CARA DI MINEO, UNA BOMBA AD OROLOGERIA DESTINATA AD ESPLODERE

DI ANNA LISA MINUTILLO

Il piano del governo pare avere come obiettivo finale quello della chiusura definitiva del Cara di Mineo, e con quanto sta accadendo non ci sarebbe neanche da meravigliarsi troppo se le cose andassero a finire davvero in questo modo. Un lasso di tempo di 18 mesi per avere conferma o smentita. Il tutto anche se per i quattro lotti per i servizi situati all’interno del Cara, assegnati di recente dalla prefettura, i piani di durata risultano avere base triennale. Fino a qualche tempo fa al residence degli Aranci di Mineo erano presenti oltre 4mila persone, oggi gli ospiti sono meno di 1800. La situazione politica generale e la volontà del ministro degli Interni Matteo Salvini con lo stop agli sbarchi nel Catanese, ed il l blocco della nave Diciotti accompagnati dall’ ipotesi di apporre un catenaccio al villaggio situato ai margini della Catania-Gela, non pare essere immaginaria. Secondo alcune fonti il momento della chiusura sarebbe previsto con il raggiungimento della «quota 1500», ovvero 1500 persone presenti all’interno della struttura. Oltre ai modelli di integrazione vi è anche la questione occupazionale che va valutata e non sottovalutata.

Il nuovo appalto è entrato in vigore il 1 ottobre, ed è stato disegnato per 2400 persone, invece che per 4mila. Questa cosa ha già comportato la riduzione dei lavoratori impiegati all’interno del Cara che sono scesi da 350 fino ai circa 190 occupati ad oggi. Sono invece 41 i lavoratori che si occupano della preparazione dei pasti. Nel passare da un appalto all’altro sono andate in fumo 48mila ore lavorative l’anno. Da non tralasciare anche che chi ha fatto il mediatore, oggi si ritrova tagliato fuori, con la difficoltà conseguente di riuscire a trovare un impiego nel Calatino.

Evidente la preoccupazione dei sindacati che si ritrovano a fronteggiarsi con il governo nazionale composto da Lega e M5s il quale, in modo forse poco palese,  cerca di mettere in atto il closing  ( piano che Salvini ha sempre avuto in mente). Intanto che il numero dei migranti diminuisce in modo sostanziale da settimane, sono ancora numerose le pratiche per la richiesta dei vari status (quello di rifugiato, ma anche le varie sfumature di protezione) che devono essere concluse. L’iter per il riconoscimento della protezione dura circa 8 mesi.

Così mentre  la tutela dei migranti viene a scadere i servizi diminuiscono ed i posti di lavoro si perdono. Una situazione allarmante per la cittadina di Catania, che non può né deve essere sottovalutata tanto più che il sindaco Giuseppe Mistretta ha ricevuto una nota dell’Asp che lo informa del fatto che dal 27 ottobre sospenderà l’assistenza sanitaria ai migranti, i quali dovranno dotarsi di un codice fiscale provvisorio e scegliersi un medico di base e un pediatra a Mineo. Sparisce così anche quella convenzione pre esistente con l’Azienda sanitaria che incaricava alcuni medici che fornivano assistenza recandosi sul posto. Questo servizio non è previsto dal nuovo appalto. Non è difficile immaginare quali saranno i disagi conseguenti a questa situazione poiché immaginare duemila persone che per ricevere le cure della medicina di base si debbano recare a Mineo è qualcosa che allarma.

E come se fosse poco tutto ciò di per sé l’ assistenza medica fornita sul posto non è l’unico servizio ad essere stato depennato. Infatti, nei giorni scorsi, numerosi migranti hanno ripreso a recarsi in città a piedi o in bicicletta, poiché di sicuro non è più previsto il trasporto verso Mineo. Strade piene di tornanti e la loro stessa vita che viene messa a rischio, vite già complicate che si pensa di complicare ulteriormente anziché agevolare. Una bomba a orologeria con timer azionato che potrebbe esplodere da un momento all’altro, ma le soluzioni o le decisioni a riguardo sono ancora disperse tra le trovate” geniali” e il grande impatto mediatico che le stesse hanno. Tutto tranne che la concretezza quindi.

Una qualità dell’accoglienza alquanto discutibile, mal gestita ma anche mal accolta da chi la deve in qualche modo subire.

I fondi sono stati tagliati del 60 per cento, cento milioni destinati ad assistenza sanitaria, igiene, vitto , che dai 100 a disposizione per tre anni sono diventati 40. Meno della metà quindi e non si può parlare di un “taglietto” a questo punto.

Salvini è soddisfatto, voleva meno migranti in quel centro e ci è riuscito, solo che non si può pensare che non vi siano effetti dopo questo tipo di interventi e che gli stessi inevitabilmente poi non si ripercuotano anche sulla vita dei cittadini e su quella dei migranti stessi. Le condizioni di vita nel centro sono al limite dell’incivile dell’intollerabile, non c’è da stupirsi se poi si creeranno situazioni che potrebbero anche sfuggire di mano.. E così si fa tanto parlare, si cavalcano mari di parole che riferiscono di quanto l’accoglienza nel nostro paese sia stata ridotta all’osso, in modo da disincentivare chi tenta di raggiungerlo (questo sgangherato paese),  perché qui si fa la fame e non è il caso di arrivare. Una politica, quella di Salvini che mette sempre più in evidenza quanto “La pacchia sia finita”, come se abbandonare  familiari e costumi fosse una bazzecola, quando è tutto tranne questo, indipendentemente dalla razione di cibo, o da un tetto sulla testa, se le condizioni che si ritrovano a vivere sono queste. Il serpente che si morde la coda, travestito da piano ben organizzato che darà lustro solo a chi il lustro lo sa raggiungere facendo del male a chi non può difendersi. Sì perché qualcuno si è chiesto delle persone che verranno magari buttate fuori dai Cara , dove infermieri e medici sono spariti,  dove il cibo viene razionato che fine saranno destinati a fare?

Non sarà proprio questo a farli finire per le strade di qualche città, organizzati come clan e magari a delinquere.  Risale a pochi giorni fa la demolizione del Baobab che ha messo in strada persone destinate a cercare di sopravvivere sotto le pensilline dell’Atac a Roma. Si chiudono strutture, e poco si fa oppure si pensa a cosa possa voler dire ritrovarsi a sostare sotto un ponte, con un cartone che fungerà da letto, chiedendo qualche spicciolo per poter acquistare un pezzo di pane da mangiare. Le persone passeranno accanto, molti faranno finta di ignorarli, di non vedere, ma vedranno bene il degrado, lo “schifo” in cui devono inciampare muovendosi. Niente problemi perché ci sarà Salvini con la ruspa a disintegrare quel poco che è in loro possesso. E lo farà proprio con quelli che aveva buttato in strada dopo averli cacciati per fame. Il massimo dei risultati con il minimo degli sforzi, prestigio per chi si erige a “paladino della giustizia” e degrado e desolazione per chi già non possedeva nulla e dopo queste genialate possiederà ancora meno.

Ed allora nessuna meraviglia o senso di disorientamento se poi accade ciò che accade, come il 21 Novembre quando centinaia di migranti hanno occupato la sede stradale della statale 417 Catania-Gela, sostando nei pressi della rotatoria da cui si accede al centro di Mineo. Gli automobilisti sono stati costretti a tornare indietro.
Protesta dovuta al taglio dei servizi all’interno della struttura, ma anche per il trasporto che finora, ai migranti che dovevano lasciare il centro forniva un biglietto per salire sull’autobus con cui dirigersi nelle mete da loro scelte. Attualmente invece l’erogazione dei biglietti è stata sospesa e non si può restare solo a guardare.
Tra le centinaia di manifestanti, secondo quanto riferito dagli inquirenti, ci sarebbero state anche un’ottantina di persone che hanno già ottenuto un regolare permesso di soggiorno, ma che si rifiutano comunque di lasciare la struttura. Forse perché una volta abbandonata non saprebbero dove recarsi?

I tagli voluti dal ministro dell’interno Salvini hanno ridotto i soldi che lo Stato concede ad ogni immigrato da più di 30 euro a 15,60 euro per vitto e alloggio, dopo i numerosi casi di imprenditori che utilizzavano poco più di un euro al giorno per i bisogni degli ospiti e intascavano il resto. Ci chiediamo perché non ci siano interventi concreti per chi intasca soldi destinati a chi ha problemi reali, ma anche qui non abbiamo risposte, oppure se le abbiamo facciamo finta di non capire senza renderci conto dell’importanza che le parole legalità e trasparenza contengono realmente. Altre decine di extracomunitari hanno presidiato la strada statale 385 che collega Catania e Palagonia. Sul posto erano presenti agenti della polizia di Stato di Catania, della polizia stradale di Caltagirone e carabinieri della compagnia di Palagonia.

La protesta si è conclusa dopo i colloqui con i mediatori culturali del Cara di Mineo.
Cara Di Mineo è nota alle cronache per le numerose proteste messe in atto dai migranti che ospita, tanto da non fare più eco, quasi come se fosse un’ovvietà cercare di alzare la voce per esprimere disagio e mancanze. Forse è anche di questo che ci si dovrebbe preoccupare, piuttosto che limitarsi ad attenzionare la situazione solo quando accadono episodi simili per poi finire con l’archiviare una pratica che a stento si è cercato di leggere.

Cerchiamo di capire
Cos’è un CARA?
Il Centro di accoglienza per richiedenti asilo (Cara) è una struttura in cui vengono accolti i migranti appena giunti in Italia irregolarmente che intendono chiedere la protezione internazionale. I Cara sono stati istituiti a seguito della riforma del diritto di asilo, conseguente al recepimento di due direttive comunitarie (DPR 303/2004 e D.Lgs.28/1/2008 n.25). A gestirli è il ministero dell’Interno attraverso le prefetture, che appaltano i servizi dei centri a enti gestori privati attraverso bandi di gara. Le convenzioni variano e lo Stato versa all’ente gestore una quota al giorno a richiedente asilo. Con quella cifra devono essere garantiti l’alloggio, i pasti, l’assistenza legale e sanitaria, l’interprete e i servizi psico-sociali. Spesso nei Cara esistono altri servizi come l’insegnamento di base della lingua italiana. Essendo la permanenza nei centri variabile è difficile avere un sistema che punti all’integrazione dei richiedenti asilo nel tessuto sociale. Inoltre, l’inserimento del richiedente asilo è spesso minato dal fatto che queste strutture di prima accoglienza si trovano isolate dai centri urbani e senza servizi di collegamento e dal fatto che mancano i posti in seconda accoglienza, quelli della rete Sprar .

Nel Cara i migranti restano per il tempo necessario affinchè una delle dieci commissioni territoriali competenti per l’esame delle domande di asilo esamini la richiesta di protezione internazionale. In Italia, dal 2011, sono operative dieci commissioni territoriali e dodici sezioni.
Al termine dell’iter può essere riconosciuto lo status di rifugiato, che equipara lo straniero al cittadino italiano, oppure una forma di protezione diversa: sussidiaria o per motivi umanitari. Oppure si può ricevere il diniego, al quale si può fare ricorso. Se la protezione non viene riconosciuta, al termine dell’iter il richiedente asilo lascia il Cara con l’ordine di lasciare il territorio nazionale in pochi giorni. Diventa così un migrante irregolare.

I Cara non sono centri di detenzione amministrativa, sono centri aperti dai quali, durante il giorno il migrante può uscire, anche se deve fare ritorno secondo nelle fasce orarie stabilite dal regolamento del campo. Quindi è corretto parlare di migranti ospiti del Cara. Alcuni rapporti di monitoraggio evidenziano che gli stranieri accolti in questi Centri si trovano in una condizione semi-detentiva in quanto possono lasciare le strutture durante il giorno, ma devono farvi ritorno per la notte.

Dove sono situati in Italia?
I Cara in Italia sono:
Bari Palese, Brindisi, Caltanissetta, Crotone, Foggia- Borgo Mezzanone, Gorizia, Roma Castelnuovo di Porto, Trapani Salina Grande, Mineo (Ct). I più grandi d’Italia e d’Europa sono i mega campi di Sant’Anna di Isola Capo Rizzuto (Kr) e di Mineo, in provincia di Catania, ognuno ha una capienza di circa 1500 persone. Il Cara di Mineo è stato aperto sulla scia dell’emergenza Nord Africa, nella primavera del 2011

Depressione, isolamento e 7 tentati suicidi sono stati riscontrati da Medici senza frontiere a pochi mesi dall’apertura del Cara di Mineo. Ma anche aborti dovuti a prostituzione forzata delle donne nigeriane sono emersi dalle denunce dei medici dell’ospedale di Caltagirone. Un rifugiato ventenne del Mali è stato ricoverato presso l’Unità spinale unipolare dell’ospedale Cannizzaro di Catania e resterà sulla sedia a rotelle, a causa di un’aggressione avvenuta durante una rissa nel centro. A luglio 2013 un nigeriano ha rischiato la morte in un pestaggio. In questa struttura sono continue le proteste dei migranti che bloccano la strada Catania-Gela per chiedere un esame più rapido delle loro domande d’asilo.

I problemi per il Cara Di Mineo risalgono al 2011 quando il Ministro dell’interno era Roberto Maroni, trovatosi a far fronte ad una profonda crisi migratoria creatasi dalle primavere arabe in Libia e Tunisia. Nel giro di pochi anni, la situazione tenderà a diventare più calda con i governi che si succederanno. Tanto che il Cara di Mineo diventerà il più grande centro d’accoglienza d’Europa, ritrovandosi nei periodi più caldi ad ospitare anche oltre 4.000 richiedenti asilo.


Da quel momento in poi la struttura cade al centro di numerosi episodi di cronaca e di livello giudiziario. Spesso sono sorte tensioni tra migranti ed il resto del territorio, con alcuni richiedenti asilo che più volte bloccano la SS 417. Uno spazio ridotto in cui si sono ritrovate a convivere diverse etnie a volte anche in contrasto negli stessi paesi d’origine. Non sono mancati episodi di violenza all’interno del Cara, fino a giungere al 2016 , quando emergerà anche un’associazione criminale che gestisce un giro di prostituzione.
Anche la magistratura ha puntato lo sguardo sul Cara, tanto che la gestione della struttura finirà all’interno delle inchieste su mafia capitale. Il continuo flusso di ospiti porta ad un certo punto anche a contare 300 impiegati, con la politica locale sospettata di essere impegnata nel cercare di sfruttare a proprio favore questa situazione. Nel gennaio 2017 da Catania parte un’indagine nella quale si ipotizza, tra le altre cose, che coloro che vengono assunti al Cara sarebbero costretti ad iscriversi all’Ncd, il partito dell’allora ministro Alfano. La struttura agli atti pratici si rivelerà essere l’industria più redditizia del Calatino, al fianco dei posti di lavoro infatti, arriveranno spesso episodi di violenza.
I fatti dello scorso mercoledì costituiscono soltanto gli ultimi di una lunga serie, fatta di timori ed insicurezze da parte soprattutto della popolazione locale. Nell’agosto 2015 una coppia di coniugi della vicina Palagonia viene uccisa in modo brutale da un ivoriano ospite del centro, un episodio quello che spinge lo stesso procuratore di Caltagirone a parlare del Cara come di un “problema”.
La svolta è soltanto di pochi mesi fa. Da un lato arriva il calo di sbarchi lungo le coste italiane, dall’altro la politica del ministro degli interni Salvini che, proprio in campagna elettorale, promette di mettere mano al Cara. La struttura il primo gennaio 2018 ospita 2.585 migranti, molti di meno rispetto ai periodi più caldi. Ma nel corso di questo anno le presenze scendono ancora, passando ad “appena” 1.726. Si tratta di una cifra sempre difficile da gestire, nulla però in confronto a quando ad essere ospitati erano in 4.000. Se la generale diminuzione degli sbarchi permette di sfoltire la presenza a Mineo, le politiche messe in atto da Salvini creano reazioni e rabbia che sono pronte a sfociare da un momento all’altro. Anni per il Cara di Mineo al centro di

di polemiche, inchieste, ma anche di cronaca nera e giudiziaria, nata con il fine di accogliere, ma “abile” anche a distogliere chi dovrebbe verificare e far sì che le cose funzionino. Il rischio che il Cara Di Mineo diventasse una realtà-ghetto, teatro di gravi fenomeni di marginalità e degrado sociale fu denunciato subito, ma sottovalutato, sperduto nelle campagne catanesi, via via è diventato una specie di suk.
Situazioni che hanno destinato intere famiglie a vivere ammassate, nell’attesa che un pezzo di carta possa riconoscere loro lo stato di rifugiato.
Sarebbe importante non collocare i Cara ai margini delle città, creando fin da subito una barriera divisoria tra la vita quotidiana degli altri cittadini e questi ospiti poco ospitati.
Sarebbe importante garantire loro assistenza sanitaria e metterli nella condizione di non vivere la loro condizione già di per sé precaria con la paura che la malattia crea che diventa fonte di allontanamento e non di inclusione.
Non bisogna scatenare inutili allarmismi, ma «i migranti pongono una questione di sanità pubblica ineludibile» ha dichiarato Francesco Blasi, presidente del centro studi della Società italiana di pneumologia.
La scabbia è una malattia della pelle abbastanza contagiosa «legata alle condizioni disagiate di vita ed alla promiscuità sia nei luoghi di partenza che durante il viaggio» dei migranti. La scabbia si cura facilmente, e se non si perdono le loro tracce questo problema può essere risolto.
Dal 2013 a causa dell’ondata di arrivi sui barconi favoriti dalla Ong è nato il progetto Speim, Salute pubblica ed immigrazione.
Informazione che manca, falsi pretesti per erigere barriere di odio e discriminazione non aiutano .
Non da ultimo le accuse di aver disperso in mare rifiuti tossici rivolta all’Aquarius sequestrata ed in attesa di verifiche su quanto paventato, tendono sempre a far dimenticare che su una nave sono in molti ad entrare in contatto con i migranti durante le varie fasi della giornata.
Molti hanno toccato i loro vestiti e sono vivi e vegeti senza aver contratto alcun tipo di malattia.
Una rete di ignoranza generale istigata a puntino non servirà a risolvere mancanze ben più gravi, giri illeciti di denaro accumulati da anni di sovvenzioni che non sono mai giunte a destinazione, ma si sono fermate nelle tasche sbagliate.
Nessuna “pacchia”, nessun ” i vestiti dei migranti sono veicoli per le malattie gravi”, da usare come arma per deviare l’attenzione dai tanti misfatti che nel nostro paese sono stati compiuti.
Una rabbia quella degli ospiti del Cara che non deve arrivare a sfociare nella violenza per essere ascoltata, perché, quella sì che miete più vittime della scabbia e stiamo cercando ancora la cura…