AURORA AVEVA FINALMENTE CONOSCIUTO IL ” VERO AMORE”

DI FLAVIA PIANCA

Sapeva e sperava che tutto sarebbe finito da lì a breve, in poco tempo, in pochi mesi.

Aveva 17 anni quando dovette, per la prima volta, nascondere a qualcuno i segni di un grande amore dal suo viso. Le altre volte non erano che “carezze” indelebili.

Ricorda che sua madre, a cena, se ne accorse e lei ne fu imbarazzata ed impaurita da ciò che avrebbe dovuto giustificare. Coprì la guancia con i suoi lunghi capelli; sentiva ancora un po’ di dolore ma quello era solo suo, la macchia nera non si sarebbe potuta notare.

Ma, per fortuna, non ce ne fu bisogno, di giustificare. Sua madre continuò a finire la cena e poi si avvicinò dicendo: “ non farlo arrabbiare. E’ un caro ragazzo”.

Le madri sono una categoria di persone che non potrai mai trarre in inganno.

Lei si sentì sollevata perché non aveva più paura di dover spiegare e giustificare tutto a sua madre.

Nei lunghi anni di convivenza con lui Aurora sperava sempre che tutto sarebbe finito da lì a breve, in poco tempo, in pochi mesi.

D’altronde si amavano e questo era un conforto.

Lui era buono e comprensibile, molto amorevole, sempre presente nelle piccole e grandi cose della quotidianità e della vita coniugale.

Lei lo assecondava e cercava di amarlo come un tempo, quando da ragazzini il cuore batteva forte e la voglia di abbracciarsi e baciarsi era più grande di ciò che accadeva attorno alle loro vite.

Sarebbe stato l’amore più bello che ognuno avesse potuto desiderare, quello con la A maiuscola.

Forse è normale, pensava Aurora, che ogni uomo tanto buono, poi possa esplodere per un nonnulla.

Nel suo letto, la sera, ripensava a cosa avesse potuto aver fatto di così tanto ignobile per scatenare, a volte, reazioni così violente.

Trovava anche le risposte e ne era amareggiata. Pensava di essere sbagliata e che avrebbe dovuto modificare il suo comportamento e, soprattutto, lasciar andare il suo passato.

Sperava comunque che sarebbe tutto finito da lì a breve, in poco tempo, in pochi mesi.

Nel susseguirsi degli anni era diventata quasi fredda davanti a certi comportamenti tanto che, molte volte, quando “capitava” lo guardava con sfida e con un sorriso che diceva “ sono qui, dai, grande uomo, sfogati”. Questo atteggiamento lo faceva arrabbiare ancora di più, ricorda che lui aveva le bave alla bocca.

Ma, a lei, veniva spontaneo, come se volesse tirar fuori tutta la forza interiore che poteva avere una donna davanti alla violenza.

Poi però, ancora una volta, si sarebbe pentita e avrebbe pensato che atteggiamenti del genere non sono mai intesi come apertura ad un confronto. Il fatto è che in quei momenti il confronto non c’è e non ci sarebbe stato.

Quelle due o tre volte in ospedale era ancora di fronte alla paura e l’imbarazzo di dover raccontare, per stilare un documento di accettazione, come si sarebbe procurata quelle ferite per le quali erano necessari punti di sutura.

Semplice. Lavori in casa, elettrodomestici, scivolate. Era serena. Tornava a casa con lui.

Certe volte pensava che ciò che le faceva più male era vedere gli oggetti di casa distrutti. Sapeva che quegli oggetti erano la sua salvezza, o lei o loro, ma non sopportava andassero rovinati, ne era veramente dispiaciuta per lungo tempo. Erano oggetti importanti, sudati dopo un lungo lavoro. Ma anche qui il tempo e la stanchezza e consapevolezza che lei era più importante di quegli oggetti le fecero cambiare opinione e sentimento verso i beni materiali …..e anche verso l’amore che per lei era fonte di vita, ma che, si rendeva conto, non era quello che avrebbe voluto e l’errore era solo suo, di nessun altro.

Nell’intimità non riusciva più a dare niente, da anni, forse da sempre. Cercava di capire cosa era sbagliato in lei e sperava comunque che sarebbe tutto finito da lì a breve, in poco tempo, in pochi mesi.

E tutto finì. Il rapporto non c’era più. E finì il matrimonio. E finì l’amore.

Negli anni seguenti non riuscì a trovare alcuna giustificazione per ciò che le era accaduto, perché la sua vita, nei rapporti con gli uomini, non era più come prima. Era una persona “normale” e felice e questo la risollevava da quelle turbe mentali che si era inflitta per lungo tempo. Tutto era normale. Lei era normale.

Rimanevano i ricordi ed ogni tanto erano torbidi e tremendi al tempo stesso. Un mostro che entrava nella sua testa e l’annebbiava, la distruggeva e ancora si accaniva per poi lasciare spazio ad una rabbia che spazzava via il dolore e la sofferenza.

E quella piccola creatura, che lei mise al mondo con tanto amore, avrebbe vissuto anche questo orrore nella sua breve convivenza tra padre e madre. Almeno tre volte, questo è ciò che Aurora ricordava. In una di queste teneva stretta la pancia, per proteggere quel piccolo essere che stava sognando di vedere la luce. Aveva avuto veramente paura per il suo feto.

Le altre due volte, davanti al terrore negli occhi del suo piccolo essere di pochi anni di vita, che ricorda piangere e gridare “Mamma! Mamma! “ ,si mise a ridere per farle capire che era tutto un gioco e che tutto andava bene, non c’era nulla di cui preoccuparsi.

Ma lei era certa che nulla avrebbe ricordato e di questo ne fu felice. Ora e per sempre.

Continuava la sua vita, ora, chiedendosi dov’erano andati a finire quegli anni visto che nulla era più accaduto da quando non viveva più con quell’uomo. Restavano comunque nella sua mente ma si sentiva forte all’idea di averli affrontati, soprattutto quando restava sola con un altro uomo. Non c’erano più problemi , i fantasmi si erano dileguati. La sua vita, nelle relazioni, non era stata scalfita in alcun modo.

Aurora allora si chiedeva perché , nel passato, avesse pensato di non essere “giusta” o “normale” nelle relazioni di coppia.

Ed ora cominciò a capire che qualunque cosa avesse potuto aver fatto non era giustificata da un comportamento simile ….. In fondo voleva amore e voleva essere amata.

Si rese conto di aver gettato quasi trent’anni della sua vita a rincorrere un amore che era sbagliato.

Si rese conto che doveva gridare alle donne e anche agli uomini di non continuare a voler per forza vivere un rapporto malato. Perché il tempo per amare ed essere amati è prezioso e breve.

I veri mostri, donne, risiedono nella nostra testa quando non abbiamo il coraggio di combatterli.