OKINAWA: E TUTTI VISSERO FELICI E LONGEVI

DI TINA CAMARDELLI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gli anni scorrono veloci, come fossero giorni, e quando passi in rassegna la vita, ti chiedi come sia stato possibile lasciar passare distrattamente tantissimi di quei giorni. Pensi a quante chance ti sei perso, per paura, per dovere, per non deludere o non dispiacere gli altri. Solo dopo si apprezza il prima, che fregatura!
Alda Merini diceva: “gli anni sono come le piramidi, contengono sempre qualche morto”. E proprio allora, quando pensi a quei morti custoditi segretamente nell’anima, l’infelicità prende il sopravvento.
In televisione, sui social e alla radio gli “esperti” ci bombardano di consigli, soluzioni, strategie per essere felici, esistono molti libri sul self-help .
Ma le statistiche continuano ad essere preoccupanti: secondo le stime dell’OMS, l’infelicità è attualmente la “malattia” più diffusa al mondo. L’infelicità è dunque più nociva del fumo passivo?
Ma esiste un paese, un luogo, dove tutti sono felici, dove la felicità è un bene pubblico e non privato?
Quel luogo esiste e si chiama Okinawa. Situato nel tratto di mare tra Giappone e Taiwan, l’arcipelago di Okinawa rappresenta l’area geografica più felice e longeva al mondo: la durata media della vita è di 81,2 anni e circa il 20% della popolazione è costituita da centenari.
Questo luogo può essere considerato una vera e propria isola della felicità e del benessere. Le malattie cardiovascolari infatti sono ridotte dell’80% rispetto ad esempio all’America, i tumori sono il 40% in meno, perfino le percentuali di osteoporosi sono inferiori rispetto al resto del mondo, così come i livelli di colesterolo e il rischio di sviluppare demenza.
Da decenni questo fenomeno è studiato da scienziati e sociologi di tutto il mondo. Molti esperti affermano che il segreto di longevità degli abitanti di Okinawa sia il massiccio utilizzo dell’ alga kombu. Ricca di potassio e fosforo è molto utile sia per rafforzare il sistema immunitario, che per favorire la circolazione sanguigna e il drenaggio dei liquidi. Tanta longevità potrebbe risiedere comunque in un mix di aspetti che vanno da quelli psico-fisici-etici a quelli alimentari.
Nel loro vocabolario non esiste la parola pensionato, la gente resta attiva fino alla fine, e non trascorre il tempo davanti alla tv o tablet;
Coltivano le amicizie per tutta la vita, vivono in comunità prendendosi cura del benessere e della felicità degli altri, danno per ricevere;
Curano corpo e mente, senza privilegiare l’uno in favore dell’altro. Non trascorrono il tempo a rincorrere il tempo o a produrre per guadagnare, per poi comprare macchine, abiti griffati o oggetti inutili.
Praticano quotidianamente ore di meditazione, e la loro teoria di vita è lo “ishokudoghen e lo yuimaru”.
Ishokudoghen tradotto è “il cibo è una medicina”: soia, frutta, verdura, alga kombu e il pesce costituiscono i loro unici alimenti.
Lo yuimaru indica il senso di appartenenza, la consapevolezza di essere ancora importanti e necessari per la famiglia e la società, la voglia di vivere e divertirsi e lavorare. Gli ultranovantenni oltre a non smettere di lavorare, praticano arti marziali, sono rispettati e onorati, e un senso di profonda solidarietà sociale fa sì che non manchi loro assistenza e aiuto anche quando vivono da soli nei villaggi. La spiritualità è molto sviluppata, insieme al senso dell’onore e alla certezza che la famiglia, intesa anche come gruppo sociale, non possa mai venire meno. Nello stile di vita mancano, o sono rari, l’abitudine al fumo e il consumo di alcolici. La vita all’aria aperta occupa la parte maggiore del tempo, soprattutto per la popolazione anziana.
Quando gli chiedono qual è il segreto della loro longevità rispondono: “siamo felici, vediamo sempre il lato positivo delle cose e non abbiamo fretta”.
Ad Ogimi, (villaggio dell’isola), c’è un messaggio di benvenuto scolpito nella pietra, e le parole sono quelle di un antico detto di Okinawa: “A 70 anni sei un bambino, a 80 un giovane. E se a 90 qualcuno dal paradiso ti invita a raggiungerlo, rispondi: vai, torna quando avrò 100 anni”
La longevità di questa popolazioni oramai è conosciuta in tutto il mondo. Uno degli eventi che fece balzare il caso agli onori della cronaca, fu la vittoria del campione di box, Seikichi Uehara, che aveva ben 96 anni. Il suo avversario era un giovane trentenne. Ovvio che la storia fece il giro del mondo in pochi istanti.
Il fatto curioso è che gli studiosi hanno osservato che i benefici si perdono quando i residenti emigrano. I giapponesi di Okinawa stabilitisi in Canada, per esempio, hanno perso parte del vantaggio: ciò indica che l’ influenza del dna sulla possibilità di diventare ultracentenari da sola non è sufficiente. Servono le condizioni di vita, le abitudini, i comportamenti alimentari e culturali. Quando ci si trasferisce non sempre si mantiene lo stile di vita originario, e questo può essere dannoso.
I dati parlano chiaramente, a Okinawa si invecchia felicemente.
Questo ci deve far riflettere, perché la vita non deve essere solo un insieme di anni che strappiamo alla morte.