VIA LIBERA DALLA CAMERA AL DECRETO ANTICORRUZIONE

DI CHIARA FARIGU

Nessun applauso dagli alleati di governo leghisti per l’approvazione alla Camera del decreto anticorruzione, da sempre cavallo di battaglia dei pentastellati, che ha avuto il via libera con 288 voti a favore, 143 contrari e 12 astenuti. Il provvedimento passerà ora al Senato, dove, come già annunciato sia da Conte che dai due vicepremier, verrà corretta la norma sul peculato che era stata introdotta nella votazione a scrutinio segreto di ieri l’altro, mandando sotto il governo.
Il testo approvato prevede un inasprimento delle sanzioni per corrotti e corruttori (fino all’interdizione perpetua dei pubblici uffici e dagli appalti pubblici). Tra le novità, oltre al Daspo, il ricorso ad agenti ‘sotto copertura’ nelle indagini.

Visibilmente soddisfatto il ministro della Giustizia Bonafede e tutta l’area grillina. Nel testo è stata anche inserita la sospensione della prescrizione dopo la sentenza di primo grado, a partire però dal 1° gennaio 2020 e che dovrebbe essere collegata ad una successiva riforma del processo penale.
Sia la norma che il suo posticipo sono state oggetto di diverse polemiche nelle settimane passate. Così come la stretta sui finanziamenti ai partiti politici e alle fondazioni, inserita nella terza parte del decreto secondo la quale, tutti quelli superiori ai 500 euro dovranno essere pubblicati sui siti dei partiti o delle istituzioni per cui si vota, per il principio della trasparenza.
Decreto ‘cravattaro’, urla una parte dell’opposizione, mentre l’altra denuncia il rischio di una schedatura di massa dei militanti del partito.
Il testo, dopo l’approvazione al Senato, potrebbe tornare alla Camera per una terza lettura

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