ARBUS: NON E’ MAI TROPPO TARDI. A 98 ANNI NONNO FELICINO TORNA A SCUOLA

DI CHIARA FARIGU

“A scuola non ci fai niente, resta qui a lavorare nei campi”, gli disse 90 anni fa il padre. E a lui, Felicino, al secolo Salvatore Piredda, 98 anni portati alla grande, non rimase che obbedire. Non si scherzava a quei tempi con l’autorità paterna, soprattutto al Sud, e men che mai in un’isola come la Sardegna dove un figlio maschio era una forza lavoro per la famiglia intera. Ma quei profumi di gesso e inchiostro, respirati se pur per poco tempo, in classe coi suoi compagni, non lo hanno abbandonato mai. Quel senso di appartenenza, quel desiderio di apprendere per colorare una vita grama fatta di semine e di raccolto, di animali da allevare, orti da zappare, sacrifici da sopportare, si era insinuato in tutto il suo essere. Tornare sui banchi di scuola per prendere la licenza media era un sogno che accarezzava nel segreto dei suoi pensieri. Un sogno che è diventato realtà per nonno Felicino: da settembre l’istituto comprensivo di Arbus, comune di 6000 abitanti ubicato nel sud-ovest della Sardegna, ha un nuovo studente, lui, Salvatore Piredda. Il più entusiasta di tutti, sostengono i suoi compagni di classe, il più curioso e attento alle spiegazioni dei prof che a quell’alunno speciale regalano sguardi di ammirazione e stima. “Tornare sui banchi di scuola è stato bellissimo. In classe sto bene. I miei compagni sono fantastici. La vista non mi aiuta tanto, ma tutti si danno da fare per aiutarmi. Chi dice che i ragazzi di oggi sono egoisti, non li conosce: sono semplicemente figli di questa società”, racconta nonno Piredda, felice di aver coronato il sogno della sua vita “prima di salire lassù”. Un esempio per quei ragazzi che spesso si fanno cullare dalla pigrizia e trovano giustificazioni per non studiare. Distratti da un mondo virtuale, al chiuso di quattro pareti, musica a tutta a palla, persi nel nulla. Per Felicino ogni giorno è un dono di Dio. Recuperare il tempo perso è il suo nuovo obiettivo … a medio e lungo termine. Dopo la licenza media pensa al liceo l’arzillo nonnino. E se Dio vorrà, anche l’università. Se bisogna sognare è meglio farlo in grande. E Salvatore non si pone limiti: zaino sulle spalle, barba rasata, camicia fresca di bucato, giubbotto di pelle nera, è il primo ad arrivare a scuola accompagnato da sua figlia Sandra. Un saluto veloce, ed è pronto per nuovo giorno. Per nuovi saperi, nuove storie, nuove avventure. Tanti vuoti da colmare, la morte della moglie lo fa sentire solo, tanti libri da leggere per realizzare quel sogno coltivato a lungo perché per imparare ‘non è mai troppo tardi.
Dapprima fu il maestro Manzi a ricordarcelo. Oggi è lui, nonno Felicino.