AQUARIUS SEQUESTRATA. SI PUO’ DEFINIRE ANCORA UNA NAVE UMANITARIA?

DI PAOLO DI MIZIO

La nave Aquarius, che opera per conto di Medici senza Frontiere, è stata sequestrata nel porto di Marsiglia per ordine della Procura di Catania con l’accusa di aver scaricato nei porti italiani (esattamente undici porti tra Sicilia, Calabria, Campania e Puglia) ben 24 tonnellate di rifiuti pericolosi e infettivi, tra i quali bende, garze, vestiario impregnato di sangue e vario materiale sanitario servito per curare i migranti a bordo, spacciando tutto per rifiuti indifferenziati.

La vicenda smaschera in maniera finale il profilo morale che si celava dietro le operazioni di certe sedicenti “organizzazioni umanitarie”. La Aquarius è stata la protagonista negativa (e non la sola) di quella brutta pagina dell’immigrazione clandestina che ha visto alcune ONG agire come oggettivi alleati degli scafisti, degli schiavisti e dei trafficanti di esseri umani. Tutto questo a spese di paesi come l’Italia, anzi quasi solo dell’Italia.

Adesso scopriamo che dietro l’attività di questa nave e della ONG che la gestisce, Medici senza Frontiere, c’era un altro aspetto spregiudicato e immorale e anche, se l’accusa sarà provata, dal profilo criminoso. C’era lo smaltimento illegale di rifiuti pericolosi, potenzialmente portatori di virus e infezioni, conferito come innocente materiale inorganico “nella categoria dei rifiuti solidi urbani o speciali indifferenziati”, come scrive la Procura di Catania, “nonostante il rischio di contaminazione”, dovuto a “sangue ed altri fluidi biologici e ferite, oggetti e materiali contaminati”. La Procura parla di rischio di “epatite A, B, C, salmonella, AIDS”.

I rifiuti venivano spacciati per innocui “stracci di sala macchine”, come si sente dire in una delle intercettazioni telefoniche della Procura di Catania tra un responsabile della nave e il proprietario della ditta di smaltimento, anche lui indagato, nel prendere accordi per aggirare la legge e ridurre i costi. È un dettaglio, questo, che confermerebbe che si è trattato di atti consapevoli e non di errori commessi per ignoranza delle procedure.

La Aquarius, e quindi anche Medici senza Frontiere, secondo gli inquirenti agiva con il preciso fine di risparmiare sui costi di smaltimento. Con i suoi trucchi, avrebbe realizzato un risparmio di ben 460 mila euro, mettendo a rischio la salute degli italiani.

L’appellativo di “organizzazioni umanitarie” per ONG siffatte sembra più che mai un macabro sarcasmo. Forse, quando e se il reato sarà provato, diventerà più appropriato definirle “organizzazioni criminali non governative”.

( ARTICOLO TRATTO DA NUOVO CORRIERE NAZIONALE)

 

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