RIACE: FINISCE IL MODELLO RITENUTO ECCELLENTE. “IN RAGIONE DI” HA PREVALSO SULLO SCOPO UMANITARIO

DI MARINA POMANTE

 

Dopo l’inchiesta giudiziaria che ha visto protagonista il sindaco di Riace Mimmo Lucano, e il conseguente “annientamento” del modello Riace, nonchè la revoca dello Sprar su ordinanza del ministero dell’Interno, Riace sta vivendo momenti confusi, anche, ma non solo, per i trasferimenti dei migranti. Il paesino della Locride non abbandona tuttavia la speranza per il futuro, come affermano molti riacesi rammaricati per l’allontanamento di quegli ospiti che non solo si erano integrati perfettamente alla vita di Riace, ma ne avevano determinato la rinascita, in virtù proprio del ripopolamento.

In questi giorni alcuni migranti lasciano Riace ma alcuni dopo essere arrivati negli Sprar che dovranno ospitarli, tornano in lacrime e disperati a Riace. Come Anna una mamma nigeriana con due figli che dice: “qui avevo una casa e un futuro”. Anna è scappata dal nuovo centro Sprar dove era stata destinata per tornare a Riace e in lacrime racconta che le era stata assegnata una stanza con altri quattro ospiti, ovviamente inadeguata per accogliere lei e i suoi bambini. Anche dopo la mediazione telefonica con la responsabile del centro Sprar che assicurava che ad Anna sarebbe stato concesso un alloggio solo per lei e i suoi figli, non vuol saperne di lasciare Riace.

Intanto Mimmo Lucano e Recosol (la rete dei comuni solidali) si stanno attivando per nuovi progetti d’accoglienza, sfruttando i corridoi umanitari.

Il sindaco che è ancora in “esilio” dal suo paese a causa del divieto di dimora imposto dal Tribunale del Riesame dice che: “Riace non muore! Non muore perchè ha nel suo Dna la solidarietà e l’accoglienza”.
Al sindaco lo stesso tribunale nelle settimane passate ha revocato gli arresti domiciliari.

Il paesino orfano adesso dei tanti ospiti che lo avevano portato alla rinascita, vede la chiusura delle scuole, dell’asilo e soprattutto di un centinaio di appartamenti, prima animati dal vociare di bambini e dalle varie attività domestiche, oggi quelle case sono ritornate nel silenzio e all’abbandono.

Tra la gente del posto si avverte un senso di desolazione e sconforto, rammaricati che tutto sia terminato in maniera così drastica per questa meravigliosa cittadina che ha dato lustro all’Italia in tutto il mondo. Lo spegnersi di quel vociare ha scaturito l’interminabile vuoto che riempie di silenzio.

Il modello Riace ha in sè un grande sentimento umanitario che pochi posso vantare, non c’era lucro o tornaconto personale, era animato dalla benevolenza e dall’accoglienza. L’inserimento e la crescita di questi nuclei familiari che apportavano al paese stesso anche la crescita dell’economia e la posiibilità di tramandare tecniche artigianali che man mano vanno morendo in una società consumistica.
Forse non c’è stato da parte del ministero dell’Interno un coivolgimento emotivo e ha scelto di essere “giusto” sentenziandone la fine.Tutti noi ogni giorno cerchiamo umanità o cerchiamo di offrire umanità, è la differenza che ci allontana da un modello distorto e superficiale. Mantenere i contatti umani, quello ci da modo di crescere e non morire travolti da questa società individualista che ci vuole tutti fighi e allineati.