Silvia che ha dato la vita al suo bimbo ma non ha potuto seguirne la crescita, i progressi, non ha potuto reggere la sua mano a lungo e guidarlo lungo le strade del mondo.
Così Silvia stanca di lottare ha chiuso gli occhi e si è addormentata portando con sé la consapevolezza di aver donato qualcosa di grande, qualcosa che solo chi è in grado di amare davvero può riuscire a comprendere, qualcosa che va oltre tutto e tutti e sfocia nell’amore più profondo, quello che le mamme sono sempre in grado di donare ai figli, qualunque cosa accada , a qualunque costo.
La giovane mamma di 36 anni, è morta martedì scorso a Sossano, in provincia di Vicenza, lasciando i suoi cari, suo marito ed il suo figlioletto.
Due settimane per guardare quel bambino, per respirare il suo profumo di latte e di buono per portarlo sempre con sé. Due settimane per trasmettere tutto l’amore che lo accompagnerà sempre, che ritroverà ogni volta che guarderà i suoi occhi allo specchio traendo l’insegnamento più grande del mondo.
Non è l’unico caso in cui una madre decide di rifiutare la chemioterapia durante la gravidanza, infatti, nel luglio scorso la diocesi di Roma ha aperto il processo per la causa di beatificazione di Chiara Corbello Petrillo, romana di 28 anni, morta nel 2012 a causa di un tumore che ha smesso di aggredire per consentire una vita sana a chi stava portando in grembo.
Situazioni che narrano di donne guerriere, di amore incondizionato, di sacrificio che diventa leggero perché è grazie a scelte coraggiose come questa che la vita continua, che il mondo acquista significato, che i “mostri” non vincono, perché a portare avanti la speranza e l’orgoglio di vivere ci sono questi bambini che sono stati amati più della loro stessa vita, e che continueranno ad esserlo.