L’EMIRO DEL QATAR E LA VISITA A CONTE. I GRANDI AFFARI TRA ARMI, GAS E VALENTINO

DI ALBERTO NEGRI

I qatarini stanno aggirando l’embargo con il recente acquisto dall’Aga Khan del 49% della compagnia aerea sarda Meridiana, rilevata dalla Qatar Airways, che con il nome di AirItaly ha in programma piani grandiosi che potrebbero farla diventare la prima compagnia aerea italiana. Ma la vista dell’emiro sarà inutile e vi spiego perchè.

Non facciamo innervosire l’Emiro: il Qatar per l’Italia è una piccola Sparta del Golfo. Stiamo armando fino ai denti l’emirato sotto embargo dell’Arabia saudita e dei suoi alleati del Golfo che accusano Doha, insieme alla Turchia, di proteggere i Fratelli Musulmani, ritenuti con il loro Islam politico un’insidia letale per le monarchie assolute della regione.

In poco più di un anno abbiamo venduto a Doha sette navi da guerra Fincantieri per 4 miliardi di euro, 28 elicotteri NH 90 (ex Agusta Westland) per 3 miliardi di euro, inoltre è stata siglata un’intesa da oltre 6 miliardi di euro per 24 caccia Typhoon del consorzio Eurofighter, di cui Leonardo-Finmeccanica ha una quota del 36 per cento. Aerei che per altro sono stati venduti anche all’Arabia Saudita, dopo una visita a Londra del principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, secondo la Cia il mandante dell’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi.

Ecco alcuni dei tanti motivi – le tensioni nel Golfo e in Libia – per cui l’emiro del Qatar Tamim bin Hamad al-Thani arriva oggi a Roma. Siamo un alleato strategico. Questa non è certo una visita di cortesia: l’emirato è un grande produttore di gas, in partnership con l’Iran – sotto sanzioni americane – ed è uno dei maggiori investitori stranieri in Italia dove i qatarini hanno acquistato marchi della moda (Valentino), immobili, grandi alberghi e la compagnia aerea AirItaly, ex Meridiana, dall’Agha Khan.

La Qatar Investment Authority (Qia) è un colosso il cui patrimonio stimato è di 335 miliardi di dollari e qualche giorno fa all’hotel romano St Regis i qatarini hanno ospitato con fiumi di champagne centinaia di uomini d’affari e questuanti: l’Italia non si può certo premettere di trattare male l’Emiro, che qualche motivo per essere nervoso con noi lo potrebbe anche avere.

Alla conferenza sulla Libia di Palermo, l’Italia ha ricevuto con grande risalto il generale della Cirenaica Khalifa Haftar, alleato di Egitto, Francia, Russia e sauditi, che è il peggiore nemico dei Fratelli Musulmani di Tripoli, sostenuti sia da Doha che dalla Turchia. La Turchia ha abbandonato il vertice di Palermo con un gesto clamoroso e adesso esige che il documento finale della conferenza contenga in modo chiaro ed evidente le sue rimostranze, altrimenti non lo firmerà.

Per l’Italia è un rompicapo: Roma sostiene con l’emirato e Ankara il governo Sarraj tenuto in ostaggio da milizie salafite e che hanno come riferimento politico nel governo e nelle istituzioni proprio i Fratelli Musulmani.

A Palermo il Qatar non ha seguito le orme della Turchia e ha tenuto un basso profilo senza fare proclami anti-Haftar: i qatarini hanno qui troppi interessi per mettere in imbarazzo il governo italiano che con il premier Conte è appena andato in viaggio d’affari anche negli Emirati, azionisti dei droni della Piaggio Aero e partner dell’Eni.

Ma è evidente che l’Emiro Al Thani non può essere soddisfatto della conferenza palermitana, tenendo conto che l’Italia è un partner di primo piano per la sua difesa e in Libia. Nel mirino dei sauditi, che li hanno obbligati anche a cambiare rotte aeree, i qatarini stanno aggirando l’embargo con il recente acquisto dall’Aga Khan del 49% della compagnia aerea sarda Meridiana, rilevata dalla Qatar Airways, che con il nome di AirItaly ha in programma piani grandiosi che potrebbero farla diventare la prima compagnia aerea italiana.

Poi ci sono le forniture di armi e il gas. L’Eni sta diversificando i suoi approvvigionamenti di gas nel Golfo con contratti negli Emirati Arabi Uniti e in Oman mentre il Qatar deve mantenere buoni rapporti con l’Iran, colpito dalle sanzioni americane, con cui spartisce lo sfruttamento di giacimenti di South Pars. Tra l’altro l’Italia sta facendo assai poco per aggirare l’embargo Usa che ha già bloccato i pagamenti bancari per le transazioni con Teheran, anche se ha ottenuto dagli Usa l’esenzione per mesi sull’import di petrolio da Teheran.

L’Emiro vuole capire da che parte stiamo in Libia e nel Golfo, visto che gli vendiamo miliardi armi. Siamo pronti a difendere l’emirato dalle monarchie del Golfo ostili? C’è da dubitarne. E Al Thani forse vuole anche sapere fino a che punto siano determinati a sostenere il governo Sarraj a Tripoli: è chiaro che il generale Haftar è in sella per far fuori gli islamisti con l’appoggio dei suoi potenti alleati.

Diciamo pure all’Emiro che, dal punto di vista strategico, questo è un viaggio inutile: il governo, come storicamente qualunque altro governo di questo Paese, vuole fare affari ma non ha nessuna intenzione di esporsi diplomaticamente e militarmente. Basta vedere cosa è accaduto nel 2011 quando abbiamo abbandonato Gheddafi al suo destino, appena sei mesi dopo aver firmato con lui contratti miliardari. Il governo risponderà che in Qatar ci sono 10mila soldati Usa nella base di Al Udeid e che questi bastano a garantire la sicurezza dell’Emirato. Anche sulla Libia gli italiani saranno evasivi, riparandosi dietro il piano dell’Onu di Ghassam Salamè, il dialogo nazionale e altre fesserie simili. Bisogna essere franchi con l’Emiro: noi delle grandi strategie ce ne laviamo le mani e preferiamo metterci allegramente alla cassa.

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