STRETTO DI KERCH. NEL MAR NERO SCONTRO APERTO TRA RUSSIA E UCRAINA

La cronaca: nello stretto di Kerch nel Mar Nero, al largo della Crimea, unico collegamento marittimo con il mare di Azov, Mosca ha bloccato il traffico marittimo dopo che tre navi ucraine non avevano chiesto il permesso di transito per dirigersi al porto di Mariupol. Un’incursione della marina ucraina che Mosca ha definito «una provocazione», tale da poter determinare un conflitto regionale.
Secondo Kiev unità navali sarebbero state colpite dal fuoco dei russi che avrebbero ferito gravemente due marinai, sequestrando le navi e facendo prigionieri ventitre marinai. Prigionieri di guerra, secondo l’Ucraina, perseguiti invece nel più stretto rispetto della legislazione, secondo Mosca.  «Legge marziale a Kiev dal 28 novembre per 30 giorni». Si parla inoltre di manifestazioni di nazionalisti ucraini di estrema destra a Leopoli, davanti al consolato russo. Continuano le accuse reciproche tra i servizi di sicurezza russi e la marina ucraina.  
Il consiglio di sicurezza dell’Onu ha convocato una riunione di urgenza.  Prende posizione anche la Commissione Ue che, tramite portavoce, chiede alla Russia di ripristinare la libertà di circolazione nello stretto nel nome della cooperazione internazionale, rilasciando i prigionieri. Va ricordato che l’annessione della Penisola di Crimea alla Russia non è riconosciuta dalla Ue.
Preoccupazioni per il Donbass, sul quale pesano i bombardamenti di provenienza ucraina, mentre la Nato, con Stoltenberg, dichiara di schierarsi con Kiev.

Alcune considerazioni “a botta calda”. Premesso che di prove fasulle costruite ad arte è piena la storia degli ultimi 20 e più anni, c’è invece qualcosa che lascia pensare a un possibile interesse reciproco ad accentuare la tensione.

Va infatti considerato come il leader ucraino Poroshenko abbia visto calare, ultimamente, il proprio consenso nel paese. Si sa come in queste situazioni, in vista di future elezioni, un richiamo ai valori patriottici, nel nome della difesa contro il comune nemico, rafforzi chi soffre di un potere vacillante.

D’altro canto è possibile che, in seguito alle scelte isolazionistiche dell’attuale presidenza Usa, l’Ucraina costituisca solamente una questione europea o al massimo della Nato. E’ quindi ipotizzabile che a Putin oggi convenga irrobustire la propria presenza nell’area, considerando l’inconsistenza della Ue in fase preelettorale, anche senza giungere ad una guerra guerreggiata.

Un innalzamento dei toni potrebbe dunque convenire ad entrambe le parti in causa; dopo di che la situazione potrebbe poi sfuggire di mano a chi la volesse utilizzare solo a fini tattici. Restiamo in attesa, toccando ferro.