INCAPACE DI INTENDERE E DI VOLERE. ASSOLTO IL KILLER DI NOVI MILANESE

DI PAOLO VARESE

Novi Milanese, fine estate 2017. Tre persone morirono in seguito ad avvelenamento da solfato di tallio, comunemente usato per il veleno topicida. In seguito alla morte di Giovanni Battista Del Zotto, Maria Gioia Pittana e di Patrizia Del Zotto, loro figlia, venne arrestato il nipote, Mattia, di 27 anni, riconosciuto autore della strage, e dell’avvelenamento di altre persone. Il 18 novembre 2018 il Tribunale di Monza ha assolto il giovane, pur riconoscendolo come responsabile, per infermità mentale, destinandolo a passare 10 anni in una clinica psichiatrica. Tutto qui, fine della storia, niente altro da dire in proposito, solo una assenza mentale. Ma da dove iniziare per raccontare veramente questa vicenda che, alla fine, lascia tre corpi senza vita ed un colpevole riconosciuto eppure assolto? Si potrebbe iniziare parlando degli hikikomori, persone che scelgono di isolarsi dal mondo esterno, vivendo attraverso una unica finestra affacciata sul mondo, lo schermo del computer acceso. Il fenomeno è stato studiato e codificato inizialmente in Giappone, ma anche  in Italia si contano ormai circa centomila individui, di età compresa tra i 14 ed i 30 anni, che soffrono di questo disturbo, e che di solito sfogano la loro rabbia verso i genitori. E nella terra del sol levante alcuni hikikomori si sono sporcati le mani di sangue, anche se solitamente si limitano, appunto, a violenza verso i genitori. E Mattia Del Zotto, il colpevole assolto, aveva molti tratti in comune con gli hikikomori. Da quando aveva smesso di lavorare in un supermercato si era rinchiuso in casa, due anni passati davanti al computer, rifiutando aiuti da parte di psicologi e manifestando manie sempre più strane. Non usciva più di casa, non guidava l’automobile perché non sopportava che qualcuno potesse suonare il clacson, e non prendeva  i mezzi pubblici perché non sopportava gli altri utenti, le loro parole, le loro bestemmie. Aveva tolto ogni oggetto dalla propria camera da letto, lasciando solo vestiti e computer. Via le spine dalle prese al muro se non venivano utilizzati apparecchi. Cambio di canale se in televisione c’era pubblicità, anche se la televisione la guardavano i suoi, e lui si alzava appositamente per cambiare canale dall’apparecchio perché era contro l’uso del telecomando. Niente amici, niente fidanzata. Agli inquirenti che gli chiesero se avesse mai fatto sesso, rispose che non sentiva quell’impulso. Questo potrebbe essere un buon punto di partenza per questa disgraziata storia, ma si potrebbe partire anche dalla sua avversione per la chiesa, per il Papa, da lui criticato per l’atteggiamento. La madre, interrogata in seguito all’arresto di Mattia, dichiarò che secondo lei il figlio era stato plagiato da una setta, un gruppo di persone che, su internet, aveva il nome di Concilio Vaticano II. Anche in questo gli elementi per tracciare una personalità disturbata si ravvisano pienamente, ma come potrebbero dei genitori, anche se preoccupati, poter anche solo pensare al proprio figlio come ad un assassino? Si scambiano le insofferenze per momenti passeggeri, e le manie diventano disturbi legati alle avversità della vita. Però Mattia Del Zotto prendeva tutto sul serio, e per questo motivo aveva deciso di passare all’azione, eliminando gli impuri. Provò per due volte ad ordinare dell’arsenico, ma si arrese davanti ad una richiesta di tracciabilità ed alla certificazione di utilizzo avanzate da due ditte venditrici. Però trovò, sempre su internet, una azienda di Padova che accettava pagamento in contanti, e ritiro sul posto, dall’acquirente, risolvendo così il problema della tracciabilità della spedizione. Aprì un account falso, a nome Davide Galimberti, ed acquistò sei flaconcini di solfato di tallio, topicida appunto, ma anche usato come conduttore di corrente. E tutto verrà scoperto perché Mattia era comunque preciso, e lasciò nel computer una mail in cui rimproverava l’azienda venditrice per un doppio addebito di IVA. Uno scrupolo fatale, che consentì ai carabinieri di arrestarlo. Venne scoperto che il tallio era stato nascosto tra gli infusi, le tisane, assorbito giorno dopo giorno dai suoi familiari, ed infatti 9 persone della sua famiglia vennero ricoverate in ospedale per avvelenamento da tallio. E tre non uscirono più. Al maresciallo dei carabinieri che lo interrogò sul motivo rispose che non lo avrebbe mai saputo nessuno, che sarebbero rimasti tutti col dubbio. E non chiese un avvocato di fiducia, ripetendo che non doveva giustificarsi davanti a nessuno, sapeva cosa aveva fatto. Solamente al suo avvocato confidò di aver agito in base ad una particolare e personale visione dell’ebraismo, ma si tratta di affermazioni che hanno lo stesso valore di sassi gettati in uno stagno. Frammenti di una psiche che, come confermato da un perito, non esiste, incapace di comprendere appieno tutte le sequenze della vita, lampi di coscienza nel buio totale. Per questo motivo la condanna alla casa di cura psichiatrica, in cui restare per 10 anni. E gli impuri avranno pagato per colpe non proprie.