I SOLITI SOSPETTI TRA LEGA E 5 STELLE RISCHIANO DI FAR CADERE IL GOVERNO

DI LUCIO GIORDANO

Seriamente:  i 5 stelle erano davvero convinti di trovarsi di fronte a degli alleati affidabili, andando al governo con la Lega? Nessuno ha mai detto loro che il Carroccio è il più antico partito dell’arco istituzionale e che quindi  conosce molto bene le tecniche ostruzionistiche della prima repubblica? Nessuno ha avvertito Di Maio che, anche se ora il leader è Salvini, la Lega è la stessa dei tempi di Bossi, delle lauree in Albania, delle mutande verdi, dei gioielli depositati in Tanzania, dei 49 milioni di euro da restituire allo Stato , e dunque da restituire  a noi italiani? Stessi uomini, stesse idee: poche storie.

Nonostante ciò, in un clima di sospetti e ripicche, il governo Conte tira diritto, a dispetto della bastonata della commissione europea sulla manovra e la possibilità concreta della procedura d’infrazione da parte della Ue ai danni dell’Italia. Ma dietro la determinazione dell’attuale premier  a non arrendersi , crescono le fronde, le liti tra i due leader di partito. Dopo una luna di miele durata ben oltre i cento giorni, Di Maio e Salvini hanno cominciato a guardarsi con circospezione e a non fidarsi più l’uno dell’altro. In particolar modo Di Maio ha aperto gli occhi che magari aveva  solo  fatto finta di tenere chiusi fino a qualche tempo fa . Ha iniziato denunciando  la famosa manina citata in diretta da Vespa, ha continuato arrabbiandosi e non poco con il  dl anticorruzione e l’emendamento presentato da Catello Vitiello : quello sul peculato,così ostile alla Lega e che è stato  ammorbidito tanto , ma proprio tanto. Nemmeno avessero usato il Vernel.

Elementare, Watson: proprio una manovra politica disegnata con il compasso. Anzi, tecniche della vecchia politica, verrebbe da dire.  Carroccio che esulta,  5 stelle imbufaliti. Perchè, se al movimento togli la parola onestà, togli metà della sua ragione di esistere. ‘E’ stato un incidente di percorso’, ripeteva sornione Salvini in quelle ore . In realtà la norma ad Legam ( che nemmeno Berlusconi sarebbe stato capace di proporre con tale sfrontatezza) rischia di salvare i tanti esponenti del carroccio indagati , a cominciare dal sottosegretario Rixi.

E che dire della reazione gelida di ieri dei leghist, nel momento in cui è stato approvato alla camera il disegno di legge anticorruzione, con 288 favorevoli, 143 contrari, 12 astenuti. Tra i banchi  del governo scattavano gli abbracci tra il vicepremier Luigi Di Maio, il Guardasigilli Alfonso Bonafede e il ministro Riccardo Fraccaro. Salvini invece era plasticamente assente. Dal canto suo, il Richelieu della Lega Francesco Giorgetti, in quelle ore continuava a giustificarsi per la manina di qualche giorno prima. Excusatio non petita. ‘Non c’entro niente’, ripeteva. Indubbio: nemmeno l’Andreotti dei giorni migliori o il Berlusconi degli ultimi anni avrebbero saputo fare meglio, in quanto a scaltrezza.

Già perchè della Lega si può dire, come dicono in tanti,  tutto il peggio: che è un partito xenofobo, cinico, affarista, rozzo. O che coltiva attentamente e  in maniera spudorata i propri elettori del nord e i ricchi industriali, fregandosene del restante 83 per cento degli  italiani , ma non si può non ammettere che quanto a scaltrezza il carroccio non sia secondo a nessuno.

A conti fatti insomma, doveva essere il governo del cambiamento. quello pentaleghista. E’ diventato invece, e  in pochi mesi , il governo della restaurazione dei vecchi giochi della politica. I 5 stelle, dopo aver subito supinamente lo strapotere salviniano, rincorrendo sul loro stesso terreno la Lega, tanto da non riuscire più a distinguere i grillini dagli alleati padani, si sono però finalmente svegliati e tutti i giorni tendono a marcare la differenza. Anche se forse, adesso, è  troppo tardi per recuperare la verginità perduta.

O forse no.  Già, perchè se Salvini  non stesse sbagliando tutto nel braccio di ferro con l’Europa, tra qualche settimana ci saremmo trovati con una crisi di governo e con Berlusconi di nuovo in pista al posto di Di Maio. Moscovici e Juncker paradossalmente stanno invece dando una mano al movimento . Salvini ha perso  brillantezza, negli ultimi giorni. Appare nervoso, monotono, senza argomenti validi.  Un pugile suonato, che la butta in ‘caciara’, con battute su babbo Natale o sui 60 milioni di italiani dalla sua parte,  che mortificano l’intelligenza dei nostri connazionali.

Insomma, andare all’incasso ora, non conviene più nemmeno a lui. Quella che doveva essere la logica strategia   per occupare Palazzo Chigi insieme con l’ex cavaliere, provocare cioè ad arte  l’attuale alleato, metterlo alla berlina  al cospetto degli italiani e disfarsene in poche mosse, sta quindi  franando anche sotto i colpi della commissione europea. Non è un caso che Conte stia frenando sul muro contro muro con Bruxelles e  ora sia pronto al dialogo. I 5 stelle hanno capito  in pratica che a forza di inseguire Salvini  si stavano infilando in un vicolo cieco, su una china  politica senza ritorno.

Forse lungo il percorso accidentato di questa alleanza innaturale,  quelli del M5s nel frattempo  avranno perso tantissimi elettori. Ma almeno hanno salvato la faccia ed evitato di disintegrarsi. A tremare adesso è la Lega. Quei sondaggi sospetti ma bellissimi  per Salvini, con il nuovo anno rischiano infatti di diventare solo un pallido ricordo. Chi non ci crede confronti i commenti verso Salvini di qualche mese fa, con quelli degli ultimi giorni. Anche il più scettico capirà che la parabola discendente del segretario della Lega è già iniziata. E la sua  caduta sarà rapida. Sorprendentemente rapida, inaspettata e rovinosa.