IL CANDIDATO MAURIZIO MARTINA, CON QUELLA FACCIA UN PO’ COSÌ, PARTE CONFUSO

DI FABIO BALDASSARRI

Per la sua prima uscita da candidato alla segreteria nazionale del Pd, Martina si è presentato in una sezione inaugurata da Palmiro Togliatti nel 1962 a Roma, nel cuore del quartiere San Lorenzo ove nel ‘43 furono rastrellati gli ebrei dai nazifascisti e, poco tempo fa, è stata massacrata Desirée intorno alla cui morte si scatenarono le ire leghiste verso gli immigrati extracomunitari salvo scoprire, dopo, che le indagini portavano a un italiano.

Qualcuno si domanderà cosa significhi quest’uscita di Martina nel nome di Togliatti e, sullo sfondo, nientemeno che il busto di Gramsci. Il candidato, evidentemente, è un po’ confuso. Si era persino detto che si presentava in ticket con la Bellanova ma, da qualche parte, hanno stabilito che è meglio di no perché pasdaran renziana. Invece sono arrivati, a sostenerlo, due apparentemente dissidenti: Del Rio e la Serracchiani. Sosterrà Martina anche Orfini.

Parimenti Martina ha sentito il bisogno, nel momento della sua candidatura, di lanciare un segnale di apprezzamento nei confronti del concorrente Richetti mentre Renzi, il giorno prima, in un’intervista al Foglio aveva pronunciato un chiaro endorsement per Minniti con cui, in ticket, avrebbe dovuto presentarsi Lotti se, nel solito luogo ove si prendono le decisioni (il think tank della corrente leopoldina?), non avessero stabilito che era meglio di no.

Che ci vuole, a questo punto, per capire che Renzi e l’apparente dissidenza renziana contano sul fatto che nessuno raggiunga il 50% +1 alle primarie? E anche che la commissione di garanzia respinga l’ipotesi che diventi segretario chi avrà la maggioranza relativa (Zingaretti secondo i sondaggi)? Questo, dopo i debiti accordi nella solita sede, consentirebbe a uno dei candidati più o meno collegati a Renzi (Minniti, Martina o Richetti) di salire sul podio.

Se non dovesse verificarsi, si parla già di una lista alle europee con cui Renzi si muoverebbe in autonomia per lanciare il suo nuovo partito di matrice macroniana. Nell’attesa, Scalfarotto gira l’Italia per costruire comitati civici che al momento non esistono. Conclusione: tutta la sinistra ha dei problemi, ma nel Pd c’è chi lavora alacremente per regalare la vittoria al centrodestra nelle elezioni europee. Curioso che Martina, con quella faccia un po’ così, non se ne accorga.