IL SINDACO DI PISA: DEMOLIAMO L’ACQUEDOTTO MEDICEO PER FARE LA TANGENZIALE

DI PATRIZIA ING. LASSANDRO

A Pisa è esplosa una controversia durissima relativamente alla demolizione di tre arcate di un acquedotto mediceo. Si tratta di un impianto architettonico costruito centinaia di anni fa, un monumento. La decisione è scaturita da un interesse economico. La demolizione farebbe risparmiare denaro sui costi per dei lavori edili previsti per aprire la tangenziale nord-est. Con i soldi risparmiati il Comune potrebbe ristrutturare le altre arcate dell’acquedotto. Idea nata nella maggioranza di centro destra che ha lasciato ragionevolmente stupito e agghiacciato Salvatore Settis, archeologo, storico dell’arte già direttore proprio della Scuola Normale di Pisa, studioso in prima fila nella tutela di paesaggi, arte e cultura. Lo studioso ha rilasciato un preciso resoconto affinché quel pezzo di architettura monumentale non venga tristemente demolito. Il tutto ovviamente previo nulla osta della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Pisa e Livorno e quindi dal Ministero dei Beni e attività Culturali.
Sostanzialmente la maggioranza vorrebbe smontare un pezzo dell’acquedotto dei Medici per far passare la tangenziale Nord-Est. La parte rimossa dovrebbe essere rimontata in un altro punto. In questo modo si potrebbero risparmiare i soldi che sarebbero serviti per costruire un sottopasso all’acquedotto. Conseguentemente, coi denari risparmiati si potrebbe restaurare l’acquedotto stesso. Il progetto descritto è stato ideato dall’assessore all’urbanistica Massimo Dringoli. Il sindaco Michele Conti lo condivide.
Lo storico Settis, a tal proposito ha affermato: “a quel che pare, brutalità e arroganza sono ingredienti alla moda nel nuovo clima politico. E perché mai, se così è, l’amministrazione comunale di Pisa dovrebbe fare eccezione? Trasecolando, leggo sul Tirreno del 16 novembre che secondo il nuovo Sindaco di Pisa tre arcate dell’acquedotto mediceo andrebbero demolite per risparmiare sui costi della tangenziale nord-est e che da tal risparmio si dovrebbero ricavare i mezzi economici per restaurare il resto delle arcate. Come se, mettiamo, il Vaticano distruggesse un pezzo degli affreschi della Cappella Sistina vendendone i frammenti, onde finanziare il restauro di tutto il resto. O se per restaurare il Colosseo se ne dovessero demolire le parti che “intralciano il traffico” nell’area circostante. Perversioni senza nome, di cui perfino le orde di Attila sarebbero incapaci”. L’acquedotto fu voluto dal granduca Ferdinando I dei Medici e fu cominciato nel 1588 e concluso nel 1613 sotto Cosimo II. Va da Asciano Pisano alla città della Torre Pendente. Il modello è quello degli antichi acquedotti romani. Un modello architettonico e culturale, carico di simboli per l’intera Nazione. Settis si augura che le affermazioni “attribuite al Sindaco Conti siano fake news”.