NEI SOCIAL SI REPLICA ESATTAMENTE QUEL CHE ACCADE NELLA VITA REALE

DI GERARDO D’AMICO

Voglio dire una cosa molto ingenua, e che farà alzare sopraccigli: sui social ci saranno le tribù, le camere dell’eco, i bias di conferma e tutte le elaborate spiegazioni che cerca di dare chi si applica a studiare i comportamenti sociali virtuali, ma alla fine la vera differenza con la vita reale molto semplicemente è solo: 1) ignoranza; 2) maleducazione; 3) vigliaccheria.

Mi spiego con un’altra affermazione ingenuamente lapalissiana: in internet, attraverso i social, si replica esattamente quello che accade nella vita reale.

Cerchiamo amici che la pensino come noi, chi passerebbe una serata a cena con una persona con cui non è d’accordo su niente, ad un certo punto annoia e/o irrita.
Nella vita di tutti i giorni, sul lavoro, in palestra, cerchiamo conferme ai nostri comportamenti e convinzioni, i più ardimentosi stanno a sentire pure quelli che li criticano, ma poi fanno gruppo con quelli che li “riconoscono” ed in cui si ritrovano.

La differenza tra i comportamenti della vita reale e quelli che teniamo quando agiamo attraverso una tastiera sta nell’anonimato, che resta tale anche se online c’è la nostra foto ed il nostro vero nome.
Nella comunicazione, e nello specifico nei “rapporti” con chi incontriamo sui social mancano le espressioni, gli atteggiamenti, insomma la prossemica che ci aiuta a stabilire contatti, cautele, vicinanza o distacco durante una conversazione reale.

È così che si spiega, secondo me, che anche persone di una certa età, quindi abituate alle “buone maniere” per educazione ricevuta, gente che normalmente ringrazia, cede il posto sul tram o il passo ad una signora, sui social li vedi incedere come bulldozer, lapidari nei giudizi, in tre righe e si sono immediatamente trasfigurati, lasciando partire il sarcasmo, il dileggio e anche l’insulto.

Al bar, questa gente magari troncherebbe una discussione troppo accesa con un ok hai ragione tu e si girerebbe a bere la birra con un’altra persona: dietro lo schermo di un computer invece si arriva ad augurare la morte, a investigare sulla moralità della progenitrice, immediato scatta l’attacco al “nemico”, che va quanto meno smascherato come iscritto al partito avversario o pagato da qualcuno.

Ora: se alla base di questo atteggiamento c’è l’ignoranza, perché come ha santamente detto Eco il web ha dato la voce planetaria anche ai cretini (intendo in questo senso il termine ignorante, che viceversa ognuno di noi ignora la maggior parte delle cose), la cosa irrita ma è capibile.

Purtroppo, nella vita reale come sul web, con questa gente non c’è possibilità di intesa, nessuna spiegazione razionale e neppure di mero buonsenso scalfisce le loro elementari convinzioni: quando esagerano, io gli tolgo l’amicizia, quelli estremi li banno.
Con loro, come faccio nella vita reale, cerco di non avere niente a che fare.

Ci sono però due atteggiamenti che tutti gli altri, quelli disponibili ad un confronto, devono tenere sotto controllo: la maleducazione e la vigliaccheria.

Purtroppo appartengono a tutti noi, ovviamente con diverse gradazioni e soprattutto di consapevolezza: mancando la prossemica, rischiamo tutti noi di essere maleducati, e di concederci verbi ed aggettivi che in faccia a qualcuno non avremmo il coraggio di profferire.

Rendiamo il web, e soprattutto la nostra vita, un posto migliore: prima di scrivere qualcosa chiediamoci se davvero può interessare a qualcuno, e subito dopo immaginiamocelo, quel qualcuno, modulando le cose che diciamo come fosse lì davanti a noi.

Prima di commentare un post, leggiamolo tutto, sforziamoci di capire perchè quella persona ha sentito il bisogno di scriverlo, quindi di parlarci: cogliamo il senso del ragionamento, non attacchiamoci all’errore di battitura o alla frase estrapolata.

Soprattutto, ricordiamoci che dietro un profilo c’è una persona con dei sentimenti, capacità cognitive e culturali diverse dalle nostre.

Rispetto, e se proprio non si è d’accordo, basta il tasto “rimuovi”.

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