QUANDO LO SPORT E’ ANCHE POLITICA : TRIONFO IN COPPA DAVIS DELLA CROAZIA

DI ALBERTO TAROZZI

Come prima, più di prima. Dopo l’entusiasmo per il secondo posto ai mondiali di calcio, la Croazia si appresta a festeggiare, con giubilo ancora superiore, una clamorosa vittoria tennistica in Coppa Davis. Qualcosa che sa di rivincita se non di vendetta. L’antagonista, questa volta domato, è quella stessa Francia che aveva impedito pochi mesi fa, che l’entusiasmo calcistico pervenisse al suo culmine.

Tutto più facile del previsto. I transalpini di occidente ce l’hanno messa tutta a facilitare il compito ai croati. Prima, il chiamarsi fuori di tutte le prime linee, da Gasquet a Monfils, per problemi fisici sui quali qualche malignazzo ha avanzato leggeri dubbi. Poi le scelte non del tutto convincenti di capitan Noah, che alla prima giornata ha mandato allo sbaraglio uno Tsonga non ancora ripresosi dopo un infortunio questo sì di una certa serietà. E a rincarare l’autolesionismo ha schierato pure, anziché un Pouille in forma sia pure imperfetta, uno Chardy che contro Coric ha fatto quel che poteva, cioè nulla. Esattamente quello che ha combinato Tsonga, contro Marin Cilic, di origine bosniaca (herzegovese) di Medjugorje, in procinto di soppiantare nel cuore dei croati l’amore per la Madonna omonima. Non costituì altro che un brivido abbastanza prevedibile il punto dei francesi nel doppio. Arrivò la domenica e fu subito sera, con Poullie che contro l’uomo di Medjugorje replicò la figura rimediata da Tsonga, senza godere di attenuanti fisiche, con il pubblico di Lille, insolitamente pacato, forse perché rassegnato, nel vedere ammainarsi il tricolore di Francia.

Gloria dunque ai croati. Immagine ancora una volta alla ribalta, la fan delle trasferte sportive, Kolinda Grabar-Kitarovic, colei che presiede la Repubblica della bandiera a scacchi. Bella donna lo è e sa di esserlo. Sorriso smagliante con chioma bionda e non solo che avrebbe mandato in estasi Fellini. Le telecronache da Mosca ce l’hanno mostrata festante e pure cavalleresca, con calorose e rincuoranti strette di mano a Medvedev, quando una grande Croazia aveva sconfitto i russi a dispetto del fattore campo.

Ma chi è Kolinda Grabar-Kitarovic? Passata la festa a Mosca fuori le mura, Kolinda si era fatta protagonista del rientro in patria dei medagliati d’argento. A Zagabria in 700mila, tutti a scandire “Za dom, spremni!”. Per i digiuni nelle lingue slave significa “Per la patria, pronti!”. Per i digiuni di storia dei Balcani, è il grido di battaglia degli ustascia fiancheggiatori dei nazisti nell’ultima guerra mondiale. Un revival che a qualcuno ha dato fastidio; soprattutto qualche mese prima, quando una scritta col medesimo slogan era stata tracciata a pochi metri dal campo di sterminio di Jasenovac, che aveva visto ustascia e nazisti uniti nella lotta per far morire di fame e di malattie oltre 100mila tra ebrei, comunisti, zingari e serbi nei così detti campi di lavoro. Qualcuno anche a Berlino via Merkel, aveva storto il naso. Il premier Plenkovic, pure di centro destra, aveva comunque istituito una commissione in materia. Ma Kolinda sostiene che tutto va contestualizzato e quindi “Spremni!” a tutto volume, con una giustificazione che potrebbe piacere a quelli di Forza nuova, accusati in Italia di fare il saluto romano, mentre loro farebbero solo l’apologia di Giulio Cesare.

Kolinda non è nuova a questi exploit. In un suo viaggio in Argentina aveva esaltato le “legittime richieste di libertà” e il patriottismo degli emigrati croati in America Latina nel secondo dopoguerra, omettendo di segnalare che gran parte di essi erano collaborazionisti ustascia dei nazisti in fuga per evitare il carcere.

Peraltro si tratta di cosa di cui nessuno si accorge presso di noi. Nonostante la sua linea politica poco si discosti da quella di Orban, la Kitarovic viene accolta a braccia aperte in Italia, per progetti congiunti che vanno dall’Adriatico al Matese. Lei ringrazia a modo suo (la classe non è acqua), lamentandosi dello stato di degrado delle strade delle nostre aree interne, sperando poi di passare alla cassa della Ue.

Ma dove la nostra ha particolarmente brillato nell’ultimo quadriennio, è stato nell’accoglenza ai profughi, lungo la rotta dei Balcani. Ha lasciato a malincuore libero il passaggio nel 2015-16, fintanto che la Merkel le ha garantito che li avrebbe poi ricevuti più a nord. Ma quando la rotta dei Balcani è stata chiusa ha fatto ermeticamente tappo ai confini con la Serbia. Non è mancata la tragedia. Una bambina afghana, morta ammazzata da un treno mentre la notte ritornava sui suoi passi, una volta respinta dalla polizia croata al confine serbocroato di Sid. Poi, quando i profughi rimasti intrappolati nei Balcani, hanno provato a trovare in Bosnia una via verso il nord la polizia croata ha avuto modo di esibirsi al confine croato bosniaco, dalle parti di Velika Kladusa.

Esiste per fortuna anche un’altra Croazia.

Quella di 1.000 attivisti, intellettuali e giornalisti croati che assieme a più di 50 associazioni, come riferisce sul Manifesto Luka Bogdanic, hanno firmato un appello contro l’odio verso i migranti, che sta dilagando sui media.

L’appello, dal titolo simbolico ‘Il futuro al di là dell’incudine umanitaria e del martello poliziesco”, oltre a sottolineare la brutalità della polizia croata, i respingimenti e i maltrattamenti ai confini del Paese, denuncia anche la criminalizzazione dei migranti sui media asserviti alla destra.

Come si può leggere nell’appello, “i media croati descrivono la situazione solo da dietro le barricate della polizia e la loro narrazione dei fatti si basa quasi esclusivamente sulle dichiarazioni del ministero degli Interni croato”. “Nel week-end scorso è stata vandalizzata la sede dell’organizzazione Are You Syrious?, che si occupa di assistenza ai migranti e che fa parte della rete Welcome!, che ha promosso nella notte del 7 novembre l’azione di sensibilizzazione della popolazione di Zagabria, proiettando in alcuni luoghi pubblici molto frequentati i frammenti di storie dei migranti: «Doveva togliersi tutti i vestiti che aveva indosso. Mentre la poliziotta perquisiva la mia figlia più giovane, i poliziotti la guardavano nuda» o «sono stato riportato in Bosnia cinque o sei volte. Sempre con gli stessi modi, picchiato e derubato»”.

Sulla questione migranti si può quindi ben dire che la Kitarovic si sia allineata alle posizioni ungheresi e polacche.

Forse anche i rappresentanti di una Croazia non allineata alle posizioni di Kolinda avranno piacere della vittoria in Coppa Davis. Ma quando vedranno le strade di Zagabria riempirsi nuovamente per festeggiare con gli slogan degli ustascia i propri atleti proveranno un stretta al cuore.