HOUSTON: BIMBA DI 6 ANNI UCCIDE IL FRATELLINO, IL PAPA’ LI AVEVA “PARCHEGGIATI” IN AUTO

DI RENATA BUONAIUTO

Siamo ad Houston ed è il 20 maggio, il signor Adrian Dreashaun Middleton, deve andare a fare acquisti. Ma con lui ci sono i suoi due bambini. La più grandina ha 6 anni, il maschietto solo uno. Non intende portarli con sé, non riuscirebbe a gironzolare con tranquillità nel centro commerciale “Family Thrift Center”. Decide di lasciarli in macchina, pensa a tutto: merendine, aria condizionata accesa ed anche un film da vedere per “fargli compagnia”. In una mezz’ora crede di riuscire a far ritorno, ma il tempo scorre così velocemente, mentre prova abiti e scruta vetrine. Quando arriva finalmente vicino alla vettura è trascorsa più di un’ora e quaranta. La piccola chiede al padre di accompagnarla in bagno, poi scoppia in lacrime e confessa di aver fatto una “cosa brutta”, solo allora il padre si rende conto che il fratellino giace inerme sul sediolino.
Il piccolino di un solo anno, forse spaventato per l’assenza del papà, aveva iniziato a piangere disperatamente, la sorellina innervosita da quelle urla che probabilmente le impedivano di vedere il film, ha deciso di metterlo a tacere, stringendogli una cintura di sicurezza intorno al collo. A nulla sono valsi i tentativi di rianimarlo. Il bimbo è arrivato morto al Texas Children’s Hospital.
Questa volta non è stata una “terribile” dimenticanza ma un programma pianificato anche nei dettagli, si sentiva un padre coscienzioso mentre affidava alla sua bimba, di soli 6 anni, le merendine da dividere con il fratellino, si sentiva sereno mentre caricava il film per “parcheggiarli” come la sua auto, fuori al centro commerciale, si sentiva scrupoloso mentre lasciava accesa l’aria condizionata. Alla polizia ha dichiarato che li teneva d’occhio guardando attraverso le vetrine e che non si era trattenuto più di mezz’ora, bugie su bugie. Le telecamere di sorveglianza forniscono indicazioni ben diverse e per quelle dovrà rispondere dinanzi alla Giustizia.
Con il suo comportamento irresponsabile non ha solo fermato la vita di un bimbo ma ha anche devastato e distrutto quella della sua sorellina che dovrà vivere nella consapevolezza di aver ucciso il fratellino. Certo dietro il suo maldestro tentativo di farlo “tacere”, non c’era alcuna volontà omicida, non intendeva fargli del male, voleva solo che smettesse di piangere, che la lasciasse giocare in pace mentre aspettava, non senza ansia, il ritorno del papà. Quella cintura stretta intorno al suo fragile collo e l’irruenza delle sua giovanissima età hanno fatto il resto.
Con le sue ali ferite sarà difficile spiccare il volo, il ricordo di quanto accaduto l’accompagnerà per sempre, si sentirà inadeguata e cattiva, si sveglierà di notte nella speranza sia stato tutto un brutto sogno. E poi lo racconterà alle sue bambole e chiederà perdono, per qualcosa che in realtà non ha mai fatto. Perché ad una bambina di sei anni non si deve né si può affidare nessuno.
Quando si decide di diventare “madre” o “padre”, incomincia un percorso “eterno”, di grande responsabilità, di rinunce e di sacrifici. Anche azioni banali, come farsi una “doccia”, deve coincidere con il loro riposo o la presenza di un altro adulto in casa e certamente rispettare tempi diversi. Ad una bambina di sei anni occorre tenere ben stretta la mano per guidarne i passi, seguirne i giochi, vigilarne i silenzi e le risate, devono essere liberi di cadere e rialzarsi, di litigare e fare pace, mentre noi alterniamo il ruolo di spettatori a quello di protagonisti, di guide e di giudici imparziali. Certo non si tratta di una passeggiata, ci sono momenti di fatica ed anche di stanchezza e poi ci sono gli errori nei quali tutti possiamo inciampare, ma per Middlenton non si è trattato di un errore, non si è trattato di un fatale incidente. Dovrà assumersi le sue responsabilità, chiedere perdono alla sua bambina per averla lasciata sola ed a suo figlio per non averlo protetto, forse l’intera vita non gli basterà per ripensare a quando i suoi occhi hanno smesso di guardare l’unica cosa importante per una stupida vetrina.