72 ORE PER NON MORIRE. LE DONNE E IL TIMING DELLA VIOLENZA

 

DI CLAUDIA PEPE

Ogni 72 ore muore una donna.

Ogni72 ore ci sono orfani che hanno già solcato la loro vita.

Ogni 72 ore, c’è un’anima che muore e che viene dimenticata tra i meandri dell’indifferenza e dalla freddezza del nostro mondo.

Ma tra queste 72 ore ci sono violenze domestiche, donne picchiate, violenze sessuali e verbali.

Tra queste 72 ore ci sono donne che si nascondono sotto i tavoli per non essere malmenate da mariti che tornano ubriachi, frustrati, ammalati.

Tra queste 72 ore ci sono donne che quando sorge l’alba vanno a lavorare, hanno già organizzato la vita dei loro figli, hanno già preparato i vestiti puliti e stirati durante la notte per i loro figli. In queste 72 ore ci sono donne che hanno già controllato compiti, pulito la casa e annullato sé stesse nella speranza di un giorno diverso. Diverso da quello che avevano concepito nell’istante in cui si sono affidate ad un giorno lontano dove festeggiavano con un velo bianco l’ultimo valzer della loro purezza.

Tra queste 72 ore ci sono donne che vivono nella loro solitudine, nella paura, nella loro strascinata vita con le mani rugose e piene di calli. Tra queste 72 ore, tra la vita e la morte, tante donne pensano come non far innervosire i propri mariti. Allora tornano a casa correndo, andando a prendere i figli a scuola, guardando i loro occhi con il presentimento di una carezza che li ami per sempre.

Tra queste 72ore, tante donne leccano la loro anima, fanno da mangiare ai loro figli. E ricominciano tutto daccapo. Queste donne non si guardano allo specchio per non vedere le loro lacrime che rigano i loro giovani volti martoriati dalle sberle, da bottiglie spaccate sulle loro teste.

In queste 72 ore queste donne fingono di essere quello che vorrebbero essere, quello che avevano sognato in un tramonto tinto di promesse e da mani già sporche di violenza. Ma ora non c’è più tempo per pensare, sta arrivando, lo senti nella pelle, nelle ossa, nelle tue mani che tremano. Hai messo a dormire i tuoi figli candidi come il tuo sorriso, candidi come le tue guance ossute consunte dalla disperazione del tuo domani.

Tra queste 72 ore tutto è a posto, la cena, la casa e poi arriva lui.

Vorresti trovare un senso alla tua vita, anche se ormai mancano72 ore.

Lui arriva, è ubriaco ti chiede di dargli una birra. Tu gliela dai, con una mano scalfita da una morte annunciata. Lui incomincia a bere, ti guarda e tu sai a cosa arriveranno quegli occhi. Vetri di carta vetrata, occhi che da tempo sono ciechi, e da tempo, non ti vedono più.

Mancano meno di 72 ore e tu sei sotto il tavolo per difenderti da un coltello che si avvicina sempre di più ai tuoi occhi che guardano dalle tue finestre. Pulite come il vento che soffia, e quel tempo che stai ancora rincorrendo nei tuoi capelli stretti per non far rumore. Hai ancora poche ore, donna mia.

Il tempo è scaduto sono passate 72 ore. Allo scoccare del tempo e dei tuoi desideri che davano un senso alla tua vita, sei stata uccisa dal padre dei tuoi figli, dall’uomo che ti aveva messo la fede al dito, l’uomo che ti aveva promesso l’amore, la vita, il calore, l’attenzione e la dolcezza. Quante donne buttate su una strada, dopo essere salite sul Golgota e aver abbracciato la croce, sono stata conficcate con chiodi che nessuno mai levar loro, incoronate da una corona di spine che continuerà a sanguinare per tutta la vita nell’universo dei loro figli. Dopo averl loro fatto bere aceto, e infilzata da lance nel costato, inchiodate da mani sporche di sacrilegio, irrise e devastate, abbracciate ad un pavimento pulito come la loro fede di nozze.
Io come insegnante non posso fare a meno di dire ai miei studenti, che stiamo attraversando uno dei periodi più difficili per noi donne. Per i ragazzi, per i sogni e per delle lacrime che non finiranno mai. Io voglio ribellarmi a questo Stato che non difende le donne, acconsente con il silenzio allo sterminio di visi innocenti, che lascia uccidere nei loro respiri, visi riversi per terra. Domani potrei essere io, potremo tutte essere uccise, perseguitate, violentate e scalciate su una strada come i rifiuti lasciati nelle strade. Ed io, lotterò fino al mio ultimo respiro, perché nessuno dei miei ragazzi debba scontare la morte mentre la sta vivendo.

“E poi fate l’amore.
Niente sesso, solo amore.
E con questo intendo i baci lenti sulla bocca,
sul collo, sulla pancia, sulla schiena,
i morsi sulle labbra, le mani intrecciate,
e occhi dentro occhi.
Intendo abbracci talmente stretti
da diventare una cosa sola,
corpi incastrati e anime in collisione,
carezze sui graffi, vestiti tolti insieme alle paure,
baci sulle debolezze,
sui segni di una vita
che fino a quel momento era stata un po’ sbagliata.
Intendo dita sui corpi, creare costellazioni,
inalare profumi, cuori che battono insieme,
respiri che viaggiano allo stesso ritmo,
e poi sorrisi,
sinceri dopo un po’ che non lo erano più.
Ecco, fate l’amore e non vergognatevene,
perché l’amore è arte, e voi i capolavori.”
Alda Merini

A voi miei grandi ragazzi, capolavori della mia vita.