INCREDIBILE: OGGI IL TANGO DI BERTOLUCCI BRUCIA TRA LE POLEMICHE #METOO

DI LUCA MARTINI

Vorrei specificare una cosa semplice, quasi banale: il cinema è cinema. Non è vero che esiste Hogwarts, che il cittadino Kane abitava davvero a Xanadu e che nella vita reale Bogart portava sempre il trench. Però…

Però quelle immagini fantasmatiche, ovvero le sequenze di un film, al momento della loro costruzione sono molto reali: gli attori recitano pur sempre con il corpo e i copioni, le battute, invadono le anime degli interpreti in carne e ossa, anche se per recitarle non seguono particolari metodi di identificazione. Le invadevano ancor di più nei giorni dell’estremo Tango in un momento storico in cui il cinema europeo di Bernardo Bertolucci dava voce a sogni forti, anti borghesi e, come si diceva allora, all’utopia tout court.
Dico questo perché il giorno in cui muore Bernardo Bertolucci, uno dei più grandi registi in assoluto, una schiera di femministe e femministi di ritorno e di donne e alfieri del #metoo (e del senno di poi) pensano più che altro a inchiodargli la bara per lo stupro virtuale commesso ai danni di Maria Schneider.
Ragazza santa e martire, Maria Schneider venne infatti sodomizzata a tradimento nel film, nel senso che non venne avvisata, prima, di quello che sarebbe successo nella famosa scena del burro (sembra per non guastare la spontaneità della reazione), e poi, una volta uscita dal personaggio che le diede notorietà stellare e sulfurea (il film venne bruciato dai censori) sparì in lunghi anni di eroina e sbandamento.
Breve: oggi Bernardo Bertolucci, insieme con il compare Marlon Brando, vede bruciata di nuovo, al rogo delle polemiche, la sua pellicola più ricordata e maledetta.
Ricorderei altresì, per non uscire dalla storia, che allora, nel 1972, la scena scandalizzò di più per il lungo parlato, per il feroce discorso contro la famiglia pronunciato da Brando, che per l’evidenza – una non-evidenza poiché come sa chiunque conosca il film non si vede nulla – della sodomia. Basta leggere la sceneggiatura, edita da Einaudi, per capire il perché.
Ma se vogliamo rimanere nel confine labile tra recitazione e gesto filmico, tra realtà e illusione, nel Tango c’è persino un prepotente riequilibrio delle parti. Va ricordata una seconda scena di sodomia, stavolta a parti invertite, la meno celebre scena delle forbici. Non bastasse: se vogliamo veder pareggiata in modo quasi catartico la violenza subita dal personaggio di Maria Schneider, non possiamo trascurare che la ragazza alla fine del film spara a Brando e lo uccide – ok, non uccide anche Bertolucci…
Tra parentesi, anche Jean-Pierre Léaud, che nel Tango interpreta il cineasta fidanzato di Maria, soffrirà in seguito di problemi psicologici. Colpa della parte nel film maledetto che lo stesso Bertolucci, anni dopo, giudicò datata e un po’ tagliabile? No, sembra piuttosto che il disagio dell’attore francese abbia avuto a che fare con il rapporto di alter ego di Truffaut, che fece impersonare a Léaud più volte Antoine Doinel. Ecco, forse una volta recitare con i grandi registi era più impegnativo che ritrovarsi in un cinepanettone, magari protetti dagli scoop delle Iene.
Scherzi a parte, se non fosse ridicolo, credo che il dio del cinema assolverebbe proprio tutti meno i censori: Bertolucci (R.I.P.), Brando e la povera Maria Schneider, perché avevano in comune lo stesso film e probabilmente gli stessi smisurati sogni, anche se poi non condivisero tutt’e tre gli stessi incubi.