VIOLENZA SULLE DONNE: I NUMERI FANNO PAURA

DI MANUELA MINELLI

L’Italia fa troppo poco per combattere i femminicidi e la violenza sulle donne.

Lo dicono gli esperti di Grovio (Group of Experts on Action against Violence against Women and Domestic Violence), l’ Organismo del Consiglio d’Europa che monitora in ogni paese l’applicazione della Convenzione di Istanbul e sta preparando un rapporto sul nostro paese su questi temi.

I numeri parlano chiaro e fanno paura: solo in Italia 106 femminicidi negli ultimi dieci mesi (non è stato conteggiato novembre), uno ogni 72 ore. Ora facciamo un esercizio di visualizzazione: provate a chiudere gli occhi, respirate, concentratevi, visualizzate alcune donne, ragazze giovani e donne di mezza età, stanno arrivando e si stanno mettendo in fila, l’una dietro l’altra. Le vedete? Sono una fila lunghissima. Ora contatele: sono 106 persone di genere femminile, come siamo noi qui, oggi, e formano un piccolo esercito di …fantasmi. La prossima potrebbe essere qui tra noi, potrebbe essere nostra figlia, la nostra vicina di casa, nostra sorella, la collega o l’amica del cuore.

Le donne che si sono rivolte ai Centri antiviolenza lo scorso anno sono 49.152, di queste 29.227 hanno iniziato un percorso di uscita dalla violenza. Il 26,9% delle donne che si rivolgono ai centri sono straniere e il 63,7% ha figli, minorenni in più del 70% dei casi. Questi i dati raccolti dall’Istat che per la prima volta ha svolto l’indagine sui servizi offerti dai Centri antiviolenza, in collaborazione con il Dipartimento per le Pari opportunità le regioni e il Consiglio nazionale della ricerca.

In Italia mancano più di 5mila posti letto per chi fugge dalle mura domestiche, teatro dell’80% dei maltrattamenti, mentre i fondi pubblici sono ovviamente scarsi e utilizzati male. Di quelli disponibili ne sono stati spesi solo lo 0.02%.

A causa dell’assai scarsa preparazione e formazione sul fenomeno della violenza da parte delle forze dell’ordine e del personale socio-sanitario preposto all’accoglienza di donne stuprate, malmenate e vessate, gli interventi di prevenzione e protezione sui territori sono pochi e sporadici, pertanto solo il 7% degli stupri viene denunciato.

Queste sono morti annunciate – spiega Marcella Pirrone, avvocato della rete dei centri antiviolenza Dire – Ci sono situazioni drammatiche, ad esempio in regioni come le Marche, dove non ci sono case rifugio. Molte vittime hanno ancora paura di denunciare, in caso di violenza domestica non sanno se saranno protette e se troveranno protezione per sé e casomai per i propri figli”.

Sempre secondo l’Istat, in almeno 4 casi su 100,anche i  figli minori assistono alle violenze. Niente di più facile che, una volta cresciuti, i maschi saranno futuri potenziali maltrattatori di compagne, fidanzate e spose, se femmine invece, probabili vittime, per paura e per incapacità a ribellarsi. Salvo rari e fortunati casi, i bambini seguono sempre l’esempio dei loro genitori, nel bene e nel male. Per effetto di processi mentali quali coazione a ripetere, spirito d’emulazione, comportamenti appresi in tenera età, nell’inconscio di un bambino mette radici qualcosa di simile a un cancro che suona più o meno come “papà e mamma facevano così-papà e mamma non sbagliano mai-questo comportamento è quello giusto”.

Nel giorno della campagna “Nonènormalechesianormale”, era presente il signor Renato, nonno di due fratellini che hanno assistito allo sgozzamento della loro madre da parte del loro papà. Anche se con i nonni hanno cambiato città, temono che il padre esca dal carcere e li venga a cercare per uccidere anche loro.

Le istituzioni avevano previsto aiuti per le vittime di femminicidio e per gli orfani di padri violenti, ma finora nulla è stato fatto.

L’Osservatorio Pari Opportunità e Politiche di Genere dell’Auser conferma che “E’ molto difficile misurare la violenza, perché quella contro le donne (e contro le donne anziane, sottostimata e sottovalutata) è ancora una violenza sommersa e taciuta“.

Da gennaio a ottobre sono state oltre 70 le donne uccise per mano di chi diceva di … amarle. Da gennaio a fine luglio sono state 1.646 le italiane e 595 le straniere che hanno presentato denuncia per stupro. L’Istat stima che siano 1 milione 404mila le donne che hanno subito molestie fisiche o ricatti sessuali sul posto di lavoro da parte di un collega o del datore di lavoro.

Assolutamente incalcolabili invece gli episodi di sessismo di cui è costellata la vita delle donne: aziende che preferiscono assumere uomini piuttosto che donne, il divario di stipendi per il medesimo lavoro tra uomini e donne, il continuo e faticoso impegno delle donne per dimostrare la propria competenza e professionalità, le immagini pubblicitarie che relegano le donne sempre in quei ruoli stereotipati, o con slogan che sono il peggio delle battute da caserma, campagne pubblicitarie che sono una continua offesa verso ogni donna. E ancora, maschi che obbligano le donne a cambiare strada perché magari davanti a quel bar rivolgono loro battute oscene, il subire apprezzamenti per niente graditi circa il proprio corpo o sul look, il carico del lavoro di cura che pesa quasi totalmente sulle donne. E potremmo continuare ancora.

Per l’attuale governo sembra proprio che il problema non esista. Con quelli di prima non che fosse andata meglio. Noi donne siamo un esercito di ectoplasmi, entità trasparenti, però i politici si ricordano di noi in due occasioni in particolare: alla vigilia delle elezioni (ricordate la farsa delle quote rosa, i progetti a favore delle donne, le “differenze di genere” e tutta quella roba sbandierata quando ci chiedono il voto, che poi cade sistematicamente nel capiente baule delle promesse disattese?), e quando ci ritrovano cadaveri dentro a un canale (com’è accaduto recentemente a Tanina Momilia, la signora di Fiumicino, ammazzata di botte dal suo amante, istruttore di arti marziali), oppure strangolate, bruciate e buttate nei campi, ammazzate a coltellate o con due colpi di pistola alla nuca, proprio sotto la scuola dei nostri figli, dopo averli lasciati in classe (com’è accaduto alla scrittrice e poetessa lucana Angela Ferrara, uccisa dal marito Vincenzo Valicenti con la pistola d’ordinanza, la stessa con cui si è suicidato pochi minuti dopo, il 15 settembre scorso).

Se ne parla continuamente in tutti i notiziari e telegiornali, nella stampa cartacea, in qualsivoglia trasmissione-contenitore di ogni canale tv per almeno due o tre giorni. Poi, una volta raggiunta l’audience, le vendite e lo share desiderati, i nomi delle donne uccise tornano al loro posto, in quell’esercito di fantasmi di cui sopra.

Potremmo mai sperare che presto non debba mai più esserci una giornata mondiale contro la violenza sulle Donne?