117 MILIONI DI BAMBINE MANCANO ALL’APPELLO. INFANTICIDI E ABORTI SELETTIVI LE CAUSE

DI MANUELA MINELLI

Statisticamente le donne sono molte di più degli uomini, siamo numericamente (e talvolta credo non solo) superiori. Il vecchio detto “Sette donne per ogni uomo” pare sia sempre valido. Nel mondo nascono più donne che uomini, infatti, ancora oggi in alcuni villaggi della Cina, le neonate vengono tolte alla madre immediatamente dopo il parto che avviene in casa, e uccise per affogamento. La popolazione maschile cinese supera quella femminile di 37 milioni di unità. E’ lo squilibrio più alto del mondo.

E’ stato stimato che al mondo mancano all’appello 117 milioni di bambine. Al primo posto di questa tristissima, drammatica, inconcepibile classifica, il primato lo detengono i paesi del Sud-est Asiatico e dell’Asia Centrale. In primo luogo sono bambine cinesi e indiane ad essere uccise, ma accade anche in altre realtà quali l’Armenia, il Vietnam, l’Azerbaijan, il Pakistan, la Georgia, la Corea del Sud e persino il Montenegro e l’Albania. Ogni anno a un milione e mezzo di bambine è negata la vita ancor prima della nascita.

In occasione della prima Giornata Internazionale delle Bambine e delle Ragazze promossa dalle Nazioni Unite l’11 ottobre scorso, il tema degli aborti selettivi rispetto al genere è emerso con dolorosa drammaticità: nel mondo, più di 117 milioni di bambine risulterebbero “assenti” in base al semplice calcolo del rapporto di mascolinità alla nascita. Secondo l’ultimo Dossier redatto da Terres Des Hommes, tra aborti selettivi e infanticidi femminili è come se mancasse la popolazione di una città grande come Nairobi.

Sembra anche che alcuni studi, basati soprattutto su esperienze epidemiologiche, abbiano ipotizzato come anche in Italia, tra gli immigrati o, più in particolare, in alcuni gruppi di provenienza asiatica, si verificherebbero comportamenti di selezione delle nascite secondo il genere.

Crescere una femmina è come innaffiare l’orto del vicino” recita un antico proverbio indiano. E un altro proverbio cinese dice che “Un figlio maschio ti da la discendenza, dieci figlie femmine non ti danno niente”.

I metodi per raggiungere l’orrendo scopo possono essere vari e, pur se ci ripugna anche solo l’idea, è giusto che si sappia. Nella gola della neonata, si può inserire del tabacco o dei grani di riso o degli impasti ottenuti mescolando insieme acqua e cereali, e le si chiude la bocca con l’ovatta. Si annega la neonata in un secchio d’acqua o la si seppellisce in un vaso di terracotta, successivamente sigillato, dove può sopravvivere fino a due ore prima di soffocare. Talvolta vengono anche impiegate erbe tossiche e pesticidi nel latte che provocano il decesso attraverso convulsioni ed emorragie (lanuovainfanzia.org – India. Progetto Salva Bambine). Antichi sistemi di infanticidio femminile, praticato da secoli e ancora oggi diffuso, anche se sostituito, in molti Paesi del mondo, grazie alla moderna tecnologia, con la pratica dell’aborto selettivo, come vent’anni fa scrisse il Premio Nobel Amartya Sen, “una tecnologia di tipo reazionario”.

Tecnologia usata per infanticidi che è diventata anche un grande business. Secondo il Wall Street Journal del 21 aprile di undici anni fa, alcune società hanno venduto talmente tanti apparecchi ecografici, che in India è possibile fare diagnosi ecografiche persino in piccoli villaggi che non hanno ancora acqua potabile e strade praticabili. Il costo è di circa 8 dollari (5,6 euro) a ecografia, l’equivalente di una paga settimanale media. La General Electric vende circa 15 modelli diversi, il cui costo varia da 100.000 dollari per gli apparecchi più sofisticati a colori, a 7.500 dollari per quelli in bianco e nero. In India esistono più di 30.000 cliniche, registrate presso il Governo, che fanno diagnosi ecografiche e i conti sono presto fatti.

Attualmente, sebbene la legge lo abbia vietato già dal 1994, il test per l’identificazione del sesso del feto, eseguito con tecniche diverse, soprattutto con l’amniocentesi, è ampiamente disponibile anche nelle aree rurali più remote,  praticata in migliaia di ospedali, cliniche e ambulatori, strutture improvvisate prive perfino delle attrezzature mediche essenziali.

L’aborto selettivo è largamente diffuso in tutti gli stati del Nord dell’ India, dove la preferenza per il figlio maschio si esprime con punte particolarmente preoccupanti negli stati del Punjab, in Haryana e in Uttar Pradesh, e coesiste con l’infanticidio femminile, anche se negli stati meno poveri, dove le strutture mediche e la tecnologia per l’identificazione del sesso del feto sono maggiormente diffuse, come l’Haryana e il Punjab, ha quasi totalmente sostituito l’infanticidio. In questi stati è assai frequente che la donna si sottoponga ripetutamente ai test e all’aborto finché non ha raggiunto il numero di figli maschi desiderati, nonostante questo metta in serio pericolo la sua salute. Inutile precisare che una donna indiana, che ha uno spiccato senso materno, ma è succube del marito per educazione e condizione, non deciderebbe mai di selezionare il genere dei propri figli.  E’ difficile da comprendere per noi occidentali, ma ricordiamoci che l’India, dove la condizione della donna non è affatto sana, sebbene esistano svariati movimenti e associazioni in difesa di donne, mogli e spose bambine, detiene anche il triste primato delle spose bambine, piccole schiave dei loro “mariti forzati” .

Il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione fissa a 950:1.000 il normale rapporto della natalità maschio/femmina. Nel Punjab, le femmine sono scese addirittura a 793 ogni 1.000 maschi. Percentuali simili in Gujarat e Haryana, i due stati più ricchi della federazione.

In base alle stime eseguite dalle Nazioni Unite, solamente in India sarebbero oltre 50 milioni le donne “mancanti”. Altri dati dicono oltre 60 milioni. Ma Cina e India non sono i soli Paesi dove si pratica l’aborto selettivo.  La “guerra globale contro le bambine”, come l’ha definita in un suo saggio l’esperto Nicholas Eberstadt, che è direttore della cattedra Henry Wendt di Economia Politica all’American Enterprise Institute, riguarda anche l’Europa, l’America e i Paesi islamici.

Una terrificante e crudele guerra alle bambine quindi, che viene agevolata dalla diffusione delle pratiche abortive e di selezione del nascituro o di sterilizzazione delle donne, spesso finanziate dai programmi delle Agenzie delle Nazioni Unite e dagli stessi Governi, spaventati da una “bomba demografica” che in realtà non esiste affatto.

Abortite, fatte fuori subito dopo essere nate, destinate alla morte perché maltrattate, torturate, avvelenate, seppellite vive, soffocate…in troppi paesi di questo mondo malato, ancora oggi la nascita di una bambina significa un fiocco rosso sangue.