QUARANT’ANNI DI CARRIERA E UN LIBRO DI FOTO PER RACCONTARLI. VERDONE ALLA RIBALTA

DI COSTANZA OGNIBENI

Lo abbiamo conosciuto come Ruggero Brega, lo storico hippie di “Bianco, Rosso e Verdone”, poi come Mimmo, l’eterno bambinone alle prese con la Sora Lella, e poi ancora come Sergio, il mite venditore di enciclopedie di “Borotalco”. Ci ha fatto sorridere nei panni di Ivano alla ricerca di rapporti estremi insieme a Claudia Gerini, e ancora più sbellicare come Raniero Cotti Borroni accanto alla povera Fosca. Personaggi che di risate ce ne hanno fatte fare tante, il cui comune denominatore è l’attore che li ha interpretati, e sarebbe interessante vederli raccolti tutti in un’unica opera, magari un libro di fotografie, dove trovarli, per la prima volta, affiancati l’uno all’altro, facendo scorrere nella nostra mente, parallelamente allo scorrere delle pagine, le decine di pellicole che ci hanno accompagnato in questi anni.
Ci ha pensato il fotografo Carlo Porcarelli a realizzare questa idea, che con il suo “Uno, dieci, cento Verdone” ha celebrato i quarant’anni di carriera di uno degli attori più amati dal pubblico nazionale – e non solo. Presentato a Palazzo Altieri lo scorso 21 Novembre, il libro sarà in commercio a partire dal 2019 e sarà divertente sfogliarlo trovando la stessa persona nei panni dei mille e più caratteristi che ha interpretato; quel Carlo Verdone che grazie a trucco, parrucco, ma soprattutto un talento fuori dalla norma, è riuscito a raccontarsi in mille modi diversi, lasciando sempre un segno che ogni volta si traduce in quel “C’è il nuovo con Verdone, si va a vederlo?”. Quell’essere attirati dall’attore ancor prima che dalla trama del film, quel discuterne non appena le luci si riaccendono e i titoli di coda ancora non hanno smesso di scorrere, accucciati nelle nostre poltrone rosse con l’inverno che aspetta fuori e una sala da lasciare sgombera per permettere la proiezione successiva. Questo il potere di un vero artista: la capacità di suscitare una riflessione, un confronto, una frase, destinata a riverberare non appena esce il film successivo, e a condurci nuovamente su quelle poltrone rosse.
Uno stackanovista dunque? Uno studioso, un collezionista di diplomi delle migliori scuole di recitazione? O un semplice talento, nato con la sua bella predisposizione e fortunato per avere avuto due genitori che lo hanno sempre spronato? Entrambe invero, o, a dirla tutta, nessuna delle due, poiché, come dichiara in un’intervista a Repubblica.it, i suoi personaggi sono nati da un semplice, spiccato spirito di osservazione: “Nel mio quartiere, tra Campo de’ Fiori e Trastevere, passavo le ore a guardare il rigattiere, il vetraio, il calzolaio, l’alimentari. Quel teatro aperto cittadino, con la gente che si parlava da finestra a finestra, che oggi non esiste più. (…) I miei personaggi sono nati da quell’osservazione e dal furore creativo che ha fatto emergere con naturalezza e senza prove i vari Leo, Mimmo, Furio…”. Personaggi di seconda linea, ma destinati a riscuotere una fama internazionale. Sono il portantino, la nonna, il prete, la vera chiave delle commedie verdoniane, in grado di dare quel marchio che le renderà sempre riconoscibili nel mare magnum dei prodotti audiovisivi. Sono i personaggi di contorno a tirar fuori il meglio dei vari Mimmo, Ivano o Raniero che dir si voglia, ricordandoci che, anche nella nostra quotidianità, quei fugaci incontri con il giornalaio, il postino o lo sportellista hanno molta più importanza di quanta tendiamo a dargliene.
Un attore destinato a rimanere nel nostro immaginario, e se pensiamo che questo grande successo è dovuto a quel calcio nel sedere che ricevette nel 1977 da mamma Rossana, che con il suo “Vai in scena, fregnone!” spronò l’allora timido Carletto ad affrontare la paura del palcoscenico, ci rendiamo conto quanto le piccole azioni quotidiane siano certe volte determinanti. Esattamente come i caratteristi delle sue commedie.