UNO DEI CORSIVI PIU’ INFELICI DELLA STORIA PROFESSIONALE DI MASSIMO GRAMELLINI

DI CORRADO GIUSTINIANI


Uno dei corsivi più infelici della storia professionale di Massimo Gramellini. Cominciamo dal titolo, “Cappuccetto Rosso”, che sicuramente ha fatto lui. Quello spazio circoscritto dal nome della rubrica, “Il Caffè” è assolutamente personale e riservato. Titolare “Cappuccetto rosso” significa mettere il diaframma ironico e quasi scanzonato di una favola, davanti a un dramma che è in pieno svolgimento. Significa riderci su. E passiamo al “lead”, all’attacco, che è la parte più influente del pezzo. Qui Gramellini dà ragione a chi pensa, dice o scrive che Silvia aveva “delle smanie d’altruismo”. E’ una malattia, questa: l’altruismo va praticato con moderazione. Per dirla senza giri di parole, o con quelle di Razzi: fatte li cazzi tua. E poi tutto questo altruismo “rischia di costare ai contribuenti italiani un corposo riscatto”. E certo non vale la pena spendere soldi pubblici per difendere persone altruiste.
Dopo tanta permessa, uno si aspetta che Gramellini spari a zero contro questo modo di pensare. Niente affatto. Fa la profondissima considerazione che adesso il primo pensiero è di portarla a casa: “ci sarà tempo per farle una ramanzina”. Ripete, cioè lo stesso concetto del primo capoverso: Silvia non doveva fare la volontaria in Kenia. E ancora: l’energia che ti spinge a cercare di cambiare il mondo “è un po’ folle”. Meglio badare a se stessi che agli altri è l’edificante messaggio che continua a sprigionarsi da questo luminoso corsivo. Poi addirittura, come per giustificare Silvia, Gramellini scrive che lei “non ruba, non picchia, non spaccia” (!!!) e arriva a concludere che chi la insulta sta insultando “il fantasma della propria giovinezza” (età nella quale c’è peraltro chi ruba, picchia e spaccia). Ma con quel finale la patente di eroi della giovinezza viene data a tutti, anche a quanti non hanno mai mosso un dito per gli altri. C’è comunque un tempo per seguire le follie del volontariato, la giovinezza, e uno per farsi gli affari propri? Debbo dirlo al mio amico Aldo Morrone, il medico dei reietti, che passa metà della sua vita in Africa, a curare bambini e adulti, anche in condizioni di grave rischio.

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