CON PROCEDURA D’INFRAZIONE, CI MANGEREMO LO SPREAD. SALVINI SPINGE L’ITALIA NEL BURRONE

DI LUCIO GIORDANO

Bisognerebbe chiedere al Ministro Salvini, quando ha intenzione di fermare la sua campagna elettorale permanente, per dedicarsi  finalmente al Paese, che 5 milioni di italiani gli hanno incautamente  messo tra le mani. Già, perchè domani la Commissione Europea, a  Bruxelles, deciderà quasi sicuramente  per la procedura d’infrazione contro l’Italia.  Intanto il segretario della Lega vola in poche settimane  in cinque Paesi stranieri diversi ( ma è un ministro dell’interno o degli esteri?), gira l’Italia per comizi pur di vincere comunali e regionali, diserta  conferenze stampa con gli altri componenti il governo Conte, come capitato  ieri a Caserta,  accampando motivi istituzionali. Mentre l’Italia affonda. E più dei 5 stelle , a far affondare il paese è proprio lui, Matteo Salvini. Con  iattanza, con un’arroganza dolorosa per noi italiani,  Salvini in questi mesi è andato al muro contro muro con Bruxelles, nonostante in tanti gli avessero detto che così sarebbe andato a sbattere. Che poi, fosse andato a sbattere solo lui, pazienza. Ma nel burrone ci stiamo finendo tutti noi.

Ci mangeremo lo spread, ovvio. Perchè non tanto la matrigna Europa ma i mercati, quegli avvoltoi che da sempre non vedono l’ora di speculare sui Paesi in difficoltà, si stanno apparecchiando  a casa nostra un banchetto succulento. Qualcuno dirà: eh però non si può andare sempre con il cappello in mano a Bruxelles. Bisogna mostrare i muscoli. Certo, certo. Intanto, con lo spread a 320, i mutui salgono, stipendi, salari e pensioni sono in bilico e le nostre banche rischiano di esser salvate con i nostri soldi, se non vogliamo mandarle a fondo.  Come non bastasse, le richieste per il Btp Italia, il primo emesso da quando è entrato in carica il nuovo governo, ieri si sono fermate a 481,3 milioni. Mai così male dal 2012.

Ecco, questo vuol dire fare i sovranisti con il culo degli altri. Che poi, la reazione dei nazionalisti austriaci e ungheresi delle scorse settimane sono l’assoluta dimostrazione che l’internazionale sovranista è una contraddizione in termini. Non può esistere. Perchè il nazionalismo pensa solo al proprio orticello . E stop. Insomma, la maschera è stata gettata, da Kurz a Orban, per passare al gruppo di Visegrad e solo un accordo in extremis potrà salvarci se non dal default da una crisi economiche da far vibrare i polsi. Per chi non lo avesse ancora capito, siamo in pericolo. E il pericolo l’ha creato Salvini ( con la complicità dei 5 stelle, per carità).  Secondo molti, tra l’altro,  lo ha fatto scientemente. Perchè il problema non è tanto il deficit al 2.4 ( c’è stato decisamente di peggio) ma il fatto che quella italiana sia una manovra in cui mancano investimenti e il documento sia stato sbattuto sul tavolo di Bruxelles con toni poco concilianti, alla prendere o lasciare.

D’accordo: con le europee alle porte anche  l’ Europa sta dando il peggio di se. Di austerity si muore e siamo assolutamente tutti d’accordo. La realtà dei fatti però è che dalla Francia alla Germania, ognuno pensa ai propri guai in patria e Bruxelles sembra essere ormai solo la capitale del Belgio.  Ma fin quando ci sarà la Ue c’ è poco da fare: bisognava trattare da subito. Alzare anche la voce, ma trattare. E invece Salvini ha fatto lo strafottente, supportato da poteri forti facilmente identificabili in Steve Bannon e il suo Movimento sovranista , che in questo momento ha come obiettivo principale quello di disintegrare l’Europa. Per speculare e fare un favore politico e commerciale agli Stati Uniti, alla Russia.

Non  rimane,  insomma,  che farci il segno della croce e confidare  nel solito stellone italiano. Il ministro dell’economia Giovanni Tria, compresa la gravità del momento, pur non volendo cambiare il testo della manovra è disposto al dialogo. Domani incontrerà Juncker e speriamo che la notte porti consiglio . Altrimenti non resterebbe altro che mettere mano al portafogli, varare una patrimoniale sui grandi capitali e svendere pezzo a pezzo gli ultimi gioielli di famiglia. Un fiero italiano, che si definisca tale, ovviamente tifa perchè i mercati non diano l’assalto alla diligenza del nostro Paese e  l’Europa si metta attorno ad un tavolo per ragionare sul da farsi, trovare una soluzione positiva per l’Italia. Ma se tutto questo non avvenisse sapremmo con chi prendercela, sapremmo chi è il responsabile di questa fase mai così drammatica. Sapremmo, in parole povere chi ci ha spinti nel burrone, con le sue ruspe.

La pacchia, a quel punto,  sarebbe davvero finita. Non ci resterebbe che mangiare spread. Chiedere ai greci quanto sia indigesto, anche se inzuppato nel latte.