IL PAESE DELLO STIVALE SPEZZATO

DI RAFFAELE VESCERA

Povero Paese dove, da 158 anni, il Sud, la sua parte più bella, terra Cenerentola viene mantenuta in uno stato di minorità permanente. 

Povero Paese dove la sua terra più antica e civile viene impoverita, disprezzata, derisa e descritta come un male assoluto. 

Povero Paese dove lo Stato si allea con la mafia per perpetrare a danno del Mezzogiorno lo scambio ineguale di risorse naturali, braccia e cervelli da lavoro, pagate a basso prezzo, con prodotti industriali venduti a caro prezzo, comprensivi di relativi rifiuti inquinanti. 

Povero Paese dove i giovani meridionali non hanno nulla da promettere ai loro amori e partono con un treno a bassa velocità per trovare un lavoro purchessia a poche centinaia di euro, laddove si viaggia ad alta velocità. 

Povero Paese dove ai giovani meridionali, emigrati un milione e più in dieci anni, con una laurea in tasca e tanto freddo nel cuore, il magro stipendio basta appena a pagare il fitto di un tugurio e per mangiare aspettano i soldi dei genitori. 

Povero Paese dove i giovani meridionali sono accolti al grido di terroni e mafiosi. 

Povero Paese dove lo Stato investe nelle regioni meridionali la metà di quanto spende in quelle settentrionali, dando a queste più industrie, più lavoro, più scuole, asili, strade, ferrovie, porti, aeroporti di quanto non faccia nel Sud. 

Povero Paese che, attraverso i suoi organi d’informazione, nasconde ai suoi cittadini che la regione più corrotta è la Lombardia, quella con il debito più alto è il Piemonte, le dieci città con il tasso criminale più alto sono tutte al Nord e i partiti più ladri e conservatori sono quelli nati a Milano. 

Povero Paese che compra e corrompe il ceto politico delle sue regioni più povere ridotte a colonia interna. 

Povero paese che trascina da un secolo e mezzo il risentimento e l’odio di venti milioni di figli dei “briganti” che hanno combattuto con coraggio, finendo torturati e uccisi da un esercito invasore che parlava francese. 

Povero Paese che ai suoi abitanti propina un insegnamento storico che “per amor di patria” nasconde il suo atto di nascita, avvenuta non per pacifico parto naturale ma per violento parto cesareo. 

Povera Italia che poggia tutto il peso dei suoi misfatti tra la caviglia e il piede del suo stivale, ignorando che quel piede è d’argilla e prima o poi si sbriciola, facendola crollare per intero.