IL MICRO BATTERIO “CHIMAERA” ALLA BASE DEL “MEMORIALE” DEL DOTTOR PAOLO DEMA

DI RENATA BUONAIUTO

Ha un nome il microbatterio responsabile della morte del dottor Paolo Demo, si chiama “Mycobacterium chimaera”. A scoprirlo è stato proprio il dott. Demo, come conferma la moglie Rosanna Lodato, che alla scomparsa del marito ha consegnato il memoriale da lui redatto, ai suoi avvocati Pier Carlo Scarlassara e Raffaela Di Paolo.
Ricostruita l’intera vicenda si è aperta un’ inchiesta che vede al momento iscritti sul registro degli indagati due ex Direttori Sanitari dell’Ulss 8 , Ennio Cardone e Simona Aurelia Bellometti, a carico dei quali si ipotizza l’accusa di omicidio colposo.
Paolo Demo era un anestetista dell’Ospedale San Bortolo di Vicenza, si era sottoposto nel 2016, ad un intervento chirurgico per la sostituzione di una valvola mitralica. Durante l’operazione era stato necessario utilizzare un macchinario della ditta “Liva Nova” del gruppo “Sorin”, per consentire una circolazione extra corporea. Il “micro batterio”, si sarebbe annidato proprio all’interno del macchinario, nel serbatoio dell’acqua atto a mantenere stabile la temperatura del sangue.
Nel suo diario, il dott. Demo avrebbe annotato tutti i particolari ed i sintomi manifestati, durante l’evoluzione dell’infezione. Aveva in particolare studiato l’apparecchiatura della “Liva Nova”, scoprendo che per il suo utilizzo era necessaria una costante e particolare sterilizzazione. Procedure che sembrerebbe non siano state mai adeguatamente effettuate. Un allarme simile sarebbe emerso anche dalle sale operatorie di New York, circa tre anni fa, trasformandolo in un vero e proprio allerta mondiale.
Oltre 10.000 le lettere inviate ai pazienti operati ed a rischio infezione “Chimaera”, circa 100 quelli ad oggi accertati dal Ministero della Salute. Il tempo d’incubazione varia da uno a cinque anni. Febbre, sudorazioni notturne e deperimento organico senza differente giustificazione, rappresenterebbero i primi sintomi. L’esito per il 50%, sarebbe quasi sempre nefausto, in alcuni casi i danni porterebbero anche ad una invalidità totale.
La scelta del dottor Demo non parte da una velleità punitiva nei confronti dei suoi colleghi, come la stessa moglie Rossana Lodato conferma: “Consapevole di quanto sia possibile fare errori, mio marito riteneva però che andassero al contempo riconosciuti e tempestivamente corretti…noi aspettiamo che vengano fatti gli accertamenti dagli inquirenti e poi vedremo il da farsi…”.
Intanto la società “Liva Nova” si difende: “I microbatteri sono già presenti in natura, nel terreno e nei sistemi di distribuzione dell’acqua, in alcuni casi possono risultare dannosi alla salute in soggetti ad esempio immunodepressi, per questo erano state indicate operazioni di sanificazioni delle apparecchiature”.
Inizierà adesso il classico “ping-pong” di responsabilità, mentre noi ci auguriamo che il “diario” del dott. Demo, possa far luce su quanto accaduto e offrire delle risposte a quei 10.000 pazienti che dal Ministero hanno ricevuto una lettera con tanti punti interrogativi.