ALEXANDER ZVEREV BATTE DJOKOVIC E MOSTRA I SEGNI DEL PREDESTINATO

DI GIACOMO MEINGATI 
Se hai vent’anni e sei entrato tra i professionisti tutto sommato da poco tempo, ti capita di affrontare il numero uno del mondo e attacchi come un forsennato, giochi coi piedi in campo, aggredisci la rete, dopo due scambi cerchi categoricamente il colpo del ko, le cose sono due: o sei un pazzo, magari con quel pizzico di talento poco disciplinato che ti regala anche qualche bel punto, oppure sei un campione, uno che passa una volta ogni vent’anni, destinato a restare sul tetto del tennis professionistico per un bel po’. A giudicare da come Aleksandr Aleksandrovič “Sascha” Zverev, nato ad Amburgo il 20 aprile di appena 21 anni fa, ha battuto il numero uno del mondo, Novak Djokovic nella finale delle ATP finals, il torneo al quale accedono solo i primi 8 giocatori del mondo, sembra proprio che il suo sia il secondo caso, e che questo ragazzone tedesco con tanta Russia nella storia e nelle vene sia davvero, come ha detto su di lui lo stesso Federer, destinato a restarci un bel po’ lassù in cima. D’altronde l’ultimo ad aver vinto le ATP finals così giovane è stato proprio Djokovic, e già oggi Zverev chiuderà il 2018 in 4ª posizione nella classifica ATP, dietro a Djokovic, Nadal e Federer, e il suo nome messo lì dietro a questi tre appare quasi come una profezia sul futuro del tennis mondiale. 
Aleksandr Aleksandrovič Zverev, il cui nome sembra uscito da un romanzo di Dostoevskij, aveva già mostrato decisamente le stigmate del campionissimo nel giugno del 2016 quando a Halle aveva fatto calare il silenzio dello stupore tra i paganti riuscendo ad avere la meglio su Roger Federer, sprigionando tutta la potenza e l’eleganza dei suoi 198 centimetri per 86 chili. In quell’occasione Federer aveva detto: «Sascha è fortissimo. Non voglio dire che diventerà numero 1, perché non è giusto mettere tanta pressione a un ragazzo così giovane, ma il suo futuro è tra i top ten», due anni dopo, eccotelo lassù. 
Zverev tra l’altro prima di batterlo, Federer lo aveva idolatrato, crescendo con lo svizzero come assoluto punto di riferimento, sin dai primi passi nei campi da tennis a 5 anni, sulle orme del papà Aleksandr Michajlovič, ex tennista che rappresentò l’URSS in coppa Davis e che è ancora oggi il suo attuale coach, e del fratello maggiore Mischa, oggi trentenne, che ha raggiunto il punto più alto nel ranking in carriera nel 2017, arrivando al numero trenta del mondo, e ha battuto Andy Murray agli Australian Open. 
Oltre alla vittoria alle ATP finals Sverev si era imposto appena ventenne sul campo del Foro Italico, diventando il più giovane vincitore di un torneo Masters 1000 da quando Djokovic vinse a Miami nel 2007, risultando il primo giocatore nato negli anni 90 ad aggiudicarsi un torneo così importante. 
Starà solo alla solidità mentale di questo giovanissimo atleta determinare il corso del suo futuro, per decidere se la sua carriera si rivelerà solo una bellissima cometa come per esempio fu per Safin, o se si affermerà con continuità ai massimi livelli mondiali. Una cosa è certa, già il 2019 per il tedesco sarà l’anno in cui cercare la scalata definitiva in vetta alla classifica ATP.