LEZIONI DI UN SEQUESTRO IN KENYA

DI ALBERTO NEGRI

Il sequestro della giovane cooperante italiana Silvia Romano è l’occasione, una delle tante, per capire cosa vuol dire lo slogan “aiutiamoli a casa loro”, come se da decenni non esistesse la cooperazione internazionale con tutte le sue difficoltà. Alle spalle della località turistica di Malindi, dove c’è la base italiana San Marco, si estende l’area del Creek di Kilifi, lungo il fiume Sabaki, popolata dai Giriama di etnia bantu, arrivati qui durante secolari migrazioni per sfuggire la conquista dei Galla, gli Oromo, diffusi a cavallo di Etiopia e Somalia. I Giriama hanno un’agricoltura di sussistenza molto povera e quando mi è capitato di portare in dono una piccola vacca da latte in un villaggio è stato un evento. I Giriama da anni temono il banditismo dei somali e le incursioni degli Shabab. Del resto otto milioni di kenyoti sono di etnia somala ricompresi nel 1933 nella colonia britannica del Kenya con i patti di spartizione della Somalia tra Italia e Gran Bretagna. E’ un po’ difficile a volte distinguere se “casa loro” è loro davvero o l’abbiamo creata noi e le ondate della storia locale africana, quasi del tutto ignorata, come se non fosse storia.