LASCIA UN LIBRO, PRENDI UN LIBRO. GIUSEPPE RAPISARDA DIFFONDE CULTURA A COSTO ZERO

DI MANUELA MINELLI

Sono già più di duemila e viaggiano parecchio, fermandosi in più di settanta…“stazioni”, sparse in venti città, di quindici province, di sei regioni dell’intero stivale. Questo per ora, perché i numeri aumentano di giorno in giorno. Non parliamo di treni, bensì di libri, e mentre questa notizia va in pagina, altre “stazioni” in altre città italiane stanno accogliendo altri libri.

Questa magnifica idea che farà felici gli amanti della lettura è una sorta di Biblioteca diffusa e si differenzia dall’idea del Book-crossing, poiché è strutturata e pensata per rendere i testi sempre disponibili, nonché protetti da vandali, umidità, neve, sole e piogge, all’interno di locali, negozi e associazioni che fungono sia da punti di condivisione, sia da punti di raccolta per chiunque volesse donare i libri di cui si vuole disfare.

Una sola regola: chi prende un libro deve lasciarne un altro, senza alcuna registrazione e nessuna tracciabilità, né del lettore, né del libro. Sono ammessi tutti i tipi di libri fuorché – come accade anche per le biblioteche classiche –  i testi scolastici.

Recuperare libri e condividerli, non significa soltanto recuperare qualche centinaio di grammi di carta, ma significa anche non consegnare al macero un veicolo del sapere – spiega Giuseppe Rapisarda, orgoglioso cittadino di Belpasso, in quel di Catania, dottore in chimica ed ex area manager di un’ importante multinazionale, ambientalista ed ecologista, con una smodata passione per i viaggi – Per fabbricare la carta di quel libro, sono stati abbattuti degli alberi. Alberi che germogliavano, fiorivano, respiravano, si riproducevano, si nutrivano e nutrivano. La loro vita è stata sacrificata per diventare veicolo del nostro sapere. Recuperare e ridare vita ai libri, simbolicamente equivale a ridare vita ed onorare quegli alberi che sono stati abbattuti per fabbricare la carta di cui sono composti. E’, inoltre, anche un gesto dal grande potere simbolico, per stimolarci ad avere una maggiore sensibilizzazione ecologica nelle azioni di tutti i giorni”.

Non è un caso infatti che là dove c’è una postazione “Lascia un libro, prendi un libro”, c’è sempre anche un parco molto ben curato e una città molto ben mantenuta.

Ma come sarà venuta in mente a Giuseppe Rapisarda questa geniale seppur semplice idea, un po’ un uovo di Colombo capace di salvare tanti libri dal macero?

“Sono sempre stato un appassionato di viaggi, fino ad oggi ho visitato più di ottantacinque Paesi – ci spiega Giuseppe, difensore di libri abbandonati e promotore di letture condivise – La prima volta che mi è capitato di vedere queste piccole…biblioteche viaggianti fu diversi anni fa a Bratislava, in un parco vicino al castello, dove erano anche state allestite delle amache e delle sdraie, che invitavano i passanti a fermarsi e a godere di una sana lettura. Più avanti le vidi anche in Alaska, e precisamente in un ferramenta di un piccolissimo villaggio nel Parco Nazionale del Denali e ricordo che la cosa mi sorprese parecchio. Lì anche nei traghetti, nello spazio gioco per i bambini, c’erano libri sistemati in librerie colorate a misura e ad uso e consumo dei più piccoli. Poi, continuando quel viaggio, vidi ancora nel Klondike, tra l’Alaska e il Canada, altre postazioni protette, con libri da prendere e scambiare. Ma, con altra grande sorpresa, scoprii poi che in Brasile, in tutto il Paese, sul lungomare di molte città, ma anche nelle favelas dove rubano di tutto ma i libri vengono rispettati, c’erano altre postazioni per strada, dove chi voleva poteva prendere un libro per leggerlo e lasciarne un altro in cambio”.

E così Giuseppe, da persona pragmatica qual è, ha importato in Italia il progetto “Lascia un libro, prendi un libro”, cominciando prima dalla sua città, Belpasso, in cui negozianti e cittadini hanno risposto con entusiasmo, a conferma che la Sicilia è storicamente terra di cultura, poi allargando a macchia d’olio l’iniziativa, fino a coinvolgere paesi e città in ogni parte d’Italia.

“Lascia un libro, prendi un libro” è oggi una realtà culturale in grande e continua espansione, finalizzata alla promozione della lettura e al recupero, alla circolazione e rivalutazione del libro, quale strumento di cultura e di formazione della persona.

L’iniziativa non intende portare le persone ai libri, ma i libri alle persone: si cerca cioè di avvicinare alla lettura persone che abitualmente non leggono, provando a far trovare loro i libri nei luoghi che abitualmente frequentano, senza dover spendere soldi per goderne.

Condivisione gratuita di libri e divulgazione del sapere quindi, anche come impegno sociale pacifista, contro ogni forma di sopraffazione, di violenza e di criminalità.

Malala Yousafzai, premio Nobel per la Pace, disse: “Un bambino, un insegnante, un libro, una penna possono cambiare il mondo. L’istruzione è l’unica arma contro il terrorismo“. E ancora, Antonino Caponnetto diceva: “La mafia teme più la scuola della giustizia“.

Qualsiasi tipo di attività commerciale e non (pensiamo ai Caf, o agli ambulatori medici), può allestire all’interno dei suoi spazi un punto di raccolta e condivisione gratuita dei libri. Non servono spazi immensi, basta uno spazio di soli cinquanta centimetri, nel quale esporre un certo numero di libri, di qualsiasi genere, tranne – lo ricordiamo ancora – testi scolastici che sono esclusi dalla condivisione, e il gioco è fatto. E non dimentichiamo che per qualsiasi attività commerciale – bar, mercerie, ristoranti, parrucchieri, ferramenta, studi medici, fornai, dentisti, tintorie, pasticceri – avere un angolo con una piccola libreria dove i clienti e gli amici possono portare e prendere libri, è un importante valore aggiunto, che farà certamente crescere il numero di clienti.

In ordine cronologico gli ultimi punti che hanno aderito sono in Veneto, e precisamente a San Giorgio delle Pertiche, in provincia di Padova e un Caffè di Noale, non lontano da Venezia.

Un po’ come i netturbini turchi, che con i libri salvati dal macero hanno allestito una biblioteca, in maniera assolutamente gratuita e senza alcun fine di lucro, anche Giuseppe Rapisarda è uno di quegli eroi silenziosi del nostro tempo, un angelo salvatore della cultura che si adopera per la sua diffusione, investendo il suo tempo libero nell’organizzazione e nella realizzazione di questo progetto. Perché, ricordiamocelo tutti, dietro un libro di qualsivoglia genere, non c’è soltanto il lavoro creativo dell’autore, ma anche quello di tante persone, dal grafico, all’editor, dal correttore di bozze, all’editore, da chi quel libro lo stampa a chi lo distribuisce, e buttare via tutto questo, oltre ad essere un peccato mortale, è anche un enorme, imperdonabile mancanza di rispetto per il lavoro altrui.

Per facilitare il contatto dei lettori e anche di quanti volessero aderire al progetto o avere aggiornamenti, è stata creata la pagina Facebook: Lascia un libro, prendi un libro, oppure si può contattare Giuseppe Rapisarda al numero 347-9636105. Lui è sempre disponibilissimo a spiegare, consigliare e indirizzare chiunque volesse allestire nel suo locale un punto raccolta per salvare la vita di tanti libri e rendere più piacevole quella dei suoi clienti.